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Mobilità e idrogeno: in italia a che punto siamo?

30 novembre 2018

La conferenza sugli Stati generali sul ruolo dell’idrogeno nella transizione energetica e nella mobilità, ha illustrato il presente ed il futuro di questo combustibile.

Mobilità e idrogeno: in italia a che punto siamo?

Il 28 novembre si è tenuta al Politecnico di Milano la conferenza sugli Stati generali dell’idrogeno a celle a combustibile e sul ruolo dell’idrogeno nella transizione energetica e nella mobilità. All’evento (foto qui sopra), realizzato grazie alla collaborazione tra il Politecnico di Milano, l’Associazione Italiana Idrogeno e Celle a Combustibile (H2IT), ENEA e ATENA, hanno partecipato gli esperti del settore energetico per discutere sul ruolo che può giocare l’idrogeno nella transizione energetica e nella mobilità del futuro.  Per incentivare in modo appropriato l’utilizzo dell’idrogeno c’è bisogno di un dialogo costante tra Italia ed Europa, oltre che ad un quadro normativo preciso su cui muoversi. Al convegno si è discusso proprio di questo, ossia di come le aziende e la politica possano proficuamente dialogare al fine di incrementare l’impiego dell’idrogeno. 

L’Italia, in accordo con le direttive Europee, si appresta ad effettuare una transizione verso un sistema a zero emissioni. Mediante la firma dell’Hydrogen Initiative, documento di indirizzo politico per lo sviluppo dell’idrogeno sostenibile sottoscritto lo scorso 18 settembre a Linz dal sottosegretario allo Sviluppo Economico Davide Crippa, si sono gettate le basi di questa transizione i cui frutti si vedranno nei prossimi anni. L’impiego dell’idrogeno vede una sempre maggiore diffusione in Europa, Stati Uniti, Giappone e Cina. Tra gli interventi più interessanti della giornata possiamo citare quello di Alberto Dossi, facente parte dell’Associazione Italiana Idrogeno e Celle a Combustibile, MH2IT, che ha illustrato verso quale direzione andrà lo sviluppo dell’idrogeno in Italia. 

L’associazione MH2IT ha sviluppato il Piano Nazionale per la Mobilità ad Idrogeno che, tra le altre cose, prevede la realizzazione di un adeguato numero di stazioni di rifornimento sul territorio nazionale. L’implementazione delle stazioni di rifornimento in Italia permetterà la circolazione dei veicoli elettrici a fuel cell, alimentati ad idrogeno, entro 31 dicembre 2025. Secondo il Piano redatto da MH2IT in Italia, entro il 2020, ci saranno 1000 auto ad idrogeno, che diventeranno 27mila nel 2025. Per quanto riguarda gli autobus, questi saranno 1100 nel 2025 e 3700 nel 2030. Impianti di distribuzione che dovranno essere posizionati nelle infrastrutture in prossimità delle reti di trasporto trans-europee TEN-T, delineate dall’UE.

Come sappiamo però uno dei maggiori impedimenti alla diffusione dell’idrogeno risiede nella difficoltà di stoccaggio e quindi della successiva costruzione delle stazioni di rifornimento. Problema che potrebbe essere stato in parte risolto grazie ad un’importante Decreto italiano che rappresenta un grosso passo in avanti per lo sviluppo della mobilità ad idrogeno in Italia. Il 5 novembre scorso sulla Gazzetta Ufficiale è stato pubblicato il Decreto 23 ottobre 2018, che contiene la “Regola tecnica di prevenzione incendi per la progettazione, costruzione ed esercizio degli impianti di distribuzione di idrogeno per autotrazione”. Questo decreto rappresenta un passo avanti per la realizzazione della rete di stazioni di rifornimento d’idrogeno perché mette l’Italia al livello degli altri Stati Europei, consentendo l’applicazione di norme tecniche riconosciute a livello internazionale e consente l’erogazione di idrogeno alla pressione di 700 bar come previsto dalle caratteristiche tecniche delle auto ad oggi presenti sul mercato. Inoltre consente il ricorso all’approccio ingegneristico che prevede la valutazione delle installazioni caso per caso, garantendo la sicurezza dell’opera e dell’attività di rifornimento presso la stazione stessa, permettendo di superare in parte i limiti economici e sociali derivanti dalle norme finora in vigore.

