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Toyota, la strategia del nuovo ceo: meno complessità per difendere i profitti

Pubblicato 15 settembre 2026

Kenta Kon punta a ridurre i costi senza impoverire i prodotti, mantenendo allo stesso tempo la capacità di investire nel futuro.

Toyota, la strategia del nuovo ceo: meno complessità per difendere i profitti

ABBASSARE IL PUNTO DI PAREGGIO

La prima intervista di Kenta Kon (foto qui sopra) dopo la nomina a ceo della Toyota è quella rilascia ad Automotive News e permette di delineare alcune delle direttrici lungo le quali potrebbe muoversi il più grande costruttore automobilistico mondiale. Al centro della strategia del nuovo amministratore delegato c'è un indicatore finanziario preciso: il volume di pareggio, cioè il numero di vetture che Toyota deve vendere per coprire i propri costi.

Secondo Kon, questo valore ha ricominciato a crescere dopo anni di riduzione e deve tornare a scendere. L'obiettivo è creare un margine di sicurezza maggiore, così da permettere all'azienda di continuare a investire nei nuovi prodotti e affrontare più facilmente eventuali fasi negative del mercato.

La questione assume particolare rilevanza perché i margini operativi della Toyota (semplificando, quanto guadagna per ogni auto venduta) sono diminuiti negli ultimi anni. Dopo aver raggiunto l'11,9% nell'esercizio chiuso a marzo 2024, il margine è sceso al 7,4% nell'esercizio 2026 ed è previsto al 5,9% per l'esercizio in corso, a fronte di vendite stimate in 9,6 milioni di veicoli. 

MENO COMPONENTI, MA SENZA TOGLIERE CIÒ CHE SERVE

La ricetta individuata da Kon non sembra essere quella di una drastica politica di austerità. Il nuovo ceo sta invece applicando il principio giapponese del kaizen, basato sul miglioramento continuo, alla struttura produttiva della Toyota.

Uno degli esempi più significativi riguarda i sedili. Su una stessa vettura possono essere utilizzati materiali differenti per la parte anteriore, laterale e posteriore, anche quando queste differenze non rappresentano per il cliente un reale valore aggiunto. Per la Toyota, moltiplicare varianti apparentemente marginali significa però aumentare la complessità produttiva lungo milioni di veicoli e una rete di fornitori molto estesa.

La linea indicata da Kon è quindi quella di conservare le possibilità di personalizzazione che hanno un effettivo valore per il cliente e ridurre quelle che comportano soltanto costi aggiuntivi.

Lo stesso principio riguarda componenti come maniglie delle porte e retrovisori esterni. L'obiettivo è rendere più semplice la produzione senza trasformare il contenimento dei costi in un impoverimento delle dotazioni. 

IL PIANO RPT33 PER RIDURRE LE PARTI

Il programma non è soltanto teorico. Toyota Boshoku, azienda del gruppo specializzata nella produzione di componenti per gli interni, sta già lavorando a una riduzione del 33% dei tipi di componenti nell'ambito dell'iniziativa denominata RPT33 (acronimo di Reduction in Part Types).

I primi risultati sono particolarmente evidenti per i poggiatesta, per i quali il numero di tipologie di componenti è stato ridotto del 76%. Anche la nuova RAV4, per il model year 2026, adotta una strategia simile: la varietà delle parti utilizzate nelle maniglie delle porte è stata ridotta di circa un terzo, mentre quella dei retrovisori esterni è stata dimezzata. 

La semplificazione dovrebbe produrre effetti non soltanto negli stabilimenti della Toyota. Una minore varietà di componenti significa infatti meno attrezzature differenti, maggiore possibilità di sfruttare le economie di scala e una gestione più semplice delle scorte da parte dei fornitori.

Un altro effetto riguarda i ricambi. Riducendo il numero di componenti differenti da produrre e conservare, si può diminuire anche il costo legato alla gestione dei ricambi necessari durante il ciclo di vita delle vetture, che può arrivare a circa vent'anni. 

