Se in Italia siamo ormai ridotti a una produzione automobilistica che si potrebbe definire marginale, con i 591.000 veicoli (auto e commerciali) usciti dalle fabbriche del Bel Paese nel 2024, anche in Francia la situazione sta progressivamente peggiorando. Lo evidenzia un articolo di Challenges, che mette nero su bianco un po’ di numeri.
A partire dal 2019, il commercio estero francese nel comparto auto ha accumulato un passivo di ben 120 miliardi di euro. Solo nei primi tre mesi del 2025, il deficit ha toccato i 4,8 miliardi di euro, classificandosi come il terzo settore più deficitario a livello nazionale. Il 2024 aveva già chiuso con un rosso di 22,5 miliardi. Un contrasto netto con i 12,3 miliardi di attivo registrati nel 2004.
Il crollo è direttamente collegato alla contrazione della produzione: dalle 3,66 milioni di unità prodotte nel 2004, cifra record, si è scesi a 2,2 milioni nel 2019 e appena 1,35 milioni nel 2024, un calo di due terzi in due decenni. Lo scroso anno, la produzione di sole autovetture è scesa sotto il milione di unità (910.200), un dato che posiziona la Francia come dodicesimo produttore mondiale di veicoli. Si produce quattro volte meno della Germania e la metà della Spagna.

La causa principale di questo declassamento è la delocalizzazione della produzione. Le case automobilistiche francesi, come Renault e Stellantis, si sono storicamente specializzate nei modelli di piccole dimensioni, i quali sono però i più sensibili ai costi di produzione. Il costo orario del lavoro nell'industria francese (47 euro nel quarto trimestre 2024) è molto più alto rispetto a Paesi come l'Italia (32 euro), la Spagna (27,5 euro) o il Marocco (5-6 euro). Questo si riflette anche sui componenti: una parte prodotta in Francia può costare dal 7% al 30% in più rispetto all'Europa dell'Est, all'India o alla Turchia, mettendo a rischio tra il 30% e il 50% della produzione di componenti locale.
Le case francesi, a differenza della Germania (focalizzata su veicoli di fascia alta e meno sensibili ai costi), hanno spostato la produzione dei modelli più piccoli in Paesi a basso costo in Europa e Nord Africa. Nonostante i modelli compatti rappresentino quasi il 60% delle vendite in Francia, solo uno degli otto veicoli più venduti nel primo trimestre è ancora assemblato sul territorio nazionale: la Peugeot 3008. Esempi di delocalizzazione includono la popolare Renault Clio (prodotta in Turchia e Slovenia), la Peugeot 208 (Spagna e Marocco), la Dacia Sandero (Marocco), la Citroën C3 (Slovacchia) e altri modelli assemblati in Spagna o Romania. Lo stabilimento di Tangeri in Marocco è oggi la più grande fabbrica Renault globale, dedicata interamente al marchio low-cost Dacia.

Le conseguenze sull'occupazione sono drammatiche. Tra il 2019 e la fine del 2024, l'industria automobilistica francese ha perso almeno 38.600 posti di lavoro. Il numero di dipendenti dei soli fornitori è crollato da 114.400 nel 2007 a 56.000 nel 2024. Le proiezioni future stimano una potenziale perdita di ulteriori 75.000 posti di lavoro industriali entro il 2035, parzialmente compensata (circa 19.000 posti) dalla creazione di ruoli nel settore batterie e idrogeno, ma lasciando un saldo negativo netto di 56.000 posizioni.
A seguito delle pressioni del governo francese, azionista al 15%, la Renault ha deciso di produrre le sue auto elettriche (Megane, Scenic, R5 e R4) in Francia, negli stabilimenti di Douai e Maubeuge. Questo, però, non sarà sufficiente a invertire la tendenza negativa degli effettivi, della produzione e del deficit commerciale dell'industria automobilistica francese, che si trova di fronte a una vera e propria "bomba a orologeria".











































































