Si cominciano a dissolvere i dubbi sull prima auto elettrica nella storia della Ferrari. Infatti, dopo aver svelato a ottobre alcune caratteristiche tecniche (qui per saperne di più), a San Francisco la Casa di Maranello ha annunciato in anteprima il nome Luce e ha mostrato i suoi interni e l’interfaccia uomo-macchina della sua prima supersportiva a batterie, aprendo ufficialmente un nuovo capitolo della propria storia.
Il nome non vuole semplicemente richiamare l’elettricità, ma secondo la Ferrari parla di una vera e propria filosofia: la corrente come mezzo e non come fine, con l’obiettivo di creare un’auto capace di emozionare prima ancora che di stupire per la tecnologia. “Luce” diventa quindi simbolo di purezza delle forme, chiarezza e leggerezza progettuale, ma inaugura anche una nuova strategia di denominazione pensata per i modelli più innovativi della gamma.

Dalle immagini diffuse, si capisce subito che la strada scelta è diversa da quella di molte elettriche moderne: qui non dominano maxi-schermi e superfici touch, bensì un ritorno deciso alla fisicità dei comandi. Pulsanti meccanici, levette e interruttori studiati per essere azionati senza distogliere lo sguardo dalla strada convivono con display digitali integrati con discrezione.
L’idea è quella di mantenere il coinvolgimento tipico delle Ferrari tradizionali, riducendo al minimo le distrazioni e privilegiando tatto e memoria muscolare. L’abitacolo è stato concepito come un unico volume pulito e razionale, con forme semplici e grande attenzione all’ergonomia.
Hardware e software sono stati sviluppati insieme con l’obiettivo che grafica, animazioni e componenti fisici parlino lo stesso linguaggio. Il risultato è un ambiente che vuole essere tecnologico ma allo stesso tempo caldo e artigianale, lontano dall’effetto “tablet gigante” visto su molte concorrenti.
Determinante il contributo di LoveFrom, collettivo fondato da Jony Ive e Marc Newson, che da cinque anni lavora a stretto contatto con il Centro Stile Ferrari guidato da Flavio Manzoni. L’obiettivo comune era ripensare ogni dettaglio, dai materiali all’interazione uomo-macchina, senza tradire l’identità del Cavallino. Anche la scelta di presentare l’auto a San Francisco sottolinea questo legame con il mondo del design dell’esperienza utente.

Molto presente nell’abitacolo è l’alluminio, riciclato al 100%, che viene lavorato dal pieno con macchine a controllo numerico e poi anodizzato per ottenere una finitura resistente e raffinata, mentre molte superfici sono realizzate in vetro Corning Fusion5, più robusto contro graffi e urti. L’impressione che vuole trasmettere è che si tratti quasi di oggetti “gioiello”, più vicini all’orologeria di precisione che all’elettronica di consumo.
Anche l’avviamento diventa una piccola cerimonia: la chiave, realizzata in vetro, integra un display e-ink che cambia colore quando viene inserita nel tunnel centrale. In quel momento il pannello di controllo e la strumentazione si illuminano con una sequenza coreografica che accompagna l’accensione, trasformando un gesto quotidiano in un’esperienza scenografica.

Il volante, a tre razze, omaggia le Ferrari degli Anni 50 e 60 reinterpretando in chiave moderna i classici Nardi. Le razze in alluminio restano a vista e l’insieme risulta più leggero rispetto ai modelli attuali, mentre i comandi sono raggruppati in moduli analogici che offrono un feedback meccanico e sonoro studiato insieme ai collaudatori, richiamando l’immediatezza delle monoposto di Formula 1.
La strumentazione abbina suggestioni rétro e tecnologia avanzata, con il cosiddetto Binnacle, che segue il movimento del volante per rimanere sempre perfettamente visibile, integrando sottilissimi pannelli oled sviluppati con la Samsung. La grafica si ispira ai vecchi quadranti Veglia e Jaeger, con indicazioni chiare e leggibili a colpo d’occhio, così da ridurre il carico cognitivo del pilota.
Al centro trova spazio anche un particolare strumento con lancette motorizzate, una sorta di cronografo multifunzione che può fungere da orologio, bussola o indicatore per il launch control, fondendo tradizione meccanica e innovazione digitale. Persino il selettore del cambio è un esercizio di stile e tecnologia: è in vetro lavorato con laser che creano migliaia di microfori per inserire la grafica con precisione assoluta, una soluzione mai vista prima su un’auto di serie.














































































































































