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Separati in casa alla Red Bull

13 luglio 2010

Le accuse di Webber al team hanno spezzato l’incantesimo. Le ferite dell’incidente di Istanbul si sono riaperte e tra l’australiano e il tedesco scende il gelo.

WEBBER NON CI STA - “Mica male, eh, per un numero 2?”. Chris Horner gli fa i complimenti via radio dopo il traguardo e Mark Webber (foto sopra) non dice signorsì, non gli risparmia l’ironia. Nelle qualifiche i responsabili della Red Bull avevano deciso di togliergli l’ala più performante per darla a Sebastian Vettel, lui c'era rimasto male e non lo aveva nascosto. Anche a gara vinta, dopo quella staccata a muso duro contro il tedeschino alla prima curva, dopo 52 giri da campione, Mark il veterano in missione per conto di se stesso non ha nascosto neanche un grammo della sua rabbia: “Se avessi saputo che mi avrebbero trattato così, non avrei firmato anche per il 2011”.

UN PILOTA SEMPRE IN LOTTA - Ormai lo hanno capito tutti. Webber, con tutto il rispetto, non è un Barrichello, un Massa o un Coulthard, uno che si lamenta tanto ma poi abbassa la cresta. Mark il suo spazio in Formula 1 se l’è conquistato sudando ogni centimetro, volando in economica, sfruttando al meglio il prestito d’onore che gli aveva fatto il suo amico David Campese, grande stella del rugby australiano. E lo ha difeso, combattendo contro gli avversari, i compagni di squadra, la sfortuna. Alla Minardi non avrebbe dovuto combinare nulla, e si prese due punti mondiali preziosi come pepite. Alla Jaguar avrebbe dovuto inchinarsi a Pizzonia, ma non andò così. Quando arrivò alla Williams sembrava pronto al grande passo, e lo tradì l’addio della Bmw. Alla Red Bull non vuole mollare l’osso. Due settimane fa faceva capriole nel cielo di Valencia, a Silverstone ha fatto mangiare la polvere a tutti.
 

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Sebastian Vettel.


VETTEL IRONICO
- A 34 anni nessuno (“forse neppure io”) si aspettava di vederlo davanti a Sebastian il predestinato, invece eccolo lì, tre vittorie in tasca, secondo posto nel mondiale dietro a Hamilton. E davanti a Vettel. Al tedeschino doveva fare da accomodante baby-sitter, si è trasformato nella sua Nemesi. Domenica scorsa Vettel, indispettito per l’ennesima sverniciata in gara, si è tolto casco e maschera: “Se tornerò ad essere amico di Mark? Non lo sono mai stato, lui è di un’altra generazione”. Come dire: il futuro sono io. Webber il matusa.

LEALTÀ MANCATA - “Non ho nessuna voglia di essere una figura paterna per i colleghi. Button è maturo, Alonso è molto intelligente, Hamilton ha fatto grandi progressi. Il percorso è sempre quello: prima viene il talento, poi la capacità di sfruttarlo” ha detto Webber. A Vettel, se fossero amici,  forse consiglierebbe di giocare un po’ a rugby, uno sport che adora, anche perché insegna a crescere in fretta e nel modo giusto, senza scorciatoie. E con lealtà. Quella che forse nel corso della stagione ha sentito un po’ mancare in Helmut Marko e Dieter Mateschitz (titolare della Red Bull), due che hanno occhi solo per Vettel. Già in Turchia si era capito che il team pendeva dal versante tedesco, ora l’ascesa di Webber si è trasformata in una gatta difficilissima da pelare per il direttore del team Horner, “vetteliano” anche lui, ma più diplomatico dei suoi boss.
 

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Mark Webber.


WEBBER BADA AL SODO - Il guaio è che Mark non il vizio della velocità. “Se all’inizio della carriera mi avessero detto: vincerai 4 gare e farai quattro podi avrei risposto ok, dove si firma? Adesso no, non mi accontento più. Ho preso atto che posso tenere il ritmo di Vettel, e voglio il Mondiale”. Viva il gioco di squadra, ma nell’abitacolo alla fine si resta soli. Con le proprie convinzioni, i propri desideri, i propri sogni si corre per se stessi, contro gli avversari, a volte contro le parole cattive e i pregiudizi. “Nella vita bado a essere felice a fare quello che voglio, se non mi piacesse più la Formula 1 farei un’altra cosa. Non bado a quello che dicono gli altri, hanno persino detto che sono gay. Sto con una donna più vecchia di me, è vero, Ann ha più anni di me, ma abbiamo diviso cose belle e cose brutte. All’inizio dell’anno mi aveva detto: non mi importa se non combini niente quest’anno, però portami Montecarlo e Silverstone. L’ho fatto, e ho fatto anche di più. Nel mondo ci sono tante donne speciali, lei è la più speciale di tutte”. 

FUTURO DA ALPINISTA! - Una volta appese le scarpette al chiodo, e nonostante i chiodi con cui l’anno scorso gli hanno riparato la gamba, in futuro vorrebbe scalare l’Everest (“in pensione non mi vedo, ma per fare certe cose bisogna essere giovani, e il tempo vola”), magari lavorare per un team di rugby, consigliare i giovani atleti e i giovani piloti, “ma il team manager no, non lo farei, perché dovrei sempre stare dietro a ingegneri e genitori, uffa!”.
Sabato scorso gli ha telefonato il suo vecchio amico Briatore: “Non preoccuparti Mark, tieni giù alla prima curva e vinci”, gli aveva detto. Obiettivo raggiunto. La prossima tappa è Hockenheim, fra due settimane. Correrà contro Hamilton, contro Alonso, contro Vettel. Forse contro un bel pezzo del suo stesso team.  “Devo solo provarci fino in fondo”, sorride Mark. “E se non funzionerà, potrò guardarmi allo specchio e dire: ho fatto del mio meglio”. Mica male. Neanche per un numero uno.



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Ritratto di Zack TS
14 luglio 2010 - 15:03
1
....il terzo gode....questo mondiale sarà di Hamilton secondo me
Ritratto di TONY8
14 luglio 2010 - 19:54
Commento rimosso perché l'utente è stato disattivato. La redazione.
Ritratto di Zack TS
14 luglio 2010 - 20:47
1
ah certo la F1 vera è morta e sepolta da parecchio ormai ;-)

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