“RIBALTONE” - Sembrava ormai cosa fatta il “no” all’omicidio stradale e il “sì” all’ergastolo della patente per chi causa sinistri mortali in stato d’ebbrezza; adesso le parti sembrano essersi invertite, con un sempre più probabile “sì” all’omicidio stradale e un “no” al ritiro a vita della licenza di guida. Dopo un tiramolla che va avanti da anni, insomma, l’ergastolo della patente sparisce dal disegno di legge sull’omicidio stradale. Se quest’ultimo entrerà in vigore senza ulteriori cambiamenti, quindi, chi provocherà incidenti gravi in condizioni alterate da alcol o droga non verrà più condannato per il reato di omicidio colposo (dovuto, cioè, a imperizia e/o imprudenza), ma per un ben più grave omicidio “quasi volontario” (l’omicidio stradale, appunto): senza, però, subire il ritiro a vita della patente.
I MOTIVI - Le ragioni della retromarcia le ha spiegate il relatore del ddl, il senatore del Pd Giuseppe Luigi Cucca: ci sarebbe il pericolo di una bocciatura da parte della corte costituzionale. “Un simile meccanismo sanzionatorio, per la definitività dei suoi effetti, non appare difendibile sul piano della legittimità costituzionale". Ma, allora, perché fino a ieri proprio l’ergastolo della patente è stato tanto sbandierato come soluzione per arginare i sinistri più gravi? Possibile che nessuno si fosse mai reso conto di una così evidente “controindicazione”?