INDAGINI - Continuano incredibilmente ad ampliarsi gli scenari del cosiddetto scandalo
Dieselgate che riguarda il gruppo Volkswagen. Come riporta l'agenzia
Reuters, l’ultima novità arriva dagli Stati Uniti ed è l’apertura di un’indagine a carico della
Bosch, per verificare se il colosso tedesco della componentistica sia da considerare coimputato assieme alla Volkswagen per aver realizzato un
software di gestione dei
motori turbodiesel in grado di abbassare le emissioni di NOx in fase di test. E già detta così la notizia è di non poco conto. Il rilievo poi aumenta, e parecchio, per l’ente che ha aperto l’indagine: il dipartimento di Giustizia americano, cioè il potere giudiziario. Che in quanto tale si occupa di ipotesi di reato, non di questioni ambientali. Dunque un altro passo nell’aggravamento della vicenda. Perché coinvolge il leader mondiale della componentistica automotive, e per le prospettive che implica.
CHE COSA SAPEVA LA BOSCH? - In sostanza l’indagine vuole rispondere all’interrogativo se la Bosch sapesse (o addirittura fosse parte attiva) dell’uso del software manipolatore. Le autorità americane si sono poste la questione per il fatto che la Bosch è il fornitore della Volkswagen per quanto riguarda i sistemi relativi ai motori. Detto questo va precisato che la stessa fonte della Reuters ha aggiunto che gli inquirenti al momento non hanno elementi che facciano pensare che tale coinvolgimento ci sia stato. L’indagine è appunto nata per fare totale chiarezza.
CENTRALINE E SOFTWARE - Al centro dell’attenzione c’è la centralina elettronica Bosch EDC17 e i relativi software impiegati per i motori turbodiesel della serie EA 189 di due litri. Il sistema comprende dispositivi che rilevando i contenuti delle emissioni intervengono per depurarle degli elementi eccedenti quanto consentito dalle norme ambientali. Da parte della Volkswagen sarebbe stato richiesto alla Bosch di mettere a punto un software capace di disinserire i dispositivi di disinquinamento delle emissioni. Sulle vetture incriminate della Volkswagen e dell’Audi non appena il ciclo di rilevamento finisce o viene interrotto, la centralina consente al motore di girare più liberamente ma emettendo ben più NOx. Ciò perché il sistema è in grado di riconoscere appunto quando viene avviato il ciclo di funzionamento previsto per i test di misurazione delle emissioni e dei consumi. Dunque la questione è se la Bosch sapeva che il software veniva impiegato per aggirare le normative.
COMPLICITÀ E SILENZI - Già qualche settimana fa la Bosch aveva detto che suo compito è fornire i componenti richiesti ma che l’uso e l’adattamento alle singole esigenze è opera delle case automobilistiche. La Reuters però riporta l’opinione di un avvocato che si occupa di questioni ambientali, il quale ha affermato che anche chi fornisce gli strumenti per commettere illegalità è colpevole della illegalità stessa. Sull’iniziativa del dipartimento di Giustizia di aprire un’inchiesta che la riguarda, la Bosch non ha voluto emettere commenti.