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Mercato UE: continua la fase di calo

17 aprile 2013

Nel primo trimestre 2013 ci sono state il 9,8% di immatricolazioni in meno, nel solo mese di marzo il 10,2%.

Mercato UE: continua la fase di calo

LUNGA SERIE NEGATIVA - Con lo scorso marzo sono 18 mesi consecutivi in cui il mercato europeo registra un calo di immatricolazioni rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. L’immatricolato di marzo nei 27 Paesi dell’Unione europea è stato di 1.307.107 unità. Nel primo trimestre dell’anno le immatricolazioni nella stessa UE sono state 2.989.486 auto. Ciò significa la variazione rispetto all’anno scorso è stata del 10,2% in meno a marzo e del 9,8% in meno nel trimestre. 

QUATTRO ISOLE FELICI - Il computo dei Paesi dove le cose sono andate in controtendenza è presto fatto: sono soltanto quattro i mercati in cui è in crescita il bilancio di marzo (Danimarca per il 9,2%, Estonia del 3%, Ungheria del 6,3% e Gran Bretagna per il 5,9%). Nel trimestre risultano in crescita il Belgio, per lo 0,5%, con 149.160 vetture immatricolate, la Danimarca (41.950 unità, pari al 2,9% in più), Portogallo (24.147 pezzi, equivalenti al 2,7%), Gran Bretagna (605.198 unità, cioè il 7,4% in più). 
 
PREVALGONO I PAESI IN CALO - Quanto agli altri Paesi, a marzo quindici di essi accusano un calo superiore a quello medio europeo; nel trimestre in cui avviene tale “superamento” sono quattordici. Ad accusare le perdite più grandi sono Cipro (in calo del 58,9%, ma su una base molto piccola, di 405 unità), Finlandia (58,6% in meno), poi Romania (-32,2%), Olanda (-31,4%), Svezia (-21,2%), Repubblica Ceca (-19,0%), Austria (-18,1%), e qui viene il dato più allarmante: la Germania, con 281.184 vetture, pari a una contrazione del 17,1%, a quanto pare perché da parte delle case costruttrici ci sarebbe stata una tacita intesa per non effettuare le tradizionali immatricolazioni da destinare a vendite “km zero”.  C’è poi la Francia con 16,2% in meno, quindi la Spagna con una riduzione del 13,9%. 
 
CALO ANCHE NEL TRIMESTRE - La situazione è poco diversa nel consuntivo del trimestre. La Germania, il più grande mercato d’Europa, accumula 673.957 unità, pari al 12,9% in meno rispetto ai primi tre mesi del 2012. La Finlandia perde il 42,2%, l’Olanda il 30,3%, la Grecia il 17,7%, la Svezia il 17,5%, la Repubblica Ceca il 16,3%, la Francia il 14,6%, l’Irlanda il 13,8%, l’Italia il 13,0%, e la Germania 12,9%. 
 
COSÌ LE VARIE MARCHE - Coniugati secondo la marca, i dati di immatricolazione del primo trimestre 2013 vedono otto marche con una variazione in crescita rispetto al 2012, mentre tutte le altre sono in calo. A crescere sono Seat (+1,3%), Dacia (14,9%), BMW (0,7%), Mercedes (1,1%), Kia (3,0%), Land Rover (11,5%), Jaguar (21,5%), Honda (16,3%). 
 
PERDITE DIFFUSE - Molto variegato è il quadro delle case che perdono: la Volkswagen cala del 12,2%, l’Audi del 5,6 (mentre le rivali “storiche” Mercedes e BMW crescono), la Peugeot indietreggia del 13,1% e la Citroën del 17,8%, l’Opel del 7,8%, la Fiat è sostanzialmente stabile, con 121.318 unità, appena lo 0,2% in meno nei confronti del primo trimestre 2012, ma la Lancia e l’Alfa Romeo lamentano forti perdite: del 35,6% per l’Alfa Romeo e il 29,1% per la Lancia. La Toyota cala del 16,5%, molto di più della Lexus, che perde il 37,5%, la Nissan accusa una contrazione del 7,9%, la Hyundai del 4,2%, la Suzuki del 14,6%, la Mazda del 3,4% e la Mitsubishi del 23,6%.


