In Italia e in Europa i motori diesel stanno via via scomparendo dalle offerte delle auto, soppiantati da unità a benzina (più o meno elettrificate) ed elettriche. Così molte case automobilistiche hanno abbandonato lo sviluppo dei propulsori a gasolio: tra queste c’è anche la Fiat che sul Multijet aveva costruito parte delle sue fortune recenti. Tuttavia il motore noto per la sua affidabilità e i suoi bassi consumi continua la sua vita in India: infatti la Tata ha acquisito da Stellantis la licenza per lo sviluppo interno del 2.0 Multijet (nelle foto).
Il quattro cilindri a gasolio, prodotto nello stabilimento di Ranjangaon grazie alla joint venture tra Stellantis e Tata Motors, è già montato a bordo delle suv Harrier (nella foto più in basso) e Safari del colosso indiano: ora la Tata potrà svilupparlo ulteriormente, controllando eventuali modifiche e aggiornamenti, anche se a Stellantis rimarranno i diritti di proprietà intellettuale.

Con le mani libere nello sviluppo del 2.0 Multijet, la Tata Motors ottiene la libertà di aggiornare il motore in modo indipendente per soddisfare le future norme sulle emissioni e personalizzare i livelli di potenza. Si tratta di un passo importante per l’azienda indiana perché il diesel, in particolare per le suv più grandi, continua a essere fortemente richiesto sul mercato indiano, nonostante anche nel subcontinente si avverta uno spostamento verso l’elettrificazione.
L’accordo di licenza elimina di fatto i colli di bottiglia e i costi associati alle approvazioni e allo sviluppo esterni: per esempio, fanno notare fonti indiane, una modifica della calibrazione della centralina poteva costare fino a 10 milioni di euro. Ciò ha portato la Tata a offrire le due suv solo nella variante da 170 CV perché una versione da 150 CV avrebbe comportato costi aggiuntivi. Con l’accordo, l’azienda potrà ora ricalibrare la centralina a piacimento, adeguandosi all’offerta dei concorrenti.

L’accordo tra Stellantis e Tata per il 2.0 Multijet è considerato strategico per l’azienda indiana. Sviluppare da zero un motore a gasolio completamente nuovo avrebbe impegnato tempo e risorse, in un momento in cui il futuro del diesel rimane incerto. Così invece la Tata ottiene una base solida e conforme alle normative locali sulle emissioni con un investimento modesto. Sebbene non si tratti di un’unità particolarmente nuova o all’avanguardia, il 2.0 Multijet resta rilevante per il segmento di riferimento.































































































