DAI MILIARDI ALLE MANETTE - Dopo mesi di notizie giuridiche, economiche, ambientaliste, lo scandalo Dieselgate che ha travolto la Volkswagen sta facendo sentire il tintinnare delle manette. L’FBI ha fermato il manager tedesco Oliver Schmidt, che è stato il numero 1 negli Usa per quanto concerne i rapporti con le autorità locali competenti per l’ambiente. Le motivazioni dell’arresto non sono state rese ufficialmente pubbliche, ma secondo il New York Times e altri organi di stampa, l’iniziativa dell’FBI è legata alle denunce mosse a Schmidt dai procuratori federali dello stato di New York e di quello del Massachusett. In pratica sarebbe legato alla fase iniziale del Dieselgate.
BUGIE E RISPOSTE FASULLE - Quando la vicenda cominciò a delinearsi (nella prima fase senza echi pubblici) nel 2014, Schmidt fu il manager Volkswagen che si ritrovò a dover rispondere alle richieste di chiarimenti avanzate dalle autorità americane per l’ambiente. Si ricorderà che tutto era cominciato con i test compiuti dall’Universita del West Virginia su incarico dell’organizzazione no profit Council on Clean Transportation. Tali test su vetture del gruppo Volkswagen avevano messo in evidenza profonde discrepanze tra gli esiti dei test di omologazione e quelli compiuti dai tecnici dell’Universita del West Virginia. A quel punto gli enti statunitensi che si occupano dell’ambiente avevano sollecitato la Volkswagen a fornire spiegazioni.
COME NACQUE LO SCANDALO - Era il 2014 e a capo della struttura Volkswagen che si occupava della materia ambientale e delle normative relative, c’era appunto Oliver Schmidt, a alle sollecitazioni delle autorità cominciò a fornire risposte pretestuose e false. In pratica negò sempre l’esistenza di qualsiasi sistema che “truccava” le emissioni. Questo fino a metà settembre quando ci fu la denuncia pubblica da parte dell’Ente americano per la protezione dell’Ambiente e la successiva ammissione di colpa della stessa Volkswagen. E cioè che le auto del gruppo mosse dai motori turbodiedsel della serie EA189 erano equipaggiati con un programma atto a riconoscere quando il veicolo era sottoposto ai test di omologazione, facendolo funzionare in maniera “virtuosa” per poi liberarlo dai vincoli di “pulizia” quando l’auto viaggiava per strada. A quanto pare, dunque, ora l’FBI ha presentato il conto al manager della Volkswagen, che dopo essere stato ascoltato in Florida dovrebbe essere trasferito a Detroit per consentire l’approfondimento delle indagini. La Volkswagen USA ha detto che ha un atteggiamento collaborativo con la giustizia e non ritiene sia opportuno rilasciare dichiarazioni in merito alla vicenda.
TUTTO DA SOLO? - Tutti i media comunque hanno fatto presente che non è possibile che tutto sia stato fatto da Schmidt all’insaputa del management della Volkswagen. In proposito la stampa americana ha riportato delle email a suo tempo acquisite dal giornale tedesco Bild am Sonntag in cui Schmidt nel 2014 informava il capo della Volkswagen USA dell’insorgere del problema, facendo presente il rischio di pesantissime conseguenze economiche (con tanto di dettaglio delle possibili sanzioni:
MANAGER DI LUNGO CORSO - Oliver Schmidt era entrato a lavorare alla Volkswagen nel 1997, occupandosi di motori e di normative relative. Nel 2012 andò a lavorare negli Stati Uniti sempre per il gruppo Volkswagen, assumendo l’incarico di direttore dell’ufficio dell’Engineering e dell’Ambiente (Engineering and Environmental Office-EEO). In tale posizione era la figura principale che gestiva i rapporti della Volkswagen con le autorità dell’ambiente, e in tale posizione si ritrovò ad affrontare la vicenda Dieselgate fin dal suo inizio. Schmidt comunque non è il primo manager Volkswagen fermato dalla polizia americana. Nell’ottobre scorso, in California venne fermato anche l’ingegnere James Robert Liang, che in passato era stato tecnico di rilievo nel settore sviluppo motori della casa tedesca.
UNA CLASS ACTION TEDESCA - Come se non bastasse, contemporaneamente alla notizia dell’arresto di Schmidt, dalla Germania è arrivata quella dell’avvio di una class action di iniziativa tedesca. Il portale legale tedesco MyRight ha infatti lanciato un appello ai clienti Volkswagen ad associarsi sotto il suo patrocinio per fare causa alla Volkswagen volta a ottenere un indennizzo per i danni subiti con le auto dotate del software in questione. La causa di MyRight è la prima di matrice tedesca, mentre altre sono già state avviate da studi legali americani. Va ricordato che per quanto riguarda le auto vendute in Europa la Volkswagen ha sempre negato l’esistenza delle condizioni per concedere un indennizzo o un rimborso del costo dell’auto, come avvenuto negli USA. Ciò per le diverse normative esistenti.



