Flessibile nel resto del mondo, ma non in Europa dove “al più tardi entro il 2033 la Volkswagen fabbricherà solo auto elettriche”. Thomas Schäfer (nella foto qui sotto), dallo scorso giugno nuovo ceo del marchio di Wolfsburg, ha impresso un'ulteriore accelerazione alla svolta, almeno nel Vecchio Continente, anticipando di un paio di anni la scadenza che Ralf Brandstätter aveva fissato fra il 2033 e il 2035. Il manager, che è anche responsabile per i marchi di volume del gruppo (Skoda, di cui è stato ceo per meno di due anni a partire dall'agosto del 2020, Seat, Cupra e la divisione Veicoli Commerciali VW), ha allineato Volkswagen ad Audi, il cui numero uno Markus Duesmann, aveva prospettato lo stesso piano già nel corso del 2021.

I primi cento giorni da ceo sono stati intensi e Schäfer ha voluto condividere risultati e obiettivi con i media a Berlino, a due passi dalla Porta di Brandeburgo. Cinquantuno anni, trascorsi importanti in Daimler, dove ha ha cominciato la propria carriera, e a quanto pare anche il sostegno delle dinastie che controllano il gruppo, il manager tedesco è uno che sa sorridere e che adora la sintesi: se per spiegare qualcosa non bastano cinque slide, allora vuol dire che chi ci ha lavorato non ci ha ragionato sopra abbastanza.
Le stesse sue riflessioni occupano proprio cinque pagine: “Best brand, best team e best results”, è il distillato della sua filosofia. Ha avvicendato una serie di dirigenti affidando a Thomas Ulbrich la strategica divisione New Mobility, che prima non esisteva, e ha lanciato una serie di iniziative per valorizzare la storia del marchio: “Dobbiamo andare oltre il dieselgate”, avverte. Vuole che Volkswagen ascolti i propri clienti e vuole che la gente torni ad amarla.
Già il prossimo anno con la ID.3 restyling Schäfer conta di avere qualcosa di importante da offrire, alla comunità e al mercato. “Stiamo anche lavorando intensamente a un suv compatto basato sulla ID.3”, ufficializza. Il ceo conferma l'obiettivo di una entry level a costi (relativamente) contenuti: “Volkswagen deve saper portare sul mercato auto del genere - dice - Sarà una sfida, ma il nostro obiettivo resta quello di lanciare una elettrica da meno di venticinquemila euro”. La vettura verrà lanciata non solo come citycar, ma anche come crossover sportivo.

Schäfer, che aveva esordito nel gruppo come responsabile globale della produzione, vuole aumentare le economie di scala per far crescere del 20% l'efficienza e portare il ritorno sulle vendite dei marchi di volume all'8%. Per quanto possibile, il manager vuole concentrare la produzione di modelli basati sulle stesse architetture negli stessi stabilimenti: “Quello che conviene ad un singolo marchio non è detto sia la cosa migliore per il gruppo”, ammonisce.
La gamma verrà snellita, ma, promette Schäfer, Volkswagen offrirà l'auto giusta in ogni segmento spingendosi fino alla ID. Buzz, l'erede elettrico del Bulli appena lanciato e vincitore del titolo di Van of the Year nella declinazione furgone, e fino alla nuova ammiraglia ID. Aero (nella foto qui sotto). La Cina, mercato sul quale Carlos Tavares, ceo di Stellantis, teme di essere ricattabile, resterà centrale nella strategia di Volkswagen e del gruppo. “Noi lavoriamo con i paesi, non contro”, dice. Ammette l'esistenza dell'asimmetria delle regole fissate dal Dragone rispetto a quelle comunitarie, “ma non credo che le restrizioni siano la strada giuste”, sbarrando così la strada alla sollecitazione di Tavares per evitare di incentivare le elettriche cinesi importate in Europa. Non nasconde le difficoltà nel Celeste Impero: “Dobbiamo diventare più digitali - concede - e per questo svilupperemo di più in Cina per la Cina”. Negli Stati Uniti verranno investiti 7 miliardi di euro entro il 2027 dove sono attesi nuovi Suv a zero emissioni e dove è in corso la conversione del sito di Chattanooga dove verrà prodotta la ID.4.

Come Oliver Blume, ceo del gruppo e comunque sempre capo di Porsche, anche Schäfer si profila come uomo forte all'interno del colosso tedesco. Le sue parole, molto misurate, pesano. Anche sull'Euro 7: “Non ha senso bruciare una tecnologia che ci accompagnerà ancora per pochi anni. Spero che non ci siano forzature per quanto riguarda le emissioni, ma nemmeno sui dispositivi di sicurezza o altro. Sarebbe controproducente renderlo irraggiungibile”, dice confessando di attendersi chiarezza entro qualche settimana.



































