Stellantis prova a voltare pagina e a rassicurare lavoratori, istituzioni e mercato. Nel piano industriale illustrato ai sindacati, il gruppo ha confermato per bocca del responsabile per l’Europa Emanuele Cappellano che nessuno degli stabilimenti italiani verrà chiuso e che ogni sito produttivo avrà una missione specifica all'interno della strategia di rilancio. L’obiettivo dichiarato è aumentare la produzione nazionale, ridurre il ricorso agli ammortizzatori sociali e rafforzare la presenza industriale in Italia, un mercato che continua a essere centrale soprattutto per il marchio Fiat: da gennaio a maggio 2026 il marchio torinese è aumentato del 30% nel nostro Paese, grazie soprattutto all’introduzione della versione mild hybrid della 500.
Lo storico impianto torinese di Mirafiori (nelle foto di questa pagina) continuerà a essere il punto di riferimento per le vetture compatte. La Fiat 500 rimane il modello chiave della fabbrica piemontese, che dovrà però anche sviluppare nuove soluzioni produttive e tecnologiche. La recente introduzione di un secondo turno di lavoro testimonia una maggiore attività dello stabilimento, anche se alcuni rappresentanti sindacali ritengono necessario ampliare la gamma dei modelli prodotti per garantire prospettive più solide nel medio periodo.
Lo stabilimento campano di Pomigliano d’Arco sarà invece il polo dedicato alle auto elettriche di fascia accessibile. Qui nasceranno, a partire dal 2028, due nuove citycar a batteria destinate ai marchi Fiat e Citroën, che faranno parte della categoria e-car spinta dall’Unione Europea. La scelta conferma la volontà del gruppo di presidiare il segmento delle elettriche compatte, oggi considerato strategico per aumentare la diffusione della mobilità a zero emissioni. Nel frattempo, l’impianto continuerà a produrre la Pandina e l’Alfa Romeo Tonale.

Per gli stabilimenti di Melfi, Cassino e Modena il futuro sarà legato ai marchi più prestigiosi del gruppo.
Melfi continuerà a svolgere un ruolo centrale nella produzione di suv e crossover di fascia medio-alta, ospitando anche nuovi modelli destinati ai brand premium, tra cui il modello che sostituirà la Tonale prodotto sulla piattaforma STLA Medium. Qui vengono prodotte anche la Jeep Compass, le DS N°7 e N°8 e presto anche la Lancia Gamma.
Cassino, dove ora vengono costruite le Alfa Romeo Giulia e Stelvio e la Maserati Grecale, rimane uno dei siti più delicati. I due modelli attuali dell’Alfa Romeo si avvicinano infatti alla fine del loro ciclo produttivo (fissato per il 2027) e restano ancora da definire con precisione i programmi che ne garantiranno la piena saturazione negli anni successivi. Il marchio di Arese ha annunciato che aggiungerà alla gamma una nuova hatchback compatta, ma non si sa ancora dove verrà prodotta.
Per Modena, infine, la missione resta legata ai prodotti più esclusivi e ad alte prestazioni legati alla Maserati, coerentemente con la tradizione sportiva e di lusso del territorio.
Non è prevista nessuna novità sostanziale per lo stabilimento Atessa, in Abruzzo. L’impianto continua a rappresentare uno dei pilastri europei per la produzione dei veicoli commerciali leggeri del gruppo, una specializzazione che da decenni costituisce un punto di forza dell’industria automobilistica italiana.
Nonostante le rassicurazioni dell’azienda, le organizzazioni sindacali mantengono alcune riserve. Le maggiori preoccupazioni riguardano soprattutto il futuro di Cassino e la cancellazione del progetto della gigafactory per batterie prevista a Termoli (qui per saperne di più). Secondo i rappresentanti dei lavoratori, il piano offre indicazioni positive sulla volontà di mantenere la presenza industriale nel Paese, ma servono dettagli più concreti sui nuovi modelli e sui volumi produttivi per garantire una reale occupazione nel lungo periodo.


