UNA STRATEGIA NATA DALLA CRISI DEL 2009

L'attenzione di Kon ai costi affonda le radici nella crisi finanziaria del 2009. All'epoca, l'attuale ceo era al fianco di Akio Toyoda, allora appena nominato presidente, e assistette alla prima perdita operativa della Toyota in circa settant'anni.

Quella fase aveva imposto alla casa giapponese di interrompere diversi progetti, ridurre i costi, limitare gli investimenti e rivedere alcune iniziative previste per il futuro. L'esperienza sembra aver influenzato profondamente l'approccio di Kon, che proviene dall'area finanziaria e contabile e che, prima di diventare ceo, ha ricoperto anche il ruolo di direttore finanziario.

La sua impostazione si differenzia quindi da quella dei precedenti amministratori delegati provenienti soprattutto dalle aree commerciale o tecnica. Per il nuovo numero uno della Toyota, la solidità finanziaria deve essere una condizione necessaria per poter continuare a sviluppare nuovi prodotti e tecnologie. 

IL PUNTO NON È VENDERE MENO, MA DIVENTARE PIÙ EFFICIENTI

La riduzione del volume di pareggio non va interpretata come l'obiettivo di vendere un numero inferiore di automobili. La Toyota non indica infatti un valore ideale da raggiungere e Kon non considera automaticamente migliore un punto di pareggio più basso.

La questione è trovare un livello che consenta all'azienda di continuare a operare e a sostenere la propria rete di fornitori anche durante periodi particolarmente difficili.

È un'impostazione che punta quindi soprattutto alla resilienza del sistema industriale. La casa giapponese vuole ridurre la quantità di risorse necessarie per produrre ogni vettura, mantenendo al tempo stesso una struttura sufficientemente solida per reagire alle oscillazioni del mercato. 

STATI UNITI SEMPRE PIÙ IMPORTANTI

Un'altra area strategica indicata nell'intervista riguarda gli Stati Uniti. La Toyota sta valutando quale debba essere la capacità produttiva necessaria nel Paese, anche in relazione alla crescente domanda di modelli ibridi.

Negli Usa la casa giapponese mantiene inoltre livelli di scorte particolarmente contenuti: circa 24 giorni, contro una media dell'industria di 45 giorni. Kon riconosce che l'offerta disponibile presso i concessionari è molto bassa e indica tra le priorità anche l'aumento della quota di prodotti approvvigionati direttamente dagli Stati Uniti, così da ridurre l'esposizione ai dazi sulle importazioni. 

Nel luglio 2026 la Toyota ha annunciato il raddoppio della capacità dello stabilimento di San Antonio, in Texas, dedicato ai pick-up, che dovrebbe superare le 350.000 vetture l'anno. Nello stesso piano rientra il ritorno negli Stati Uniti della produzione della maggior parte dei pick-up Tacoma. 

IL NODO DEI POSSIBILI DAZI SULLE AUTO PRODOTTE IN CANADA

La strategia americana dovrà però tenere conto anche dell'incertezza sul fronte commerciale. Toyota produce in Canada modelli importanti come RAV4, Lexus RX e Lexus NX e deve quindi valutare l'eventualità di nuovi dazi sulle importazioni negli Stati Uniti.

Anche in questo caso, però, Kon non sembra intenzionato a reagire con una riorganizzazione immediata e radicale degli stabilimenti. La prima risposta dovrebbe arrivare ancora una volta dalla riduzione degli sprechi e dei costi attraverso il kaizen.

L'approccio del nuovo ceo appare quindi graduale: prima migliorare l'efficienza della struttura esistente, poi eventualmente intervenire sulla distribuzione della produzione. 

UNA TOYOTA PIÙ ATTENTA AI COSTI

Dalle prime dichiarazioni di Kenta Kon emerge così una Toyota che nei prossimi anni potrebbe concentrarsi maggiormente sulla semplificazione industriale e sulla disciplina finanziaria.

Non si tratta soltanto di risparmiare su singoli componenti. La riduzione delle varianti coinvolge infatti automobili, fornitori, stabilimenti, ricambi e gestione delle scorte, con l'obiettivo di diminuire la complessità dell'intera catena produttiva.

