Fino a pochi anni fa i nomi dei marchi cinesi dicevano poco agli automobilisti italiani, ma ora cominciamo a conoscerli e, soprattutto, a vederli sempre più spesso sulle le nostre strade. In un mercato che nei primi sette mesi dell’anno è cresciuto dell’8,9% rispetto al 2025, superando già il milione di nuove immatricolazioni (qui la notizia) le auto prodotte dalle case provenienti dal Paese del Dragone stanno assumendo un peso sempre maggiore, anche perché questi costruttori hanno cominciato a importare non solo auto elettriche, ma anche modelli equipaggiati con motori a combustione (la maggior parte dei quali più o meno elettrificati) a prezzi molto competitivi, sicuramente più attraenti in questa fase storica per il grande pubblico.
Considerato l’aumento complessivo del mercato, ci si aspetterebbe una crescita generalizzata di tutti i marchi automobilistici, tuttavia proprio l’arrivo dalla Cina di nuovi marchi ha prodotto anche un certo numero di “delusi”. Abbiamo analizzato i numeri comunicati dall’Unrae relativi alle vendite dei vari marchi nel nostro Paese da gennaio a luglio 2026 per vedere a quali case tradizionali i nuovi brand cinesi possono aver “sottratto” una fetta della clientela.
Il mercato italiano vede cinque grandi protagonisti provenienti dalla Cina: BYD, Geely, Leapmotor, MG e Omoda&Jaecoo. Sono questi i costruttori cinesi che in questi primi sette mesi dell’anno hanno venduto oltre 3.000 auto in Italia, evitando di considerare tra questi quelle aziende italiane che importano modelli dalla Repubblica Popolare per venderli con lievi modifiche e con il proprio marchio nel nostro Paese (per esempio il Gruppo DR o l’EMC). In totale le cinque “big” cinesi in Italia hanno portato sulle nostre strade poco meno di 69.000 nuovi veicoli.
| Marchi | Immat. 2025 (gen-lug) | Immat. 2026 (gen-lug) | Variazione (unità) | Variazione (%) |
| MG | 33.036 | 34.851 | +1.815 | +5,49% |
| BYD | 11.528 | 33.973 | +22.445 | +194,70% |
| Leapmotor | 1.938 | 25.398 | +23.460 | +1.210,53% |
| Omoda & Jaecoo | 6.691 | 24.692 | +18.001 | +269,03% |
| Geely | 0 | 3.056 | +3.056 | - |
| Tot. incremento | - | - | +68.777 | - |
La MG è senza dubbio la marca cinese più riconoscibile e radicata nel pubblico italiano e fino a luglio nel 2026 ha venduto in Italia 34.851 auto, oltre 1.800 in più rispetto alle 33.036 dello stesso periodo dell’anno precedente (+5,49%).
Se la BYD, con 11.528 vetture vendute, era quasi marginale nei primi mesi del 2025, ora incalza la MG per la testa della classifica dei marchi cinesi nel nostro Paese con un totale di 33.973 nuove immatricolazioni, facendo segnare un notevole +194,7%.
L’incremento percentuale è stato ancora più consistente per la Omoda&Jaecoo: il marchio del gruppo Chery, grazie anche all’arrivo di nuovi prodotti, è migliorato del 269,03%, passando da 6.691 auto vendute nei primi sette mesi del 2025 alle 24.692 di quest’anno. Fuori scala anche l’incremento della Leapmotor, forte della partnership con Stellantis, che passa da 1.938 a 25.398 nuove targhe (+1.210,53%).
Ha da poco festeggiato il primo anniversario della sua presenza ufficiale in Italia la Geely: nei primi sette mesi del 2025 non era attiva nel nostro mercato, invece nello stesso periodo del 2026 ha venduto le proprie auto a 3.056 nuovi clienti.
Osservando i dati di vendita dell’Unrae si nota come per il momento in Italia i costruttori più prestigiosi non sembrano subire particolarmente la concorrenza cinese: chi acquista una Mercedes, tuttalpiù considera un’Audi, ma non entra in una concessionaria per comprare MG. A sentire maggiormente l’arrivo dei concorrenti cinesi sono i marchi generalisti, alcuni dei quali crescono ma meno di quanto ci si aspetterebbe dalla situazione del mercato attuale.
