Le auto a batteria che hanno un cambio si contano sulle dita di una mano: sono praticamente solo sportive e questa trasmissione è studiata per avere prestazioni da supercar. Non a caso, la Porsche Taycan Turbo GT Weissach, grazie a una prima molto corta che viene usata solo nelle partenze “a razzo”, promette uno “0-100” in 2,2 secondi. La nuova Mercedes CLA, invece, usa un cambio a due rapporti per un altro motivo: la prima marcia migliora le doti di traino a bassa velocità e la seconda fa funzionare il motore a un minor numero di giri quando si procede ad alta velocità, migliorando così le percorrenze.
Più di un fornitore di tecnologia, come Bosch, ZF e Inmotive, ha nel suo portafogli un cambio per le elettriche ma, ancora, questi faticano a trovare posto nelle auto di serie. A questa lista si aggiungono due italiani, Alessandro D’Aiuto e Diego Ramponi, che hanno appena brevettato un cambio che si ispira a quello delle moto. Non a caso, a firmare il progetto è Franco Lambertini, nome storico e “padre” di numerosi propulsori per veicoli a due ruote.

Questa trasmissione fa a meno di frizioni e sincronizzatori, sfruttando la reattività dei motori elettrici per portare al giusto numero di giri gli ingranaggi durante i passaggi di marcia al fine di ottenere un innesto senza “grattate” . Secondo gli inventori l’interruzione di potenza è praticamente inavvertibile: parliamo di un sessantesimo di secondo. Semplice nella costruzione e leggera, ha tre marce: “corta” (per trainare carrelli, partire rapidamente o affrontare salite ripide), “normale” e lunga (che punta a ridurre i consumi in autostrada).
Fra i pregi anche la compattezza: il differenziale è “avvolto” dagli ingranaggi e questo permette di fare a meno di un albero. Per un motore elettrico da 200 CV, l’intera trasmissione risulta essere una “scatola” di appena 30x30x50 cm. Al momento l’idea è però solo su carta: gli inventori sono alla ricerca di un partner che lo produca.


































