A seguito del disimpegno dei costruttori occidentali dal mercato russo, Mosca continua a spingere sulla riesumazione dei propri marchi storici facendosi dare una mano dall'industria automobilistica d'Oltremuraglia. L'ultimo capitolo di questa strategia è il ritorno sul mercato dello storico marchio Volga.
A testimoniare la rilevanza industriale e politica dell'operazione è intervenuto direttamente il presidente Vladimir Putin (foto qui sotto), che nei giorni scorsi ha visitato lo stabilimento produttivo di Nizhny Novgorod, mettendosi anche al volante dei nuovi modelli per un breve test di prova. Le vetture presentano minimi ritocchi estetici pensati per il mercato locale (come i loghi dedicati e una calandra rivista a listelli verticali), ma dal punto di vista tecnico si tratta di un'operazione di rebadging a tutti gli effetti.

L'offerta commerciale del reintrodotto marchio russo si articola al momento su tre modelli, tutti derivati dalla produzione del costruttore cinese Geely:
Volga C50
È una berlina a tre volumi di segmento D. Nasce sulla base della prima generazione della Geely Xingrui (conosciuta in alcuni mercati asiatici anche come Preface), e non sulla seconda serie più recente.
Volga K40
Crossover compatto dal taglio moderno, sviluppato partendo dalla struttura della Geely Boyue L (proposta a livello globale con la denominazione Geely Atlas).

Volga K50 (foto qui sopra)
Suv di dimensioni superiori che si colloca al vertice del listino, ottenuto reinterpretando la Geely Xingyue L (nota su diversi mercati esteri come Geely Monjaro).

Sul fronte produttivo, la rinascita del marchio Volga si consolida nell'hub automobilistico di Nizhny Novgorod, all'interno degli impianti ex Volkswagen e Skoda. Il modello industriale si fonda su una partnership con il costruttore cinese: nella fase iniziale, le auto arrivano già montate dalla Cina e completate in loco.
In una seconda fase si passerà a una produzione a ciclo completo, integrando i processi di saldatura e verniciatura delle scocche in loco e incrementando progressivamente il tasso di localizzazione della componentistica, con l'impiego di acciaio, stampati e sistemi di bordo di produzione russa per rispondere ai requisiti statali di sovranità industriale.

Il nome Volga possiede una forte valenza simbolica nella storia dell'automobile dell'Est Europeo. Debuttò nel 1956 presso lo stabilimento GAZ con la celebre GAZ-21, nata per rimpiazzare la ormai superata Pobeda. Nell'Unione Sovietica le auto del marchio non erano destinate al grande pubblico: la Volga era infatti considerata un vero e proprio status symbol, riservata quasi esclusivamente agli alti funzionari del Partito Comunista, alle cariche diplomatiche, ai servizi segreti del KGB e all'impiego come taxi ufficiale nelle grandi città.
Nel 1970 arrivò la GAZ-24, dalle linee più squadrate, che rimase in catena di montaggio tra continui aggiornamenti fino agli anni Duemila. Con la caduta dell'URSS e l'ingresso dei gruppi esteri sul mercato locale, la produzione fu gradualmente ridimensionata fino al definitivo stop arrivato nel 2010. Oggi lo storico nome torna a circolare sulle strade russe, ma l'ossatura interamente cinese evidenzia come l'industria automobilistica locale debba fare affidamento sulla tecnologia di Pechino per colmare il vuoto lasciati dai brand europei e asiatici.






