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Ritratto di IloveDR
17 aprile 2013 - 17:23
3
vi è piaciuto negli ultimi 20 anni delocalizzare le produzioni??? queste sono le conseguenze...in Svezia, credo anche in Rep.Ceca non c'è l'euro e sono in calo lo stesso!!!
Ritratto di ale-pescara
18 aprile 2013 - 18:54
Il problema a mio avviso nn è solo degli imprenditori che delocalizzano ma di chi nn fa nulla per arginare questo gigantesco problema mi spiego meglio, mettiamo nei panni di un'impresa, tutta la concorrenza delocalizza nei paesi in cui la manodopera è basso prezzo in modo tale da ridurre i costi, se la nostra ipotetica impresa nn facesse lo stesso nn riuscirebbe a collocare sul mercato i prodotti ai prezzi della concorrenza. Semplici ragionamenti che ci dicono che ci in realtà chi deve agire con efficacia è la classe politica (specialmente quella europea), certo nn tornare al protezionismo che si sa dove porta ma di sicuro ad una globalizzazione "controllata" magari imponendo alle imprese di lasciare sul territorio nazionale (o europeo) almeno il 50% della produzione, questa è una mia idea ma di certo si deve agire e presto!!
Ritratto di ale-pescara
18 aprile 2013 - 18:57
scusate non ho riletto l'articolo, è pieno di errori, il senso del messaggio comunque è chiaro spero...
Ritratto di MatteFonta92
17 aprile 2013 - 17:28
3
Più tempo passa, più la situazione peggiora, è come cadere in un baratro senza fondo. Il -17% della Germania è la conferma che ormai la crisi miete le sue vittime dappertutto, chi più chi meno. La fine del tunnel sembra quanto mai lontana, e, quando verrà, potrebbero volerci diversi anni prima che l'economia ritorni a livelli paragonabili a quelli pre-crisi.
Ritratto di Ibsen
17 aprile 2013 - 17:31
Mercato in calo, per pochi, semplici motivi... 1) incertezza del quadro sociale, politico, economico italiano; 2) troppe tasse e pochi soldi disponibili; 3) mancanza a livello nazionale ed europeo di incentivi seri per il mercato dell'auto; 4) scontistica spesso ridicola di produttori e concessionari 5) mancanza di una vera "politica commerciale" da parte dei concessionari, ovvero spesso si preferisce far saltare la vendita (anche a costo di rischiare a lungo andare la chiusura od il fallimento), piuttosto che concedere un ulteriore punto percentuale di scontistica al sempre più raro possibile acquirente...
Ritratto di andrea10
17 aprile 2013 - 18:00
Salve,scusi se mi permetto ma devo dissentire,almeno per quanto mi riguarda. Io vendo Renault e credo che 3800-4000 euro di sconto rottamazione sulla nuova Clio accessoriata non si sia mai visto prima. Stiamo parlando di un modello uscito 6 mesi fa. Su Scenic X-Mod son arrivato a fare anche 5000€ di sconto senza rottamazione (per una versione limitata) ... Quindi non parlerei di sconti,perchè mi creda,quasi tutti stiamo lavorando con margini risicati. Purtroppo come un pò troppo spesso accade,decenni fa i concessionari guadagnavano cifre astronomiche (addirittura su 1 Lancia Flavia si guadagnava abbastanza denaro da poter acquistare quasi un appartamento),mentre agli operai le briciole. Adesso stessa condizione per gli operai,ma i concessionari spesso hanno margini del 2% alla fine della trattativa. Come può sostenersi una concessionaria con simili guadagni?Purtroppo adesso il cliente crede che sulle vetture ci siano margini enormi,e questo complica già a priori il rapporto di fiducia tra l'acquirente e il venditore.Ovviamanete parlo di auto "umane"; Il problema secondo me sta alla base,cioè il lavoro.Se un'operaio (classe regina su cui si basa l'economia di ogni paese) ha un lavoro stabile senza aver paura di perderlo da un giorno all'altro,e magari con qualche centinaio di € in più in busta paga (in cambio di una detrazione fiscale alle aziende da parte dello Stato),avrebbe molta più voglia e disponibilità ad acquistare. Perchè se quel padre di famiglia non ha lavoro posso fargli anche 10.000€ di sconto,i soldi non ce li ha.Poi mettiamoci le assicurazioni,che qui al sud sono insostenibili,e il prezzo dei carburanti alle stelle completano il quadro. Scusate ma se la benzina costa 3.400 lire/litro contro i 1.900 del 2001,se un'assicurazione media qui al sud costa pure 2.500.000 mila lire /anno per un 1.2 contro i 700-800 del 2001,di cosa stiamo parlando?