La sfida sarà trovare l'equilibrio tra efficienza e valore percepito dal cliente. La Toyota deve infatti continuare a offrire una gamma capace di soddisfare esigenze differenti, mentre la concorrenza, soprattutto quella cinese, mantiene una forte pressione sui costi.

La direzione indicata da Kon sembra dunque essere quella di una crescita meno legata alla semplice espansione dei volumi e più orientata alla capacità di produrre con una struttura di costi sostenibile. Un'impostazione che potrebbe diventare uno degli elementi distintivi della nuova gestione della Toyota.



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Ritratto di Gryp100
15 settembre 2026 - 15:24
Lungimirante .
Ritratto di Allami guccini
15 settembre 2026 - 16:14
Meno tablet ed elettronica e corbellerie di design sui paraurti, più affidabilità e facilità di manutenzione
Ritratto di Allami guccini
15 settembre 2026 - 16:12
Solita solfa riscaldata. Profitti profitto, riduzione costi costi costi ... se tutti smettessero di comprare auto per la decadente qualità costruttiva e nosense prezzo folle, forse questi cambieranno registro. Che CEO del Kaizen.....
Ritratto di MXcinquista
15 settembre 2026 - 17:23
2
Per quanto sia d'accordo in linea generale, un CEO appena nominato cosa dovrebbe fare quando l'azienda per la quale lavora affronta una crisi? Quantomeno, a differenza di "imprenditori" locali che scappano all'estero col malloppo, questi parla di lavori sulla linea di produzione e non di finanza, dimostrando ancora una volta che certi gruppi nipponici sono i più seri al mondo, a differenza di altri.
Ritratto di Gigiok
15 settembre 2026 - 22:01
E in più, per ora, non parla di tagliare posto di lavoro.. e questo mi pare un buon inizio almeno nelle intenzioni.. vedremo poi che prodotti ne nasceranno
Ritratto di Andre_a2
15 settembre 2026 - 16:15
Immagino che tutta questa semplificazione non si tradurrà in una diminuzione di listini. Bello schifo...
Ritratto di giocchan
15 settembre 2026 - 16:54
Sulla carta tutto ok... però ho sempre un po' di paura quando a capo di un gruppo ci finisce un "contabile", e non un "tecnico". Per dire: un "contabile" avrebbe fatto la Yaris GR oppure no?
Ritratto di TheMatt1976
15 settembre 2026 - 19:56
Meglio un contabile che un contaballe, figura troppo spesso messa in ruoli di rilievo.
Ritratto di Ultimojedi
15 settembre 2026 - 17:12
Insomma la ricetta Tesla.
Ritratto di 02-0xygenerator
16 settembre 2026 - 09:06
Esattamente
Ritratto di Quello la
15 settembre 2026 - 17:32
1. Come osserva il carissimo Andre_a, riduzione drastica dei costi e... aumento dei prezzi. 2. Ma, quindi, era possibile ridurre i costi senza lasciare a casa decine di migliaia di persone, come farebbe VW? Ciò posto, forza Toyota.
Ritratto di giocchan
15 settembre 2026 - 20:25
Toyota ha due marchi, VW è un carrozzone enorme, con incroci con la politica tedesca, ecc... L'unica cosa che hanno in comune è che sono i due gruppi automobilistici che vendono di più al mondo.
Ritratto di Gigiok
15 settembre 2026 - 22:25
Questione anche di scelte…
Ritratto di deutsch
16 settembre 2026 - 08:24
4
pare evidente che toyota e vw non sono nella stessa situazione e quindi necessitano di cure diverse
Ritratto di Quello la
16 settembre 2026 - 08:52
D’accordo, carissimo deutsch. Quello che mi chiedo è: perché Toyota e VW si trovano in situazioni diverse? Cento motivi, certo, ma io li riassumo tutti nella formula: errori gestionali da parte di VW e capacità gestionali da parte di Toyota.
