
Il mercato europeo delle auto elettriche (BEV) ha chiuso il 2025 con numeri da record: lo testimonia il rapporto annuale di Transport & Environment, organizzazione non governativa con l’obiettivo di promuovere la mobilità sostenibile, che fotografa una transizione elettrica in accelerazione, con prezzi in calo e costruttori sempre più vicini alla parità di costo con i motori termici.
Il dato più importante è semplice: le auto elettriche a batteria (BEV) hanno raggiunto una quota di mercato del 19% nel 2025 in Europa (EU27 più Norvegia). Inoltre, nell’ultimo trimestre dell’anno la quota è salita addirittura al 24%. E i primi due mesi del 2026 hanno confermato il trend, con vendite in crescita di circa un quarto rispetto all’anno precedente.
La spinta principale viene dagli obiettivi di CO2 europei. Il regolamento per il 2025-2027 (qui per saperne di più) ha costretto i costruttori a mettere sul mercato più modelli elettrici e a prezzi più accessibili, con un risultato che secondo T&E è visibile dai numeri: l’organizzazione stima che nel 2026 la quota BEV salirà al 23%, e nel 2027 raggiungerà il 28%. L’unica variabile che può fermare tutto? Le scelte politiche dell’Unione Europea.

Secondo il report, i costruttori che rappresentano circa metà del mercato europeo hanno già centrato il target triennale 2025-2027. Il gruppo BMW, il pool Mercedes-Volvo e il pool Tesla-Stellantis-Toyota sono già in regola. I gruppi Renault, Stellantis da soli e Volkswagen sono invece in ritardo senza accordi di pooling, anche se T&E prevede che riusciranno a mettersi in pari entro la fine del 2027.
La Mercedes è la più distante dal traguardo, ma si salverà grazie agli accordi di pooling. C’è poi la questione delle multe da 15 miliardi agitate dall’industria nel 2024 per ottenere un rinvio degli obiettivi 2025 (ne avevamo scritto qui). Secondo l’analisi di T&E, se il target fosse stato mantenuto, le penali massime sarebbero state di circa 2 miliardi di euro e probabilmente molto meno.
I costruttori avevano basato le loro previsioni sull’assunzione che le emissioni non sarebbero migliorate rispetto alla prima metà del 2024: un’assunzione rivelatasi sbagliata stando all’organizzazione.

Arrivano buone notizie sul fronte dei costi: nel 2025 il prezzo medio di un’auto elettrica nell’UE è sceso del 4%, circa 1.800 euro, arrivando a una media di 42.700 euro. La spinta è venuta soprattutto dai nuovi modelli compatti e accessibili come la Renault 5, passata dal 3% al 6% delle vendite BEV.
Ma attenzione: la strategia dei costruttori di puntare su suv e segmenti alti ha tenuto i prezzi medi al di sopra dei livelli 2020. Se non ci fosse stato questo spostamento verso veicoli più grandi, secondo T&E il prezzo medio di una BEV oggi sarebbe circa il 23% più basso, intorno ai 33.100 euro. Intanto le auto dei segmenti D ed E hanno già raggiunto la parità di prezzo con i termici. Per quelle dei segmenti A, B e C, la parità potrebbe arrivare entro il 2030.

Nel 2025 la rete pubblica di ricarica europea ha superato il milione di colonnine. Alla fine dello scorso anno, tutti i Paesi UE avevano già centrato i target AFIR (Alternative Fuels Infrastructure Regulation) previsti per quell’anno e il 96% aveva già raggiunto i target del 2026 con un anno di anticipo.
L’83% delle più importanti autostrade europee è già coperta dall’infrastruttura di ricarica ultra-rapida. Le reti di Europa occidentale e settentrionale sono sostanzialmente in regola, mentre i Paesi dell’Est presentano ancora alcune lacune, ma crescono più velocemente (+25% di copertura nel 2025).

Uno dei dati più sorprendenti del rapporto riguarda i mercati emergenti. Vietnam (34%), Cina (32%), Thailandia (20%) e Indonesia (18%) hanno già superato o stanno per superare la quota BEV europea del 19%. “Mentre l’UE discute dell’indebolimento dei suoi obiettivi, il mondo sta passando rapidamente all’elettrico”, denuncia l’organizzazione non governativa.
Il rischio, conclude T&E, è che l’industria automobilistica europea perda il treno della competitività globale proprio nel momento in cui la transizione avrebbe potuto diventare un vantaggio industriale strutturale.
Il messaggio finale del rapporto di Transport & Enviroment è diretto: la transizione è sulla buona strada, i costruttori ce la stanno facendo e i prezzi stanno scendendo. Tuttavia, conclude l’indagine, fare marcia indietro sugli obiettivi 2030 e 2035 significherebbe ritardare la diffusione delle BEV, alzare i costi per i consumatori e lasciare l’Europa indietro nella corsa globale all’elettrico, mettendo a rischio investimenti, occupazione e credibilità della politica climatica europea.






























































































