Provare a sfondare nel mercato giapponese è da sempre molto difficile, se non impossibile, per i costruttori stranieri. Infatti nessuno ci è riuscito fino ad ora, in una nazione dove il 95% delle immatricolazioni è rappresentato da modelli locali (dato 2025).
Ma la cinese BYD ha un piano: provare a “bucare” con un’auto del tipo preferito dai giapponesi e fatta apposta per quel mercato, una kei car elettrica, progettata oltretutto dall’ingegnere che per anni è stato a capo delle citycar della Nissan. L’obiettivo è chiaro: ritagliarsi spazio in una categoria che vale un terzo delle vendite di auto nuove in Giappone.

Le kei car sono piccole citycar economiche da gestire: in Giappone pagano una tassa di immatricolazione pari a un terzo rispetto alle auto tradizionali e un’imposta annuale basata sul peso ridotta a un quarto. Inoltre chi vive nelle grandi città non deve dimostrare di avere un posto auto per acquistarle.
Per legge non superano i 340 cm di lunghezza, i 148 cm di larghezza e i 2 metri di altezza. La potenza massima è di 64 CV, limite non normato ma frutto di un accordo tra i costruttori locali.
In passato qualche marchio europeo ha provato a lanciare kei car in Giappone, senza grandi risultati: la Polski Fiat 126p (variante polacca della Fiat 126) all’inizio degli anni ’90, la Smart nel 2001 con una variante modificata con carreggiate e parafanghi più stretti della sua citycar biposto e, dal 2021, la sportiva essenziale Caterham Seven 170, spinta da un tre cilindri Suzuki da 658 cc e 83 CV.

La BYD Racco (“lontra” in giapponese) debutta in un contesto dove le elettriche rappresentano solo il 3% delle immatricolazioni di kei car. BYD, che nel 2025 ha venduto 3.900 auto e nei primi sei mesi del 2026 2.400, punta a 12.000 Racco all’anno. Un traguardo decisamente ambizioso: da gennaio a giugno, infatti, sono state immatricolate appena 7.800 kei car elettriche in tutto il Giappone. E la concorrenza è forte: domina la Nissan Sakura (venduta anche come Mitsubishi ek X EV), seguita dalla Honda N-One e:.
Lunga 340 cm e con un passo di 252 cm, la Racco offre un baule di 280 litri, che diventano 1.372 reclinando i sedili. Le forme squadrate massimizzano lo spazio interno e nella dotazione spiccano le porte posteriori scorrevoli elettricamente e apribili anche tramite movimento del piede e i freni a disco posteriori, una rarità nel segmento.
La batteria da 36 kWh, ricaricabile fino a 6 kW in corrente alternata e fino a 50 kW in corrente continua, garantisce un’autonomia (secondo la casa) di 320 km nel ciclo nipponico. In autunno arriverà una versione più economica con batteria da 22 kWh, ricarica fino a 36 kW alle colonnine veloci e 210 km dichiarati di percorrenza. Per un confronto la Nissan Sakura si limita a una “pila” da 20 kWh e 180 km.

La BYD Racco è proposta in due allestimenti: la “base” Plus ha un prezzo inferiore ai 13.000 euro mentre la Premium supera di poco questa cifra. La versione con batteria più piccola costerà invece circa 11.500 euro. Possono beneficiare dell’incentivo statale di circa 800 euro.
La rivale Nissan Sakura parte da poco più di 13.000 euro ma, montando batterie costruite in Giappone, ha un “aiuto” statale molto più sostanzioso, pari oltre 3.100 euro.







