Il prato del Grand Hotel Villa d'Este, a Cernobbio, è da sempre il posto giusto per capire dove stia andando l'automobile di nicchia. L'editione 2026 del Concorso d'Eleganza ha confermato la tendenza: accanto alle vetture storiche in gara per il Best of Show, la sezione dedicata ai prototipi contemporanei ha radunato cinque progetti che difficilmente avrebbero potuto essere più diversi tra loro. Cinque filosofie costruttive, quattro interpretazioni dell'automobile ad alte prestazioni.

La più radicale delle quattro è la Delage D12, hypercar francese costruita attorno a un V12 aspirato da 7,6 litri e 990 CV, abbinato a un motore elettrico da 48 volt per una potenza complessiva di 1.100 CV nella versione Gt. La scelta del basso voltaggio non è casuale: Delage ha voluto evitare i rinforzi strutturali imposti dalle normative europee sui veicoli ad alta tensione, contenendo il peso.
La struttura è una monoscocca in carbonio con abitacolo tandem, pilota avanti e passeggero dietro, e le sospensioni derivano direttamente dall'architettura F1 secondo il brevetto di Mauro Bianchi. A Villa d'Este era esposta in azzurro pastello, nella configurazione barchetta, silouette rasoterra con il grande splitter in carbonio a vista.
Il marchio, fondato nel 1905 e inattivo dal 1953, è stato rilanciato nel 2019 da Laurent Tapie. Il programma di sviluppo dinamico porta la firma di Jacques Villeneuve. Trenta esemplari in tutto, a partire da 2 milioni di euro.

Sul prato adiacente, un esemplare di Praga Bohema in blu metallizzato con rifiniture arancio, portiere a farfalla alzate. Praga è un costruttore ceco del 1907, attivo storicamente in settori che spaziano dai treni ai kart ai camion Dakar, ma lontano dalle vetture stradali da 77 anni.
Con la Bohema ha scelto un approccio opposto a quello di Delage: niente ibrido, niente elettronica di trazione sofisticata, solo una monoscocca in carbonio da circa 1.000 kg e il V6 biturbo 3,8 litri della Nissan Gt-R preparato da Litchfield Motors per 700 CV.
Il carico aerodinamico, sviluppato in galleria del vento con il supporto di un team di Formula 1, raggiunge i 900 kg a 250 km/h. La velocità massima è 317 km/h, il peso contenuto fa il resto. La produzione è fissata in 89 esemplari, numero che richiama una vittoria del marchio alle corse cecoslovacche del 1933.

A qualche metro di distanza, in bordeaux scuro con cerchi oro, la Totem GT Super Sport Prototipo raccontava una storia completamente diversa. Totem Automobili è una piccola realtà trevigiana che da anni lavora sulla Giulia Gt degli anni Sessanta, trasformandola in una vettura contemporanea. La Sp, svelata alla Monterey Car Week 2025, è l'ultimo progetto della casa su questa base: dieci esemplari, poi basta.
La carrozzeria in carbonio è stata allargata di 130 mm sui passaruota, con scarico laterale doppio sviluppato con Capristo a valvole elettroniche. Il motore è un V6 biturbo 3,2 litri di Italtecnica da 740 CV, con cambio manuale a sei marce a griglia sull'asse posteriore.
L'abitacolo, visibile a Cernobbio con la porta aperta, mostra strumentazione circolare in bronzo, volante in Alcantara con razze cromate lavorate a mano e consolle in carbonio spina di pesce. Una vettura che non cerca di sembrare moderna: semmai, è costruita per essere esattamente quello che sembra.

Il quarto prototipo era anche il più atteso, almeno per chi segue il progetto da vicino. La Capricorn 01 Zagato "Tutto Rosso" è il terzo prototipo di sviluppo della 01 Zagato, hypercar tedesca con carrozzeria disegnata con la storica carrozzeria milanese e meccanica che comprende un V8 compresso da 5,2 litri Ford-based da oltre 888 CV, cambio manuale a cinque marce dogleg e peso a secco inferiore a 1.225 kg.
Capricorn Group ha un lungo curriculum nel motorsport (Lmp1 Porsche, Wrc Volkswagen, F1 con Lotus e Caterham) ed è alla terza iterazione del prototipo prima della produzione in serie, prevista nella seconda metà del 2026.
Il "Tutto Rosso" è una commissione privata in cui il rosso copre circa il 95% di ogni superficie visibile, interno compreso. La resina nella scocca in carbonio è rossa, i rivestimenti in pelle Connolly e Alcantara sono rossi, persino il plenum motore è rosso. Fanno eccezione solo le pedivelle e la griglia del cambio, lasciate in metallo.
Distintivo l’abitacolo interamente monocromo con sedili a guscio e cinture a quattro punti. Il riferimento dichiarato sono le Alfa Romeo e Maserati con carrozzeria Zagato degli anni Trenta, spesso schierate in rosso integrale nelle gare di durata. Diciannove esemplari in totale, a 2,95 milioni di euro più imposte.

L’ultimo prototipo è la Kimera K-39. Con questa vettura il brand di Cuneo compie il passo più ambizioso della sua storia. La K-39 è la prima hypercar stradale interamente concepita dal marchio come progetto autonomo. Il nome stesso segna il nuovo corso: il prefisso "K" (come Kimera) sostituisce "EVO", indicando che non si tratta dell'evoluzione di un modello esistente, mentre il numero 39 rappresenta il progressivo del progetto.
La vera sorpresa si nasconde sotto il cofano. Per la K-39, Kimera ha stretto una collaborazione senza precedenti con la svedese Koenigsegg, che ha fornito una versione dedicata del suo leggendario V8 biturbo. Il propulsore eroga 1.000 CV a 7.350 giri e una coppia massima di 1.200 Nm. I tecnici hanno scelto turbine più piccole rispetto a quelle usate sulle hypercar svedesi (come la Jesko) per privilegiare la prontezza di risposta e la guidabilità.





