VALUTAZIONI E DECISIONI - Non più di una settimana fa il presidente del gruppo Volkswagen Martin Winterkorn ha ricevuto un importante premio assegnato ogni anno da un organismo iberico. In quell’occasione il top manager tedesco ha sottolineato l’importanza della realtà spagnola all’interno del gruppo VW, con apprezzamenti per le maestranze. Una valutazione che peraltro aveva espresso già altre volte in passato. La convinzione però non è sufficiente a condizionare le scelte produttive del gruppo. Lo testimonia la decisione di affidare la produzione del futuro modello di
suv della
Seat (
nella foto sopra la concept IBX del 2011,
qui per saperne di più) non agli stabilimenti di Martorell (Barcellona) ma agli impianti Skoda di Kvasiny, nella
Repubblica Ceca.
I COSTI DEL LAVORO - La cosa ha suscitato scontento tra i sindacati spagnoli ed è diventata anche vicenda emblematica del tema dei costi dell’industria e della manodopera in particolare. Un tema che interessa tutta l’Unione europea e si può dire tutto il mondo economico. Secondo Jürgen Stackmann, amministratore delegato della Seat, la scelta è stata presa perché lo stabilimento di Kvasiny “ha maggiore capacità di produzione disponibile ed è un impianto molto efficiente”. Ma assieme a questa voce autorevole proveniente dallo stesso gruppo Volkswagen, sono anche da tenere presenti i dati diffusi dal Vda, l’organizzazione dei costruttori tedeschi, a proposito dei costi del lavoro: nella Repubblica Ceca tale valore è di 11,5 euro all’ora, in Spagna si arriva a 26,6 euro per poi toccare i 48,8 euro orari in Germania.
LA REALTÀ SPAGNOLA - In Spagna la vicenda è una ferita aperta, perché in questi ultimi anni di pesante crisi i lavoratori hanno accettato una profonda revisione dell’organizzazione del lavoro che ha riguardato anche i salari. Tra il 2011 e il 2013 si è registrata una diminuzione del 3%. Ma non solo: assieme agli interventi sulle remunerazioni, sono stati anche importanti quelli contenuti nei nuovi contratti sottoscritti dai sindacati spagnoli in materia di flessibilità nell’organizzazione del lavoro. Un aspetto che ha reso molto interessanti per l’industria gli insediamenti in Spagna.
PRODUZIONE IN CRESCITA - Ciò è testimoniato dalle diverse iniziative di potenziamento prese dai tanti costruttori che sono presenti in Spagna, grazie ai quali il paese iberico con 2,2 milioni di veicoli prodotti nel 2013 (9% in più rispetto al 2012) è il secondo produttore europeo dopo la Germania. In questo quadro si colloca anche la crescita produttiva dello stabilimento VW-Seat di Martorell che l’anno scorso ha sfornato 380 mila veicoli, il numero più grande dal 2008. Da notare che la fabbrica produce le Seat Toledo, Altea, Ibiza, Alhambra e l’Audi Q3.
OBIEZIONI PREVEDIBILI - Erano perciò prevedibili la delusione e le reazioni critiche alla decisione della Seat (ma è più giusto dire del gruppo VW) di produrre la suv Seat nella Repubblica Ceca. Ma l’argomento suscita più di una riflessione al di là della realtà spagnola. Sotto osservazione e in discussione ci sono i criteri di valutazione del costo del lavoro e l’interrogativo su quale debba essere la politica industriale e salariale all’interno dei paesi dell’Unione europea.
IL COSTO DEL LAVORO - Pari infatti indiscutibile che il costo del lavoro è condizionato dalla tipologia degli impianti in cui i lavoratori prestano la loro opera. E se un impianto è più moderno e meglio strutturato, così da richiedere meno manodopera, non regge che si giustifichi con il costo del lavoro la sua scelta al posto di un altro impianto meno evoluto in cui inevitabilmente l’apporto umano richiesto è maggiore. Quanto al discorso della politica industriale e salariale, è un nodo intricato quello dell’atteggiamento da tenere nei confronti di realtà molto differenti (i 48 euro/ora della Germania e gli 11 euro della Repubblica Ceca). Una argomento che finora si era soliti incontrare nelle considerazioni su realtà geografiche molto lontane, ma che evidentemente la vicenda Seat-Skoda dimostra che è presente anche nel panorama europeo e che dunque prima o poi dovrà venire al pettine nelle tante considerazioni economiche legate al lavoro. Salvo non dare per scontato che l’economia tedesca e i lavoratori tedeschi debbano beneficiare di condizioni più favorevoli rispetto alle altre realtà.