Le caratteristiche dell’idrogeno consentono di utilizzarlo non solo nell’ambito della mobilità ma anche nel settore energetico. L’idrogeno, essendo un vettore energetico flessibile, ha potenziali applicazioni in tutti i settori dell'energia e avrà inoltre un importante ruolo nella decarbonizzazione. Tramite l’elettrolisi permette l’utilizzo dell’energia elettrica prodotta in modo discontinuo da fonti rinnovabili. Queste ultime avranno in questo modo un’utenza sempre pronta a riceverne l’energia prodotta. Congiuntamente, in mancanza delle fonti rinnovabili, i sistemi a FUEL CEL possono riconvertire l’idrogeno in energia elettrica. Tra gli altri aspetti positivi dell’idrogeno vi è che può essere trasportabile sotto diverse forme -compresso, liquefatto, in forma solida legato idruri metallici, in forma organica legato a composti organici- e a grandi distanze. 

Alberto Dossi, Presidente di H2IT, definisce l’idrogeno come un vettore energetico flessibile e abilitante, in grado di collegare in maniera integrata ed efficace le reti energetiche dell’elettricità e del gas naturale. Dossi ha dichiarato che con la definizione e sottoscrizione degli obiettivi dell’Hydrogen Initiative, l’Italia ha compiuto un primo passo verso il conseguimento degli obiettivi del Piano Europeo Clima&Energia, al fianco degli altri Paesi europei. Rossi è convinto che l’idrogeno svolgerà un ruolo strategico nel processo di decarbonizzazione di molteplici settori, come quello industriale e della mobilità, e nello sviluppo del sistema energetico e della sicurezza energetica, grazie all’integrazione con le fonti rinnovabili non programmabili come stoccaggio di energia. 

Tutti gli interventi sono stati indubbiamente utili e precisi ma ad oggi, considerando la mobilità ad idrogeno, manca una vera e propria domanda per questa tipologia di auto. Le auto a celle di combustibile, considerando che in Italia c’è solo un distributore di idrogeno a Bolzano, non hanno quindi la possibilità di diffondersi. Alla base c’è l’elevato costo per la realizzazione di un distributore di idrogeno che oscillano tra 1 e 1,5 milioni di euro. Costi che potrebbero diventare più bassi nel prossimo futuro. Inoltre, per questioni di sicurezza, non è possibile installare distributori nei centri delle città. ltro problema dell’idrogeno è il dispendioso processo di estrazione. Attualmente infatti l’idrogeno viene prodotto mediante l'utilizzo di petrolio o altri combustibili fossili. Soltanto una piccola parte è prodotto con l’elettrolisi dell’acqua. Così come è emerso nella conferenza al fine di incentivare l’utilizzo dell’idrogeno è necessario un dialogo continuo tra istituzioni, politica e aziende private. Fino ad ora sono stati compiuti dei passi in avanti soprattutto dal punto di vista normativo ma ora è necessario passare alla parte pratica. Appare sicuramente più concreto l’utilizzo dell’idrogeno nei mezzi di trasporto pubblici. In Germania sono entrati in servizio i primi due treni a idrogeno dotati di celle a combustibile che convertono l'idrogeno e l'ossigeno in elettricità.





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Ritratto di Giuliopedrali
3 dicembre 2018 - 20:59
Non capisco sta cosa dell'idrogeno, cioè se l'idrogeno sia davvero utile, già bisogna produrre l'energia elettrica, l'idrogeno insomma è da produrre, quindi non credo sia un alternativa conveniente all'elettrico, è la stessa minestra. Stupenda comunque la Hyundai Nexo.
Ritratto di Gianlupo
4 dicembre 2018 - 11:30
"L'idrogeno insomma è da produrre", sacrosanto, e soprattutto comportando oneri notevolissimi in termini d'energia necessaria per la produzione (appunto), lo stoccaggio, il trasporto, la distribuzione, ecc. La menata delle rinnovabili, adesso, ha proprio stancato, eppoi, quando si dicono cose del tipo: "in mancanza delle fonti rinnovabili, i sistemi a fuel cell possono riconvertire l’idrogeno in energia elettrica", siamo al delirio più totale. Calcolassero piuttosto l'efficienza complessiva per ogni km percorso con l'idrogeno: il risultato sarebbe semplicemente impresentabile. Bisognerebbe togliere subito tutti i fondi a questi signori che su 'ste ciance vacue e intutili, sempre le stesse e sempre a un livello superficiale imbarazzante (non per loro evidentemente), ci campano da troppi anni, coi soldi dei contribuenti.