La Cina è il più grande mercato automobilistico del pianeta, e lo si percepisce immediatamente appena si arriva nelle sue metropoli. Per chi arriva dall’Europa, il traffico cinese sembra quasi un “mondo parallelo” con modelli diversi dai nostri, marchi sconosciuti, e tantissime elettriche che rendono un po’ più silenziose anche le città più grandi. Così dopo un viaggio nella regione di Canton, abbiamo raccolto impressioni e dati che raccontano in modo concreto che cosa guidano davvero i cinesi.

La prima differenza evidente rispetto all’Europa riguarda le dimensioni e le tipologie delle auto. Le strade cinesi sono popolate da molte crossover, ma le berline tradizionali sono ancora diffusissime. Tre volumi di ogni tipo (dalle compatte alle ammiraglie) continuano a essere scelte dal pubblico in numeri enormi. E proprio i numeri di questo mercato lasciano a bocca aperta: in Cina si vendono oltre 27 milioni di auto ogni anno, più di Europa e Stati Uniti messi insieme. Naturale che in un mercato di queste dimensioni si generi una varietà immensa di modelli, prezzi e strategie, molto diversa da quella a cui siamo abituati.

A primo impatto camminando in una grande città cinese si ha la sensazione che la mobilità elettrica abbia già del tutto preso il sopravvento. E se è vero che tutti gli scooter sono effettivamente elettrici e che le auto con targa verde sembrano predominare nel traffico, i dati raccontano un quadro più equilibrato. Le auto elettriche pure rappresentano circa il 30% delle immatricolazioni negli ultimi anni: una quota molto alta rispetto all’Europa, ma ancora lontana dalla maggioranza.
L’equivoco per così dire nasce dal fatto che le targhe verdi non identificano solo le BEV, bensì tutte le New Energy Vehicles: quindi anche le auto ibride plug-in, che in Cina hanno numeri impressionanti e che si vedono ovunque. Il risultato quindi è che nelle grandi città le EV sembrano dominare, ma nel parco circolante complessivo la benzina è ancora molto presente, spesso affiancata dalle ibride ricaricabili.

Osservando il traffico cinese si nota immediatamente un cambio di equilibrio rispetto a soli pochi anni fa. I marchi stranieri (specialmente quelli giapponesi e tedeschi) sono ancora presenti, ma spesso con modelli un po’ datati. Nel segmento medio, che rappresenta il cuore del mercato, le auto nuove sono oramai quasi tutte cinesi. L’unica vera eccezione è Tesla, che continua a vendere moltissimo grazie soprattutto alla Model Y prodotta localmente. È il solo brand non cinese che si vede con continuità e con un parco circolante recente.

La Cina è talmente grande che i dati nazionali non raccontano, però, tutta la storia. Ogni regione, spesso ogni grande città, ha preferenze e dinamiche proprie. Nell’area di Canton, per esempio, abbiamo osservato un numero impressionante di vetture del gruppo GAC: suv, berline, monovolume. Pur non essendo in testa alle classifiche nazionali, nella regione di Guangzhou i modelli GAC sono ovunque, a testimonianza di una forza locale che non emerge immediatamente nelle statistiche ufficiali. Questa frammentazione regionale è tipica della Cina e rende il mercato ancora più complesso: un marchio forte a Shanghai può essere quasi invisibile a Shenzhen, e viceversa.

Sebbene i marchi locali abbiano preso sempre più il largo, nel segmento premium resiste il dominio dei brand europei. BMW, Mercedes e Audi sono ancora simboli di status e continuano a essere tra le auto di lusso più richieste dai clienti cinesi. Una caratteristica accomuna quasi tutte le auto premium viste sulle strade: sono versioni a passo lungo, le “L”. Serie 5 L, Classe E L, A6 L, e così via. In Cina lo spazio posteriore è un requisito fondamentale, sia per motivi di comfort personale sia perché molte vetture premium vengono utilizzate con autista.

Il dominio del mercato ormai da tempo è di BYD, ma ci sono realtà più “giovani” che crescono a un ritmo altrettanto impressionante come Xpeng e Xiaomi. Il panorama è in piena evoluzione e la velocità di crescita dei brand locali è sorprendente. Esplorare il mercato cinese permette di capire perché l’automotive globale stia cambiando così rapidamente. La Cina non è solo un mercato diverso dal nostro: è un laboratorio che mostra come potrebbe essere almeno in parte la mobilità del futuro anche alle nostre latitudini.























































