Nel Regno Unito sta facendo discutere il caso di un’officina condannata a pagare 1.600 sterline di multa (circa quasi 1.900 euro) per aver apportato modifiche illegali a un’auto: come riporta Auto Express, al garage sono state contestate, tra le altre cose, la rimozione del catalizzatore e la modifica della centralina per ottenere i caratteristici scoppia allo scarico. Secondo le autorità, l’intervento aveva reso l’auto non idonea alla circolazione e il cliente non sarebbe stato adeguatamente informato delle conseguenze.
Lo stesso caso in Italia avrebbe avuto conseguenze diverse. L’articolo 78 del Codice della Strada sanziona infatti chi circola con un veicolo sul quale siano state modificate determinate caratteristiche costruttive o funzionali che ne alterano le caratteristiche di omologazione, senza la prescritta visita e prova e senza l’aggiornamento della carta di circolazione.
La multa va da 430 a 1.731 euro, con ritiro della carta di circolazione. In altre parole, quando un’officina monta uno scarico non conforme, modifica l’assetto o interviene sulla centralina in modo non ammesso, il bersaglio principale della contestazione è il proprietario che porta quell’auto su strada.

Sarebbe sbagliato però dire che l’officina che ha eseguito i lavori non rischi mai nulla. Sebbene non esista una sanzione automatica, analoga a quella prevista dall’articolo 78 del CdS, la legge che disciplina l’attività di autoriparazione considera parte di questa attività anche gli interventi di sostituzione e le modifiche dei componenti del veicolo.
Per esempio, nel caso delle modifiche ammesse dalla normativa, le officine autorizzate devono rispettare precise prescrizioni, rilasciare la documentazione prevista e informare il proprietario degli adempimenti necessari per aggiornare la carta di circolazione. Il Ministero dei Trasporti prevede anche responsabilità amministrative, civili e penali in caso di irregolarità e, per le officine che operano in questi procedimenti, può essere ritirato il codice identificativo che consente di svolgere quelle attività.
Inoltre, l’articolo 77 del Codice della Strada prevede sanzioni anche per chi importa, produce per la commercializzazione o commercializza determinati sistemi, componenti ed entità tecniche non omologati o approvati. In questo caso la multa va da 168 a 678 euro, che però si alza da un minimo di 845 a un massimo di 3.382 euro se si tratta di di sistemi frenanti o dispositivi di ritenuta (cinture e pneumatici).

Le officine fanno quasi sempre firmare una dichiarazione di scarico di responsabilità o una scrittura privata prima di montare pezzi non omologati su un'auto, dove si specifica che l'auto circolerà solo su circuiti chiusi o aree private e non su strade pubbliche e il cliente solleva l'officina da ogni danno meccanico, civile o penale legato alla rottura o al malfunzionamento dei pezzi non omologati.
Il cliente conferma di essere stato informato che i componenti non rispettano le norme per la circolazione stradale. In questo modo l'officina si tutela da multe, denunce o richieste di risarcimento in caso di incidenti o guasti.
In Italia il fenomeno delle auto elaborate è vastissimo, ma non esiste una statistica nazionale capace di quantificarne i numeri reali. Del resto, il confine tra tuning legale e illegale è spesso poco conosciuto anche dagli stessi automobilisti. Una modifica può essere tecnicamente possibile ma non automaticamente autorizzata alla circolazione.
Il risultato è un paradosso: chi monta una modifica palesemente fuori norma può continuare a proporla come se fosse un normale servizio di officina, mentre il rischio più immediato ricade su chi si mette al volante. Una domanda rimane: se una modifica è illegale per circolare, non sarebbe più efficace responsabilizzare anche chi la installa e la vende come se fosse perfettamente lecita?






























