Da qualche giorno l’industria automobilistica è preoccupata per una possibile nuova crisi dei microchip. Dopo le difficoltà registrate in seguito alla pandemia, che nel 2022 ha portato a produrre 4,5 milioni di auto in meno a livello globale (qui la notizia), una carenza simile potrebbe verificarsi nuovamente.
Al centro della questione c’è la Nexperia, società olandese che produce oltre 110 miliardi di componenti destinati ad automobili ed elettronica di consumo. L’azienda produce i suoi “wafer” di silicio in Germania e Gran Bretagna per poi inviarli in Cina e altri Paesi dell’Asia dove vengono effettivamente confezionati i singoli microchip. La Nexperia è stata acquistata nel 2019 per 3,6 miliardi di dollari dalla cinese Wingtech: quest’ultima è stata inserita nella “black list” degli Stati Uniti nel 2024 e di conseguenza anche la Nexperia è finita in questa lista.
Il governo olandese ha affermato che avrebbe bloccato il trasferimento di tecnologie e delle operazione della Nexperia in Cina. Pechino ha risposto impedendo ai prodotti della Nexperia di lasciare la Cina, spingendo l’azienda a comunicare alle case automobilistiche che non avrebbe più potuto garantire la fornitura dei chip.
Mentre la diatriba rimane ancora sospesa, l’Acea, l’associazione che rappresenta i costruttori europei, ha già lanciato l’allarme affermando in una nota che “la situazione diventa ogni giorno più critica per la produzione automobilistica globale”. L’industria sta per ora sfruttando le scorte di riserva, “ma le forniture stanno diminuendo rapidamente” e alcuni membri dell’associazione si aspettano interruzioni imminenti delle catene di montaggio.
I fornitori alternativi ci sono, fa notare l’Acea, ma “ci vorranno molti mesi per sviluppare la capacità necessaria per far fronte al deficit di offerta”. Per questo, i costruttori invitano tutti i soggetti coinvolti “a raddoppiare gli sforzi per trovare una via d’uscita diplomatica a questa situazione critica”.

























































