
Per capire il successo delle monovolume bisogna fare un passo indietro, a quando l’automobile era ancora pensata soprattutto come una berlina con un bagagliaio più o meno grande. L’idea di mettere al centro l’abitacolo, invece della meccanica, sembrava quasi una provocazione. Eppure era già comparsa in forme diverse molto prima che qualcuno coniasse il termine “monovolume”: dalla Fiat 600 Multipla del 1956 ai prototipi degli anni ‘70, come la Italdesign Megagamma.

La vera svolta arriva però negli anni ‘80, quando negli Stati Uniti la Chrysler porta al debutto nel 1983 la Dodge Caravan, conosciuta anche come Plymouth Voyager. Parallelamente in Europa la Matra lavora da tempo a un progetto ispirato proprio ai nuovi minivan americani. Il risultato, dopo essere stato proposto senza successo alla Peugeot, viene adottato dalla Renault. Nel 1984 nasce così la Espace, considerata la capostipite delle moderne monovolume europee.

La prima Espace è molto più di una vettura alta e squadrata. Il suo punto di forza è un modo completamente diverso di sfruttare lo spazio: sette posti, sedili singoli che si possono spostare, ripiegare o rimuovere e persino le poltrone anteriori girevoli, per trasformare l’abitacolo in una sorta di salotto. La carrozzeria utilizza una struttura in acciaio zincato rivestita da pannelli in materiale composito, una soluzione insolita per un’auto di grande produzione.
All’inizio il pubblico rimane diffidente, ma alla lunga la formula funziona. La Espace dimostra che per trasportare una famiglia numerosa non serve necessariamente un furgone trasformato in automobile: si può avere una vettura confortevole, relativamente agile e soprattutto costruita attorno alle persone. È un’idea destinata a fare scuola.

La vera esplosione delle monovolume arriva però negli anni ‘90: in questo decenni il concetto non è più confinato alle grandi vetture, ma scende rapidamente di categoria e comincia a occupare praticamente ogni spazio del mercato.
Nel 1996 arriva la Renault Scénic, che nel 1997 diventa la prima monovolume compatta europea derivata da una vettura di segmento C. Il successo è enorme e gli altri costruttori si affrettano a seguirla. È il momento in cui la monovolume diventa quasi una carrozzeria obbligatoria per chi cerca praticità.

Ci sono le grandi Renault Espace, Volkswagen Sharan, Ford Galaxy e Seat Alhambra; le compatte Scénic, Citroën Xsara Picasso, Opel Zafira e Volkswagen Touran; e poi le piccole, come Renault Modus, Opel Meriva e Fiat Multipla. Perfino i marchi premium provano a interpretare la propria monovolume: prima l’Audi con l’A2, poi (con qualche anno di ritardo) la Mercedes con la Classe B e la BMW con la Serie 2 Active Tourer.

La storia delle monovolume è anche una piccola enciclopedia di soluzioni intelligenti. Per esempio l’Opel Zafira nel 1999 porta al debutto una soluzione particolarmente raffinata con il sistema Flex7: i due sedili della terza fila possono essere ripiegati e scomparire nel pavimento, senza dover essere tolti dall'auto. In circa 15 secondi la vettura può passare da sette a due posti, lasciando un piano di carico praticamente piatto.
Ancora più radicale è la Fiat Multipla, che in meno di quattro metri riesce a ospitare sei persone con due file di tre sedili, tutti di dimensioni normali, lasciando dietro di sé un bagagliaio da 430 litri. Una soluzione che obbliga a una carrozzeria molto larga e poco convenzionale, ma che risolve con grande efficacia il problema dello spazio.
Non a caso la Multipla viene esposta anche al MoMA di New York. E poi ci sono dettagli che oggi diamo quasi per scontati: i tavolini dietro i sedili anteriori, i vani portaoggetti disseminati nell’abitacolo, i sedili che ruotano, le porte scorrevoli, i parabrezza enormi, le configurazioni a cinque, sei o sette posti. Le monovolume hanno trasformato l’interno dell'auto in uno spazio da utilizzare, non semplicemente in un posto dove sedersi.

Ma mentre le monovolume diventavano sempre più interessanti, il pubblico cominciava a guardare altrove. Le suv e le crossover offrivano una parte dei loro vantaggi pratici, ma con una posizione di guida rialzata, un aspetto più muscoloso e, soprattutto, un’immagine percepita come più desiderabile.
La monovolume, al contrario, finì per essere associata sempre più spesso all’auto della famiglia e alla necessità, mentre la suv sembrava raccontare uno stile di vita. I cambiamenti sociali hanno fatto il resto: le famiglie diventano mediamente più piccole, molti clienti non hanno bisogno di sette posti e una suv può offrire spazio sufficiente senza rinunciare a all’immagine.
C’è poi anche un’altra ragione, meno visibile e forse ancora più importante: i conti. Le suv condividono piattaforme, motori e componenti con berline e crossover già presenti nelle gamme, ma possono essere vendute a prezzi relativamente elevati.
Per i costruttori sono quindi prodotti interessanti anche dal punto di vista dei margini. Al contrario, una monovolume progettata soprattutto per massimizzare lo spazio deve investire molto nella modularità e in soluzioni specifiche su cui bisognerebbe investire.

Il declino è diventato evidente soprattutto negli ultimi 15 anni, quando modelli sono usciti dai listini senza un vero successore. Il simbolo più eloquente è forse proprio la Renault Espace. Dopo cinque generazioni fedeli, più o meno, alla formula originale, nel 2023 la sesta serie cambia completamente pelle e diventa una suv a cinque o sette posti.
Il nome resta, ma la filosofia è diversa: il modello che aveva contribuito a inventare il segmento finisce per adattarsi al suo principale avversario. È una trasformazione che racconta bene quello che è successo all'intero mercato. Le suv non hanno semplicemente sostituito le monovolume: ne hanno assorbito molte delle funzioni, lasciando fuori soprattutto ciò che il pubblico considerava meno importante, cioè la massima modularità.
Se tutto sembra portare a un declino inesorabile delle monovolume, in realtà la loro storia potrebbe non essere finita. Infatti in Cina gli MPV continuano ad avere un mercato importante, soprattutto nelle fasce medio-alte. Nel 2024 sono state vendute nel Paese circa 1,09 milioni di monovolume, con modelli come BYD Denza D9, Toyota Sienna e Buick GL8 ai vertici della classifica.

Proprio qui forse si apre uno spiraglio per gli amanti delle monovolume. Se il mercato cinese continuerà a influenzare sempre di più il prodotto automobilistico globale, questo tipo di vetture potrebbe tornare passando ancora una volta dai segmenti più grandi e lussuosi fino a quelli più compatti e popolari.





























