Una settimana fa, la Ferrari ha sciolto il mistero sul nome della sua prima auto elettrica, che sarà svelata del tutto nei prossimi mesi e che si chiamerà Luce (qui la notizia). Se a qualcuno il nome non sarà sembrato nuovo è perché nel passato è già esistita un’auto che si chiama così: si tratta della Mazda Luce, berlina di fascia alta che la casa giapponese ha prodotto dal 1966 al 1991, mai arrivata in Italia. Il nome, scelto non a caso in italiano, come spesso facevano le case giapponesi, rifletteva la volontà di brillare nel segmento delle berline di lusso. Su alcuni mercati d’esportazione prendeva il nome di Mazda 929.

La storia inizia a metà degli anni '60, quando Mazda affida il design a un giovane Giorgetto Giugiaro, allora presso la carrozzeria Bertone. Il risultato fu una berlina dalle linee pulite, sottili e tipicamente europee, che rompeva con l'estetica massiccia delle rivali nipponiche. Lanciata inizialmente con un motore 1.5 SOHC da 78 CV, la gamma si ampliò presto con la versione 1.8. Tuttavia, il vero pezzo da collezione di questa serie è la Luce Rotary Coupé (R130) prodotta dal 1969 al 1972: l'unica Mazda della storia a combinare il motore rotativo Wankel con la trazione anteriore, una scelta tecnica audace per garantire spazio e stabilità.

Con la serie LA2, la Luce divenne più grande e imponente, adottando uno stile più vicino ai gusti americani. Questa generazione è celebre per essere stata venduta nei mercati internazionali come Mazda RX-4 nelle sue versioni a motore rotativo. Tecnicamente, l'auto era equipaggiata con i propulsori 12A e il più potente 13B (da circa 125-130 CV), mentre le versioni tradizionali montavano motori a pistoni da 1.8 e 2.0 litri. Fu una generazione versatile, offerta in variante berlina, coupé hardtop e persino station wagon, diventando un simbolo di sportività lussuosa prima della crisi petrolifera.

La terza serie, identificata dalla sigla LA4, segnò un ritorno a linee più squadrate e formali. In Giappone venne inizialmente commercializzata come Luce Legato. La caratteristica estetica più distintiva erano i doppi fari anteriori sovrapposti verticalmente (nelle prime versioni), che le conferivano un aspetto quasi regale. Sotto il profilo tecnico, Mazda continuò a offrire sia il motore rotativo che i quattro cilindri in linea, ma l'attenzione iniziò a spostarsi verso l'efficienza e la riduzione delle emissioni. Fu l'ultima generazione a mantenere una forte parentela estetica con le berline classiche degli anni '70.

Con la serie HB, la Mazda Luce fece un balzo tecnologico verso gli anni '80. Condividendo la piattaforma con la Mazda Cosmo, questa generazione presentava un coefficiente aerodinamico molto curato e interni digitali futuristici. Fu un periodo di grande sperimentazione motoristica: oltre ai classici 2.0 a benzina, debuttarono i motori turbo (sia per il rotativo 12A che per il 2.0 a pistoni) e persino un’unità diesel da 2.2 litri. La Luce HB rappresentava il top della tecnologia Mazda, con sospensioni regolabili elettronicamente e un comfort di marcia che puntava direttamente alle rivali europee di classe media-superiore.

L'ultima generazione, la serie HC, spinse la Luce verso il segmento delle auto di lusso a pieno titolo, tanto da guadagnarsi il soprannome di "Hiroshima's Benz". Per la prima volta, Mazda introdusse un motore V6 da 3.0 litri (serie JE) capace di 190 CV, segnando il progressivo abbandono del motore rotativo per questo modello (che rimase comunque disponibile in una versione turbo da 1.3 litri per il mercato interno). Dotata di sospensioni multi-link al posteriore e finiture di alto pregio, la serie HC concluse la gloriosa carriera della Luce nel 1991, venendo sostituita dalla Mazda Sentia, chiudendo un capitolo fondamentale per l'identità del marchio.






























