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Calo del diesel: e in Italia le fabbriche entrano in crisi

Pubblicato 02 dicembre 2019

Si aprono le crisi di Bosch in Puglia e Mahle in Piemonte, e anche la FCA di Pratola Serra cala del 30%.

Calo del diesel: e in Italia le fabbriche entrano in crisi

VENTO DEL CAMBIAMENTO - Il vento del cambiamento soffia sempre più forte e il processo di rinnovamento nel mondo dell’auto è sempre più drammaticamente evidente, dal momento che quasi tutti i grandi costruttori annunciano profonde ristrutturazioni con tagli e ottimizzazioni nella produzione. Un processo che inizia a colpire anche l’indotto, come si scopre in questi giorni dalla Mahle (azienda tedesca specializzata nella componentistica meccanica) che annuncia la prossima chiusura di alcuni siti in Piemonte o gli esuberi annunciati dalla Bosch nello stabilimento di Bari dove si realizzano gli impianti di iniezione per i motori diesel. Anche lo stabilimento FCA di Pratola Serra, specializzato in motori, fa segnare un -30% della produzione rispetto all’anno scorso. 

TUTTO EBBE INIZIO COL DIESELGATE - Queste notizie sono l’ennesima pericolosa conferma di quanto sta succedendo all’industria automobilistica. Un mondo che sta cambiando pelle per attrezzarsi alle nuove tecnologie legate all’elettrico, ma che lo fa a prezzo di grandissimi sacrifici. Ecco perché in tutta Europa, Italia compresa, le aziende credono sempre meno nei motori a gasolio e ridimensionano pesantemente i propri organici. Tutto iniziò, non è certo un segreto, con lo scandalo Dieselgate del 2015 che spazzò via i vertici del colosso Volkswagen. Da allora le vetture diesel iniziarono inesorabilmente a perdere quote di mercato con immatricolazioni calo continuo e costante. Numeri che non potevano non ripercuotersi nell’indotto e in particolare nelle numerose aziende sparse sul nostro territorio che, da Nord a Sud, danno lavoro a 25 mila persone. 

ESUBERI - E il caso più emblematico è proprio quello della fabbrica Bosch di Modugno (Bari) che produce dagli Anni 90 le pompe common rail per i diesel e che, secondo quanto dichiarato dal portavoce della Bosch, entro giugno 2022 si troverà a fronteggiare una sovracapacità produttiva con conseguente esubero di 620 posti di lavoro. Quanto basta per provocare proteste e scioperi. Una realtà insomma preoccupante che prospetterà anche un futuro radioso per la mobilità elettrica, ma a costi sociali forse troppo alti da pagare.



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Ritratto di oretaxa
2 dicembre 2019 - 11:43
Bosch ha i sistemi mild hybrid 48V, che molte auto dovranno installare per rientrare nei limiti di legge. Quindi lavoro ce ne sarà...
Ritratto di BRIXIO85
2 dicembre 2019 - 14:04
Evidentemente non in Italia, perché è da sempre che il concetto di pianificazione industriale non è, neppure vagamente, nell'agenda del MISE...
Ritratto di pierfra.delsignore
4 dicembre 2019 - 09:55
4
Concordo putroppo, con BRIXIO85 ma non hai ragione di più, c'è chi nei cambiamenti epocali vede opportunità e li cavalca, c'è chi non sa adeguarsi e programmare e dai cambiamenti viene travolto
Ritratto di remor
2 dicembre 2019 - 11:50
Chiederei scusa già in anticipo perché, ovviamente, a forza di ripetere un concetto si rischia di diventare petulanti. Ma, in questo caso l'articolo è troppo in tema, vedrei molto lo scenario orientato in una maniera tale che le varie case automobilistiche si stanno preparando e impostando le produzioni per fare spazio alle ibride (per le elettriche penso sia troppo presto per la rivoluzione totale di usi e abitudini dell'automobilista medio) e, visto quanto detto negli articoli precedenti le case europee in particolare al plug-in. Perché paradossalmente a livello di abbattimento emissioni è più "facile" implementare a livello di plug-in che convertire in ibrido NON plug-in (infatti quando le case europee lo fanno danno luogo sempre a un ibrido leggero, al limite dell'inesistente, visto che in caso contrario, come invece fanno Toyota-Lexus e Hyundai-Kia bisogna quanto meno convertirsi al ciclo Atkinson). Ovvio, poi (la solita discussione che si accenderà a breve) che le persone vorrebbero/preferirebbero "ancora" continuare a comprare diesel ma le case devono muoversi per tempo nell'ottica di rispettare i futuri limiti emissivi.
Ritratto di Fulvia72
2 dicembre 2019 - 12:21
Altri esuberi in Italia sono un grave problema, vista la nostra cronica crisi economica e occupazionale. Sarà utile che il governo si attivi in tempo per spingere le multinazionali a convertire la produzione in questi stabilimenti, impedendo che vengano chiusi.
Ritratto di -Virus
2 dicembre 2019 - 13:16
Ma come fai a convertire la produzione se l’elettrico ha l’1% del mercato? Bisogna avere dati importanti, non basarsi sulla fiducia che l’elettrico prima o poi sfonderà. Attualmente è l’unico segmento in cui l’offerta supera di gran lunga la domanda. Come dice Remor le persone vogliono ancora le diesel nonostante questa imposizione generale dell’elettrico.
Ritratto di Andre_a
2 dicembre 2019 - 15:34
Bosch, ad esempio, lavora sia nel diesel che nel benzina, nell'ibrido e nell'elettrico. Se il diesel sta andando male, si potrebbe incentivare l'azienda a convertire la fabbrica non necessariamente per supportare l'elettrico.
Ritratto di Mbutu
3 dicembre 2019 - 08:15
Fare un ragionamento del genere significherebbe lasciarsi sfuggire l'occasione per demonizzare ancora un po' l'elettrico a favore della torma coi forconi. Per fortuna i sorteggi degli Europei sono andati bene, altrimenti sarebbe stata colpa delle EV.
Ritratto di pierfra.delsignore
4 dicembre 2019 - 09:59
4
Sono un fan realistico dell'elettrico che è il futuro remoto non prossimo, a breve andava concentrata la pianificazione industriale sul mild hybrid, costa poca, risolve il problema in città e non ha bisogno di colonnine e cambio abitudini dei consumatori, l'EV si diffonderà quando le batterie dureranno 1000 Km e l'auto ti costerà 15.000 euro con incentivi, prima rimarrà una nicchia di segmento alto e sportivo
Ritratto di Andre_a
4 dicembre 2019 - 10:38
Secondo me, piú della durata delle batterie, sarebbero importanti i tempi di ricarica e la diffusione delle colonnine. É consigliato fermarsi almeno 15 minuti ogni 2 ore di guida, giá oggi in 15 minuti la Taycan ricarica abbastanza per percorrere 300km. Per quanto riguarda i prezzi, si dovrebbero raggiungere i prezzi delle auto attuali, o poco piú, ma senza incentivi: finché si tratta dello zero virgola qualcosa del mercato va bene, ma se oggi tutte le auto vendute fossero elettriche, lo Stato dovrebbe incentivare quasi 2 milioni di auto all'anno, che a 6000 euro per auto sarebbero 12 miliardi di euro! Improponibile.
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