Ritratto di gilrabbit
19 aprile 2013 - 11:09
pur con gli sforzi dei concessionari e gli sconti possibili o crisi che sia, oggi è finito il bisogno di auto nuove. Oggi auto di 10 anni e più soddisfano ancora appieno le esigenze dei proprietari e il cambio non si fa più per spinta emotiva ma solo per morte dell'auto. Nel 1997 presso la concessionaria Fiori di Roma ha comprato una Scenic 1600 pagandola oltre 30 milioni dell'epoca. Ho usato quell'auto fino al maggio 2010 senza spendere una lira di manutenzione. Nel 2010 l'ho venduta a 1200 euro ad un parente che ancora ci gira felice. Idem per la Punto del 97 di mia moglie che va meglio che da nuova. Quindi fino a che queste macchine continuano ad andare perchè cambiarle? Poi c'è un ulteriore incentivo a non comprare che è quello dei blocchi al traffico con gli E1 ecc. che cambiano ogni anno. Circolo con la Punto di 16 anni e se casomai mi fermano pago i 100 euro di multa e non i 12.000 per una macchina nuova senza contare le migliai di auto vecchie che seono state riciclate a gas. In sostanza il mercato dell'auto è finito e spiancente per lor ma i concessonari sono troppi. A Roma c'è continua moria di concessionarie con decine di esposizioni chiuse e trasferite in centri più grandi in periferia o fuori dal raccordo.
Ritratto di gilrabbit
19 aprile 2013 - 11:11
pur con gli sforzi dei concessionari e gli sconti possibili o crisi che sia, oggi è finito il bisogno di auto nuove. Oggi auto di 10 anni e più soddisfano ancora appieno le esigenze dei proprietari e il cambio non si fa più per spinta emotiva ma solo per morte dell'auto. Nel 1997 presso la concessionaria Fiori di Roma ha comprato una Scenic 1600 pagandola oltre 30 milioni dell'epoca. Ho usato quell'auto fino al maggio 2010 senza spendere una lira di manutenzione. Nel 2010 l'ho venduta a 1200 euro ad un parente che ancora ci gira felice. Idem per la Punto del 97 di mia moglie che va meglio che da nuova. Quindi fino a che queste macchine continuano ad andare perchè cambiarle? Poi c'è un ulteriore incentivo a non comprare che è quello dei blocchi al traffico con gli E1 ecc. che cambiano ogni anno. Circolo con la Punto di 16 anni e se casomai mi fermano pago i 100 euro di multa e non i 12.000 per una macchina nuova senza contare le migliai di auto vecchie che seono state riciclate a gas. In sostanza il mercato dell'auto è finito e spiancente per lor ma i concessonari sono troppi. A Roma c'è continua moria di concessionarie con decine di esposizioni chiuse e trasferite in centri più grandi in periferia o fuori dal raccordo.
Ritratto di osmica
17 aprile 2013 - 20:26
1) non si parla solo dell'Italia ma di tutto il mercato europeo. In sostanza, tutto in calo 2) troppe tasse e pochi soldi, altri settori sono in crescita (telefonia ed elettronica - dubito che siano beni di prima necessità) - casomai sono cambiate le preferenze d'acquisto 3) incentivi = droga, perchè dopare il mercato dell'auto (es. per 6 mesi) e far crollare il mercato dell'elettronica bianca? 4) scontistica spesso ridicola? Francamente, gli sconti sono alti. La C3 Picasso la porti a casa a 10.000€, Megane con 6-7.000€ di sconto, ecc. 5) i concessionari stanno facendo il possibile per restare a galla.
Ritratto di ford 00
17 aprile 2013 - 20:52
Che peccato
Ritratto di andvolante1
18 aprile 2013 - 09:04
i costi delle auto nuove sono altissimi, tanto che diventa per molti impensabile acquistarne una in relazione al proprio stipendio. Sull'usato applicano prezzi molto alti, molto al di sopra dell'effettivo valore dell'auto, forse lo fanno per incentivare l'acquisto del nuovo ma ottengono solo il risultato che la gente non compra ne il nuovo e neanche l'usato e si tiene la propria auto. Ma forse la peggior cosa non dipende neanche dal prezzo di acquisto ma tutto il resto che gira intorno all'auto, sopratutto assicurazioni e carburanti, ma anche tagliandi, bollo, gomme, riparazioni varie che hanno tutti prezzi molto alti, sopratutto per i piu giovani oggi assicurare un auto diventa davvero impegnativo.
Ritratto di Porsche
18 aprile 2013 - 09:07
