Lasciando ad altri il compito di esprimersi sull’attuale situazione geopolitica mondiale, il 28 febbraio 2026, quando Stati Uniti e Israele hanno iniziato l’attacco all’Iran, potrebbe essere uno di quei giorni che cambiano il corso della storia, per quanto ci riguarda quella automobilistica. La risposta iraniana non si è infatti fatta attendere, con il blocco di fatto dello stretto di Hormuz che ha rimescolato in poche ore le carte del mercato energetico globale.
In quel momento il Brent era a circa 73 dollari al barile (già in salita rispetto ai 60 dollari di dicembre 2025), mentre oggi le quotazioni superano abbondantemente i 100 dollari. Con i missili e le navi da guerra a bloccare il traffico nello stretto attraverso il quale transita circa il 20% del petrolio mondiale, le rotte alternative allungano di settimane i viaggi e moltiplicano i costi.
Per chi fa il pieno in Italia ciò si traduce nei prezzi alla pompa attuali, ai massimi storici nonostante il temporaneo taglio delle accise. L’Agenzia americana per l’Energia (EIA) prevede quotazioni del Brent superiori a 95 dollari al barile almeno per i prossimi due mesi, con un rientro verso 70 dollari soltanto nella seconda metà dell’anno, nell’ipotesi che lo Stretto torni accessibile.
Se il conflitto si prolungasse, quella soglia rimarrebbe un miraggio. Ma i prezzi dei carburanti così alti, potrebbero dare una svolta definitiva all’adozione delle auto elettriche in Europa e nel mondo?
Di certo i rincari di benzina e diesel fanno aumentare anche l’interesse verso le auto elettriche. Infatti, ogni ondata significativa di caro carburante, come quella del 2022 che ha fatto seguito all’invasione russa dell’Ucraina, ha coinciso con picchi nelle ricerche online per auto ibride ed elettriche.
Una piattaforma americana di riferimento per le analisi di mercato automobilistico, ha misurato che dopo i recenti eventi in Medio Oriente, la quota delle ricerche su internet orientate a veicoli elettrici e ibridi plug-in è salita dal 20,7% al 22,4% del totale. Tuttavia, l’interesse può essere la conseguenza di una reazione impulsiva a un periodo di prezzi alti, ma non si traduce necessariamente nella volontà di investire decine di migliaia di euro nell’acquisto di un’auto elettrica.
Nelle valutazioni sull’acquisto di una BEV resta fondamentale il costo d’acquisto, che attualmente rimane superiore a quello di una vettura termica equivalente. L'associazione Transport & Environment ha rilevato che nel 2025 i prezzi medi delle vetture a batteria sono scesi del 4% (circa 1.800 euro in meno) grazie all’arrivo di modelli più accessibili, soprattutto dai costruttori cinesi, ma la parità di prezzo con i termici è ancora lontana, posticipata almeno al 2027-2028 per i segmenti di massa. Chi deve cambiare auto oggi e ha a disposizione un budget contenuto fa ancora fatica a trovare un’elettrica nuova sotto i 25.000 euro, almeno come prima auto.
C’è poi il nodo dei punti di ricarica. L’Italia ha superato i 70.000 punti di ricarica nel 2025, con un’espansione significativa soprattutto nelle grandi città: un risultato incoraggiante, ma ancora insufficiente in termini di distribuzione territoriale e di velocità di ricarica.
Le arterie autostradali, quelle che pesano di più nella decisione d'acquisto di chi percorre lunghe distanze, sono ormai presidiate, ma rimangono ancora da migliorare. L’ansia da ricarica non è un’invenzione dei detrattori dell’elettrico, ma una preoccupazione concreta per chi vive in aree rurali o deve fare i conti con condomini privi di colonnine condominiali.
L’evoluzione della situazione geopolitica in Medio oriente porta a ipotizzare tre scenari in base al periodo di riferimento.
Se il blocco di Hormuz persiste, il Brent resterà oltre i 95 dollari e i prezzi alla pompa rimarranno alti o aumenteranno ulteriormente, si osserverà un incremento delle ricerche e dell’interesse teorico verso le EV, ma difficilmente si tradurrà in un’impennata immediata delle immatricolazioni.
I listini delle auto elettriche non scenderanno dall’oggi al domani, e senza incentivi statali robusti la barriera d’accesso resta alta. La domanda di auto termiche nuove soffrirà per via dell’inflazione energetica e dell’incertezza economica generale.
Con una risoluzione del conflitto, i prezzi del petrolio rientrerebbero verso i 70-80 dollari al barile, e l’urgenza del risparmio carburante si attenuerebbe. Ma in questo arco di tempo i costruttori cinesi e quelli europei che hanno accelerato l’elettrificazione porteranno sul mercato modelli più competitivi in termini di prezzo.
Le normative UE sulle emissioni (con obiettivi CO2 sempre più stringenti per il 2025-2027) spingeranno le case a vendere BEV anche con margini ridotti. La quota EV in Italia potrebbe avvicinarsi al 15-20% entro il 2027, trainata soprattutto dalle flotte aziendali, più sensibili agli incentivi fiscali e meno condizionate dall’“ansia da ricarica” rispetto ai clienti privati.
Se le politiche pubbliche resisteranno alle pressioni per rallentare la transizione e se le crisi energetiche ripetute convinceranno i governi a investire in infrastrutture e incentivi stabili, la decarbonizzazione dei trasporti potrebbe accelerare significativamente.
La normalizzazione dei costi operativi dell’elettrico, unita al progressivo calo dei prezzi delle batterie e all’espansione della rete di ricarica, potrebbe portare il mercato oltre il punto di non ritorno. Il rischio opposto, cioè una recessione da shock energetico che congelerebbe la domanda di auto nuove di qualsiasi tipologia, è reale e non va sottovalutato.
Il blocco di Hormuz e il conseguente rincaro dei carburanti rappresentano uno shock doloroso per milioni di automobilisti, ma anche un’occasione che può contribuire ad accelerare la transizione energetica. Ma le crisi, da sole, non bastano: il 2022 ha già dimostrato che un picco dei prezzi genera interesse, ma non necessariamente acquisti se mancano le condizioni strutturali.
Perché questa crisi si traduca in una spinta duratura all’elettrico, servono tre cose che non dipendono dal prezzo del petrolio: incentivi stabili e pluriennali (non ecobonus che si esauriscono in poche ore come è accaduto in Italia negli ultimi anni), una rete di ricarica capillare e veloce anche fuori dalle grandi città e un’offerta di modelli accessibili che consenta al mercato privato di fare il salto.





















































































































































