La BYD lancia una promozione (valida fino al 31 gennaio 2026) per chi decide di sostituire un’auto il cui motore ha la cinghia a bagno d’olio, con un modello della casa cinese, ibrido plug-in o elettrico che sia. Lo sconto non è legato al reddito. Qualche esempio: 6.200 euro per l’utilitaria elettrica Dolphin, per la suv compatta Atto 2 e per la berlina elettrica Seal. € 7.700 invece per la suv coupé Sealion 7 ed € 10.000 per la suv grande Seal U DM-i Design 4WD. Si tratta di sconti importanti, di importo comunque molto simile a quelli che BYD applicava fino a dicembre in caso di permuta (con qualsiasi modello).

E quindi, chi non ha un’auto con la cinghia “sfortunata”? Se intende comprare una BYD, forse è meglio che aspetti fino a febbraio: a gennaio ci sono comunque degli sconti, ma sono mediamente la metà di quelli legati alla campagna Purefication. Finita questa promozione, è probabile che gli sconti tornino, per tutti, più importanti.
Ma qual è il problema della cinghia di distribuzione a bagno d’olio? Adottata da molti costruttori (si stima che circa due terzi di tutti i motori delle auto odierne ce l’abbiano), è utilizzata in particolare sui propulsori più piccoli perché si tratta di una tecnologia più economica da produrre e anche più silenziosa nell’utilizzo rispetto alla catena. Talvolta però sono emersi dei problemi: il continuo contatto della cinghia con l’olio motore può rovinarne il rivestimento, liberando nel lubrificante delle particelle di gomma, che possono intasare alcune componenti, come la pompa. Ne consegue una lubrificazione insufficiente, con possibili gravi danni al motore.

I problemi più noti causati dalla cinghia a bagno d’olio sono quelli dei motori dell’ex gruppo PSA (quindi Peugeot, Citroën e Opel, poi confluite in Stellantis: qui per saperne di più), ma anche su alcuni motori Ford, General Motors, Honda e Volkswagen. Ecco i modelli che la utilizzano e che potrebbero dare accesso alla compagna di scontio della BYD:




