Non ho capito Toyota e Lexus. Toyota cala di più del 37 ? C'è un errore ?
Ritratto di LucaPozzo
18 aprile 2013 - 09:28
Le percentuali sono giuste, é la frase che é scritta male
Ritratto di Gino2010
18 aprile 2013 - 12:06
a livello europeo.Infatti mercedes e BMW che estendono la loro gamma fino ad auto di lusso e molto sportive non risentono di questa crisi.Segno che i ricchi grazie all'esistenza di paradisi fiscali in europa e fuori hanno trovato il modo per non pagare la crisi.La fascia bassa del mercato non ha subito forti variazioni perchè i poveri ci sono sempre stati ed infatti colpisce molto la tenuta di fat che punta su di una gamma più economica rispetto al crollo di alfa e lancia che invece hanno una gamma più orientata verso il ceto medio ossia verso il segmento C.Il ceto medio è fatto da lavoratori dipendenti,pubblici e privati,piccoli liberi professionisti,piccoli imprenditori ed artigiani.Ossia quelli che hanno più difficoltà ad evadere il fisco,specie i lavoratori dipendenti,e quelli che vendono principalmente ai lavoratori dipendenti,cioè gli autonomi.Ed è sempre il ceto medio ad essere colpito dalla disoccupazione perchè i posti da badante si trovano ancora,i figli dei ricchi un posto da supermanager lo trovano sempre,è il figlio del dipendente pubblico che non trova aziende che lo assumono o concorsi pubblici con più di un posto(già assengnato). Chi è il responsabile di questo stato delle cose?Sul banco degli imputati io ci metto per prima la classe politica europea,quelli che stanno a bruxelles per capirci.1)non hanno preso nessun provvidimento per penalizzare le aziende che vanno ad investire fuori dell'europa.Avete capito bene.Penalizzare.Perchè con il costo della manodopera che c'è in cina e non solo hai voglia a dire che le aziende europee non sono competitive.Devi PROIBIRE ad una azienda di chiudere uno stabilmento e delocalizzare e se proprio vuole paghi una fortissima sanzione.Motivo?sfruttamento del lavoro e aggravamento dell'inquinamento a livello globale2)Non hanno nazionalizzato le banche,come invece di fatto stanno facendo gli USA.Anzi le aiutano.Perchè se no non fanno credito.Ma tanto non lo fanno lo stesso.Preferiscono acquistare titoli di stato.Rendono meglio degli investimenti.Il rischio e lo spread?è una favola.Lo sappiamo tutti che Grecia,italia e spagna non escono dall'euro se no l'euro muore.Per cui massacrano la popolazione pur di tenere basso lo spread.Che però rimane alto.Forti interessi reali a fronte di un rischio solo virtuale.E per aiutare le banche,senza contropartita,stanno distraendo risorse dagli altri settori.3)Si mantengono i paradisi fiscali come il lussemburgo.In pratica un incentivo all'evasione.Ma questo sempre perchè tra i capofila degli evasori ci sono le stesse banche.A me sembra che la speculazione finanziara,iniziata negli anni '90 con la new economy e con l'idea che un'azienda che possiede una stanza,4 pc,e una linea adsl possa valere più di un'industria di divani solo perchè vende le spillette di Fonzie sul web si sia spostata verso la finanza privata ed immobilare quando il boom della new economy è finito.Poi quando è arrivato il crack di leheman brothers si sia spostata verso la finanza pubblica.E la politica in tutto questo che fa?difende il libero mercato.Il mercato non può e non deve essere libero.Il mercato deve essere regolamentato.E nei periodi di crisi fortemente regolamentato.Ma se uno dice queste cose allora è comunista.Meglio comunista che rinc.o.g.lio.ni.to
Ritratto di gilrabbit
19 aprile 2013 - 11:24
Alla fine te lo sei detto da solo. MI fa sorridere il punto che PROIBISCE all'impresa di chiudere e delocalizzare. Che facciamo ritiriamo il passaporto alle persone? Obblligare a finanziare aziende decotte che producono prodotti che nessuno compra? Per fare questo occorre un comunismo alla kmer rossi che blindi il paese e questi oggi sono sogni che ronzano nelle teste degli utlimi nostalgici delle cortine. Invito molti di questi nostalgici a afrsi un viaggetto in Ungheria, Polonia o Repubblica Ceca e chidere cosa ne pensano. A Budapest basta dire "comunismo" per trovare subito chi o ti prende a pugni o ti manda a quel paese.

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