MONOPOSTO E FIDUCIA - All’imminente salone di Ginevra la casa del Cavallino presenterà la nuova elegante coupè a quattro posti GTC4. L’altro giorno il titolo Ferrari ha compiuto un notevole balzo guadagnando il 10%, dopo settimane di perdite e stagnazione. Curiosamente però ha innescare la fiammata di acquisti che ha fatto riguadagnare un po’ di valore al titolo non sono state queste notizie. A spingere verso l’alto le azioni Ferrari è stata la notizia che il finanziere americano Georges Soros aveva acquistato 850 mila azioni della società del Cavallino.
QUESTIONE DI FIUTO - 850 mila azioni rappresentano lo 0,45% dell’intero pacchetto azionario della società, dunque poca cosa rispetto alla quasi metà detenuta assieme dalla famiglia Agnelli e da Piero Ferrari, figlio del fondatore della casa. Però evidentemente il mondo degli investitori si fida del fiuto di Soros (e la fortuna accumulata da finanziere-filantropo giustifica questa fiducia) per cui una volta sparsa la notizia del nuovo importante ingresso in Ferrari, c’è stata una sorta di corsa all’acquisto. Da notare che nelle scorse settimane le principali società di consulenza finanziaria avevano emesso giudizi molto prudenti sulle prospettive della Ferrari, con conseguente calo delle azioni sino a poco più di 30 euro, mentre all’inizio dell’avventura borsistica del Cavallino il valore di una azione era di 52 dollari.
BOCCATA D’OSSIGENO IN FIDUCIA - In pratica l’iniziativa di Soros viene interpretata come una valutazione positiva sui programmi Ferrari, che notoriamente punta a smarcarsi dal mondo esclusivamente automobilistico per assumere la fisionomia di marca del lusso più in generale (notoriamente il settore del lusso è il più redditizio nel mondo della finanza).
IL PESO DELLE PROSPETTIVE -La cosa è una sorta di iniezione di fiducia, abbastanza in controtendenza rispetto agli orientamenti espressi da molti analisti nelle scorse settimane. Per la precisione, a pesare nei giudizi sono stati il calo delle vendite sul mercato cinese e le stesse previsioni della casa, che per quest’anno ha indicato obiettivi non di grande crescita. Questo su un quadro economico che vede la Ferrari gravata da un pesante debito di 1,9 miliardi di euro. Ma a ciò va aggiunto un certo scetticismo sulla possibilità di riuscita della citata strategia di trasformazione del profilo del marchio, da puramente automotive a “luxury”.