Il Tesla FSD (ovvero Full Self-Driving) è oggi il sistema di assistenza alla guida più evoluto sviluppato dalla casa americana. Nella sua forma attuale per l'Italia si tratta ancora di una versione beta, non definitiva, in attesa di approvazione da parte delle autorità europee, ma volta ottenuto il via libera, il sistema verrà rilasciato tramite aggiornamento software sulle vetture compatibili, probabilmente già nei prossimi mesi, anche se al momento non esiste una data ufficiale.
Dal punto di vista tecnico, non parliamo di un semplice aiuto alla guida: una volta attivata, l’auto gestisce in completa autonomia sterzo, acceleratore e frenata, affrontando incroci, rotonde, cambi di corsia e tratti autostradali. Alla base c’è un approccio particolare e molto differente da quello di altre case automobilistiche impegnate nello sviluppo di avanzati sistema di assistenza alla guida: niente lidar, radar o mappe in altissime definizione, ma solo le telecamere della vettura e algoritmi addestrati sui miliardi di chilometri percorsi dalla flotta globale Tesla.

Il nostro test da passeggeri si è svolto nei dintorni di Milano, alternando centri abitati, strade statali e arterie a scorrimento veloce. Un contesto interessante, perché la viabilità italiana è molto diversa da quella statunitense: carreggiate più strette, segnaletica spesso poco chiara e situazioni dove l’improvvisazione è la norma. Eppure, il Tesla FSD (Full Self-Driving) ha mostrato un comportamento sorprendentemente disinvolto.
L’auto non procede in modo eccessivamente prudente, ma mantiene un’andatura fluida e coerente con il traffico circostante; anche in passaggi delicati come precedenze e rotonde, il sistema riesce a “cogliere l’attimo”, inserendosi con decisione senza risultare né aggressivo né indeciso.

Convincente anche la gestione della segnaletica, uno dei punti critici sulle nostre strade. Strisce sbiadite, limiti poco visibili o indicazioni ambigue non sembrano mandare in difficoltà il sistema, che dimostra una lettura del contesto molto simile a quella umana. Un esempio è quello delle corsie di accelerazione: pur in presenza di un limite indicato, la vettura capisce quando è necessario aumentare la velocità per immettersi correttamente nel flusso del traffico.
Questo comportamento deriva anche dall’analisi dei dati raccolti in forma anonima: Tesla osserva come le proprie auto, guidate da persone reali, affrontano un determinato tratto di strada, ricavando velocità e posizionamento “ideali” da replicare in modalità FSD.

Restano però alcune criticità. La più importante riguarda la responsabilità: il Tesla Full Self-Driving è ancora un sistema supervisionato e il conducente deve essere sempre pronto a intervenire, perché legalmente responsabile in ogni momento. Migliorabile anche la gestione dell’asfalto rovinato: se il sistema rallenta correttamente in prossimità dei dossi, non sempre lo fa su buche o avvallamenti che potrebbero mettere a rischio pneumatici e sospensioni.
Inoltre, la nostra prova non si è svolta in condizioni di traffico intenso, né in contesti particolarmente complessi come centri storici, piccoli borghi o con meteo avverso: scenari che rappresenteranno un banco di prova ancora più arduo quando il sistema arriverà davvero sulle strade europee.

























































































































