Fino a poco tempo fa, la BMW sembrava l’unica a navigare con relativa tranquillità nel mare in tempesta dell’industria automobilistica tedesca. Tuttavia le ultime notizie dipingono un quadro ben diverso. La casa di Monaco ha infatti annunciato un piano di tagli che prevede la riduzione di circa 8.000 posti di lavoro entro la fine del 2027.
Il provvedimento, concordato con il consiglio di fabbrica, avverrà attraverso un programma di partenze volontarie e riguarderà principalmente i settori dell’amministrazione e dello sviluppo, lasciando per il momento esclusa la produzione. La scossa arriva dopo un secondo trimestre del 2026 deludente, che ha visto l’utile ante imposte crollare del 35%, fermandosi a 1,7 miliardi di euro.
Ancora più preoccupante è il margine operativo del settore automotive, sceso bruscamente al 2,3% rispetto al 5,4% dell’anno precedente. Risultati che il nuovo ceo Milan Nedeljkovic ha definito senza mezzi termini “non soddisfacenti”, sottolineando la necessità di accelerare i piani di contenimento dei costi per salvaguardare la redditività futura del marchio.

A pesare come un macigno sui conti della BMW è soprattutto il rallentamento delle vendite in cina, un tempo vera e propria miniera d’oro per i costruttori premium tedeschi, dove la BMW ha visto crollare le vendite del 30%, complice una fiducia dei consumatori ai minimi e la feroce concorrenza dei produttori locali.
Gli osservatori del settore temono che la nuova gamma di veicoli elettrici del marchio bavarese possa arrivare troppo tardi per riconquistare terreno in un mercato dominato dalla tecnologia e dalla rapidità dei rivali cinesi. Questi ultimi, peraltro, iniziano a premere con forza anche sui confini europei, rendendo lo scenario globale ancora più complesso.
Oltre al fronte orientale, la BMW deve fare i conti anche con l’instabilità geopolitica in Medio Oriente e con la difficile gestione della transizione verso l’elettrico, che richiede investimenti massicci a fronte di una domanda globale ancora altalenante.

Per rispondere a questa crisi, Nedeljkovic ha deciso di rompere i tabù del passato, annunciando una revisione profonda di processi e strutture aziendali che fino a ieri erano considerati intoccabili. Il piano di ristrutturazione non si fermerà ai soli tagli del personale, ma coinvolgerà le vendite, gli acquisti e lo sviluppo dei nuovi modelli.
La BMW intende snellire il proprio portafoglio prodotti, tagliando varianti e motorizzazioni meno redditizie, specialmente dove l’adozione dell’elettrico procede a rilento, come negli Stati Uniti, mercato in cui i motori termici restano ancora la scelta preferita.
La BMW non è sola in questa tempesta: anche gli altri giganti tedeschi, Volkswagen e Mercedes in testa, stanno già attuando tagli pesanti e chiusure di impianti per sopravvivere a un modello di business che, secondo i vertici di Monaco, è radicalmente cambiato. La sfida per il futuro sarà quella di diventare più snelli e competitivi senza perdere l’identità che ha reso celebre l'Elica in tutto il mondo.





















































































































































