Dall’IAA di Monaco, il responsabile di Stellantis in Europa, Jean-Philippe Imparato (nella foto durante la conferenza stampa), lancia l’allarme sulle grandi difficoltà che il mercato europeo dell’auto si trova e si troverà ad affrontare nel prossimo futuro. E, senza troppi giri di parole, chiama in causa l’Unione europea, finora incapace di dare un contributo concreto alla ripresa del settore.
Secondo Imparato, Bruxelles dovrebbe incentivare con politiche di sussidio concrete e di buon senso il ricambio del parco circolante europeo, che ha un’età di 12 anni. La soluzione, secondo il manager francese di origini italiane, è studiare una strategia di bonus sull’acquisto di tutte le auto nuove, e non solo su quello dei modelli elettrici, ancora troppo costosi per la maggior parte degli automobilisti, specie in paesi come l’Italia o, peggio ancora, la Grecia, dove le auto hanno in media 17 anni.

Gli incentivi, inoltre, secondo Imparato non sono l’unica leva su cui agire per sbloccare la situazione e dare una boccata d’aria fresca all’industria dell’auto. Un aspetto altrettanto importante sono i cosiddetti crediti di carbonio, ossia quei particolari “certificati”, corrispondenti a una tonnellata di CO2 non emessa o assorbita, che le case automobilistiche possono acquistare per contribuire all’attuazione di progetti compensativi di tutela ambientale. La proposta di Imparato è cambiare le logiche della distribuzione di questi crediti, allentando al contempo la morsa delle multe inflitte ai costruttori per le emissioni inquinanti. In che modo? Per esempio, in caso di vendita di un’auto nuova con rottamazione della vecchia, premiando un costruttore con lo stesso numero di crediti al di là del tipo di alimentazione dell’auto venduta.
Imparato, infine, ha sollevato la questione dell’aumento dei prezzi delle auto nuove, che nel caso delle utilitarie ha raggiunto livelli mai visti prima. La ragione dell’impennata dei listini sarebbe l’incremento dei costi di produzione (addirittura raddoppiati, secondo il manager) dovuto ai criteri sempre più severi che i costruttori sono costretti a rispettare per omologare i nuovi motori e i nuovi dispositivi di sicurezza. Incremento dei costi che grava automaticamente sulle tasche degli automobilisti, i quali non cambiano auto per scelta, ma perché non possono permetterselo. Se le cose non cambieranno in fretta, ha detto il numero uno di Stellantis in Europa, il risultato sarà una crescita rapida e incontrollata del mercato dell’usato e una diminuzione dei posti di lavoro nelle fabbriche.





















































































































































