Alla lista di case automobilistiche che stanno via via riprogrammando i loro piani per il futuro a causa di una transizione energetica che non sta procedendo come ci si aspettava anni fa si aggiunge ora la Subaru (nella foto sopra la recente Outback). La casa delle Pleiadi ha infatti annunciato che rivedrà l’investimento di 8,5 miliardi di euro, che avrebbe dovuto destinare entro il 2030 nello sviluppo di veicoli elettrici, spostando parte della cifra per auto ibride e la crescita dell’azienda.
“Data la crescente domanda di veicoli ibridi e la rivalutazione dei motori a combustione interna, è opportuno posticipare i tempi degli investimenti nella produzione di massa di veicoli elettrici su larga scala”, ha detto il presidente del marchio Atsushi Osaki durante la conferenza stampa di presentazione dei risultati finanziari.
Di quegli 8,5 miliardi di euro, la Subaru ha già investito oltre 1,6 miliardi: la destinazione dei fondi restanti verrà rivista, anche se la casa giapponese non ha annunciato la ripartizione della cifra. “Amplieremo la nostra gamma di prodotti per soddisfare esigenze diverse”, ha affermato Osaki, aggiungendo che l’azienda potrebbe introdurre nuovi modelli e nuove tipologie di veicoli rispetto a quelli già esistenti. Rimangono invariati i piani per il lancio negli USA di quattro suv elettriche in collaborazione con la Toyota entro la fine del 2026, tuttavia potrebbero subire ritardi altre quattro EV che il costruttore avrebbe dovuto sviluppare internamente entro il 2028.
A mettere i bastoni tra le ruote dei piani di elettrificazione della Subaru è stata anche la politica statunitense: l’amministrazione Trump ha eliminato a fine settembre l’incentivo fiscale di 7.500 dollari destinato all’acquisto di veicoli elettrici. Ciò, insieme al rallentamento globale della domanda di auto a batteria, ha portato molte case automobilistiche a rivedere la propria strategia. Nel periodo aprile-settembre, la Subaru ha aumentato i ricavi su base annua del 5%, raggiungendo circa 13,26 miliardi di euro, mentre l’utile netto è sceso del 45% fermandosi a poco più di mezzo miliardo di euro.
I dazi a stelle e strisce hanno pesato per circa 860 milioni di euro sull’utile operativo e si prevede che per la fine dell’anno fiscale giapponese (che si concluderà a marzo 2026) i dazi avranno un impatto di 1,17 miliardi di euro. Per l’anno fiscale in corso il costruttore ha mantenuto invariate le previsioni iniziali, prevedendo un utile netto di circa 890 milioni di euro, con un calo del 53% rispetto all’anno precedente.














































