Non è una questione di abilità al volante, ma di pura fisica e progettazione: secondo una ricerca condotta dall’Università di Graz (TU Graz) in Austria, che ha analizzato i dati sugli incidenti stradali tra il 2012 e il 2024, le donne corrono un rischio di lesioni superiore del 60% rispetto agli uomini, anche quando coinvolte nello stesso tipo di collisione.
Lo studio evidenzia come le occupanti di sesso femminile subiscano ferite sproporzionatamente più frequenti a torace, colonna vertebrale, braccia e gambe. Il dato più allarmante riguarda gli urti a bassa velocità, dove le donne hanno più del doppio delle probabilità di essere gravemente ferite o uccise.
Questo divario non dipende dal tipo di veicolo o dalla tipologia dell’incidente, ma dal fatto che i sistemi di sicurezza attuali non sono ottimizzati per l’anatomia femminile, rendendo le auto intrinsecamente meno sicure per metà della popolazione mondiale.
Il motivo di questa discriminazione tecnologica affonda le radici negli anni ‘70. Per decenni, gli standard di sicurezza si sono basati sul manichino Hybrid III, modellato su un uomo medio alto 1,75 m per 78 kg di peso. Le donne, tuttavia, non sono uomini più piccoli ma presentano differenze biomeccaniche sostanziali: una diversa struttura del bacino, una muscolatura del collo meno potente e una differente distribuzione delle masse e della geometria delle spalle.
Spesso, i manichini femminili usati finora erano semplici versioni in scala ridotta di quelli maschili, ignorando che il 95% delle donne è in realtà più grande di tali modelli di riferimento. Inoltre, la posizione di guida influisce pesantemente: le donne tendono a sedersi più vicine al volante o occupano spesso il sedile del passeggero, che se reclinato riduce drasticamente l’efficacia di airbag e cinture.

Fortunatamente l’industria sta iniziando a reagire. La Volvo è stata pioniera con il progetto E.V.A. (Equal Vehicles for All), una biblioteca digitale aperta a tutti i costruttori che raccoglie oltre 60 anni di ricerche sulla sicurezza basate su dati reali. Grazie a questi studi, la casa svedese ha sviluppato già dal 1998 il sistema WHIPS, progettato specificamente per prevenire il colpo di frusta, un trauma a cui le donne sono più soggette per via della diversa forza del collo.
Recentemente, sulla EX60, sono apparse cinture di sicurezza multi-adattive (qui per saperne di più) che regolano la forza di ritenuta in tempo reale in base alla corporatura e alla postura dell’occupante. Anche sul fronte dei test virtuali, la Volvo utilizza il manichino EVA, che riproduce fedelmente l’altezza (1,62 m) e il peso (62 kg) di una donna media, includendo sensori per monitorare le lesioni a bacino e colonna.
Una svolta normativa arriva però dagli Stati Uniti. La National Highway Traffic Safety Administration (NHTSA) ha recentemente introdotto il THOR-05F, il primo manichino per crash test avanzato che rappresenta realmente l’anatomia femminile. A differenza dei modelli precedenti, il nuovo manichino vanta oltre 150 sensori e una biomeccanica aggiornata che riflette la postura, la distribuzione muscolare e il comportamento delle articolazioni femminili.
Questo strumento promette di misurare impatti sui tessuti molli e deflessioni toraciche con una precisione mai vista prima. Sebbene ogni manichino costi circa un milione di dollari, la sua adozione diventerà obbligatoria nei test federali americani entro il 2027: ciò costringerà i produttori a riprogettare airbag e zone di assorbimento affinché proteggano realmente tutti, indipendentemente dal sesso.


