Sono probabilmente condizionate dai nuovi concorrenti cinesi le vendite di marchio come la Volkswagen (in crescita dell’1,61%), della Renault (+3,93%) e della Citroën (+1,14%), mentre la Fiat (in aumento del 29,19% nei primi sette mesi dell’anno) non sembra patire l’arrivo delle auto cinesi, grazie soprattutto al successo della Grande Panda.
| Marchio | Variazione (%) | Tendenza vs media mercato (+8,9%) | Valutazione |
| Citroën | +1,14% | Sotto media | Risente fortemente della concorrenza cinese |
| Volkswagen | +1,61% | Sotto media | Condizionata dai nuovi marchi cinesi |
| Renault | +3,93% | Sotto media | Crescita frenata rispetto al potenziale |
| MG (brand cinese) | +5,49% | Sotto media | Risente della concorrenza dei propri connazionali |
| Opel | +6,20% | Sotto media | Sottrazione di quota clienti verso la Cina |
| Skoda | +6,36% | Sotto media | Sottrazione di quota clienti verso la Cina |
| Fiat | +29,19% | Sopra media | Non mostra segni di sofferenza al momento |
È plausibile che i costruttori dalla Cina abbiano sottratto qualche cliente anche alla Opel (+6,2%) e alla Skoda (+6,36%). Perfino la MG, che come abbiamo visto è cresciuta “solo” del 5,49%, potrebbe aver risentito della concorrenza dei suoi connazionali, rispetto ai quali paga un’immagine meno moderna e tecnologica.
Ma se le aziende appena menzionate sono riuscite comunque a mantenersi in un territorio positivo nei primi sette mesi del 2026, pur facendo peggio della media del mercato, ci sono altre case automobilistiche che hanno ridotto i loro volumi nonostante l’incremento delle vendite in Italia.
Ha limitato i danni la Toyota, perdendo 540 unità e passando da 74.675 auto vendute nei primi sette mesi del 2025 alle 74.135 di quest’anno (-0,72%). Lo stesso si può dire della Nissan, che ha perso circa 340 vendite a causa di numeri in calo da 22.092 nuove targhe nel 2025 a 21.754 nel 2026 (-1,53%).
Le nuove suv e crossover cinesi potrebbero aver influito sulla percentuale negativa delle vendite anche per la Suzuki (-5,13%) e la Dacia (-8,84%), due marchi considerati tra i migliori per rapporti qualità/prezzo: se quest’ultimo diventa un fattore decisivo per l’acquisto, allora le auto cinesi sono difficilmente battibili.
| Marchio | Immat. 2025 (gen-lug) | Immat. 2026 (gen-lug)) | Variazione (unità) | Variazione (%) |
| DR | 10.705 | 8.333 | -2.372 (~2.300) | -22,16% |
| Ford | 42.790 | 32.920 | -9.870 | -23,07% |
| Hyundai | 29.112 | 21.184 | -7.928 | -27,23% |
Ci sono però tre case automobilistiche, con risultati particolarmente negativi nei primi 7 mesi dell’anno, sulle quali la concorrenza cinese potrebbe avere particolarmente pesato, insieme ad altri fattori. Paradossalmente la prima è proprio un’azienda che sulla Cina ha basato tutti i suoi affari: la DR. La casa di Macchia d’Isernia ha visto peggiorare le sue vendite del 22,16%, a causa di una diminuzione di quasi 2.300 unità che l’ha vista passare da 10.705 a 8.333 auto vendute.
C’è poi la Ford, in calo da 42.790 a 32.920 vetture (-23,07%), in questo caso anche a causa della fine della produzione di un modello centrale per l’ovale blu come la Focus.
Ma chi ha fatto peggio in assoluto è la Hyundai, che passa da 29.112 a 21.184 nuove immatricolazioni da gennaio a luglio, perdendo il 27,23%: la casa coreana non ha presentato novità nel 2026 e ha una gamma con qualche anno sulle spalle, pertanto è plausibile che questo abbia pesato maggiormente..
In conclusione, sebbene l'aumento complessivo del mercato automobilistico italiano (+8,9%) abbia fornito un contesto favorevole, i dati dimostrano che l'avanzata dei costruttori cinesi non è un semplice riflesso della crescita generale, ma il risultato di una diretta ed efficace sottrazione di clienti ai marchi tradizionali.
Le quasi 69.000 immatricolazioni aggiuntive messe a segno dalle "big" cinesi nei primi sette mesi del 2026 hanno ridefinito le quote di mercato, colpendo in modo chirurgico il segmento generalista. Se da un lato i marchi premium restano per ora al riparo e colossi come Fiat continuano a crescere vigorosamente per via delle novità di prodotto, dall'altro diversi brand storici (tra cui Volkswagen, Renault e Citroën) hanno registrato performance ben al di sotto della media del settore.
A fare le spese più severe dell'offensiva cinese sono stati proprio i marchi focalizzati sul rapporto qualità/prezzo come Dacia e Suzuki, o costruttori che hanno subito pesanti contrazioni a doppia cifra come DR (-22,16%), Ford (-23,07%) e Hyundai (-27,23%). La presenza cinese in Italia non sta quindi solo accompagnando la ripresa del mercato, ma ne sta ridistribuendo le carte a discapito dei competitor più vulnerabili.

















































