Ritratto di ziobell0
15 settembre 2026 - 18:11
facendo un unico modello di poggiatesta, maniglia, volante, massì, anche motore, da aygo a RAV, l'utile aumenta del 36%. So ggenio, no?
Ritratto di HaldeX
15 settembre 2026 - 23:19
1
Tipo Stellantis con il glorioso 1.2
Ritratto di PopDriver
16 settembre 2026 - 14:13
Risposta eccezionale. Condivido.
Ritratto di AZ
15 settembre 2026 - 19:18
Ha perfettamente ragione.
Ritratto di Flynn
15 settembre 2026 - 20:56
1
Sostanzialmente grazie al kaizen .
Ritratto di ilariovs
15 settembre 2026 - 21:10
Erano 30 anni avanti agli altri sull'ibrido. Mo devono rivedere i componenti per presentare i margini. Non ho capito in tutto questo le Mirai quanti mld hanno portato a Toyota... dico di spese. Nel frattempo i cinesi hanno ipotecato il mondo delle batterie. Complimenti.
Ritratto di Gigiok
15 settembre 2026 - 22:46
Nel frattempo la Cina nel 2026 sta investendo tantissimo sulla tecnologia dell’Idrogeno per uso soprattutto nei trasporti pesanti.. ha iniziato proprio quest’anno a investire nella filiera dell’Idrogeno per alcuni applicazioni.. e guarda caso Toyota è presente in Cina per collaborare con partner cinesi nello sviluppo di celle di combustione per veicoli commerciali .. inoltre, in Cina, stanno anche sviluppando motori a scoppio ad idrogeno.. Toyota avrà sbagliato il prodotto con la mirai, ma non ha sbagliato l’idea portandola in strada molto prima degli altri.. non tutte le ciambelle riescono con il buco..
Ritratto di ilariovs
15 settembre 2026 - 23:24
Infatti in quei mln di NEV che BYD, Geely, Chery, SAIC, Leapmotor, Xpeng ecc ESPORTANO mi piacerebbe sapere se le FCEV sono lo 0,01% o lo 0,02%. Magari nemmeno ci arrivano. Ma il prodotto è quello giusto, se per giusto si intende regalare la leadership globale della produzione di auto ci sono riusciti. Cina primi e siamo all'alba. Vediamo per colazione chi è rimasto. Per pranzo saranno molti meno.di certo.
Ritratto di Gigiok
16 settembre 2026 - 06:11
Assolutamente no.. ma neanche Toyota con la mirai aveva in programma di aggredire i mercati con vendite del 50%.. ma se uno pensa, l’auto ad idrogeno è possibile? Sì.. Toyota la faceva già (e anche Hyundai).. il discorso non è questo: il discorso è che alcune tipologie di trasporto saranno ad idrogeno in quanto poco compatibili con l’elettrico.. e lo sa anche la Cina.. ci stanno investendo, come hanno fatto con le batterie, con la dichiarata intenzione di essere leader anche nella filiera dell’Idrogeno (dalla produzione dell’Idrogeno ai componenti per usarlo).. la chiamano l’autostrada dell’Idrogeno se non erro.. e se per te sono stati tanto più intelligenti di altri con le batterie, dovresti pensarla così anche se hanno deciso di investire sull’idrogeno.. o forse hanno preso e stanno prendendo una cantonata totale, come Toyota (per te se pensi solo alle vendite)..magari tra 5anni potremmo essere sorpresi dei progressi fatti con l’idrogeno proprio come lo siamo ora per le LFP……
Ritratto di ilariovs
16 settembre 2026 - 06:41
Il fatto che in Cina investono in idrogeno è una cosa positiva perché le tecnologie vanno provate e testate. Se i cinesi ci riescono per Toyota e Hyundai sarà un doppio fallimento perché non solo ci hanno provato, investito per decenni ma alla fine si sono pure fatti soffiare l'affare. I cinesi se riusciranno, ad oggi l'Idrogeno non si usa per nessun tipo di trasporto, mentre i camion elettrici stanno prendendo piede in Cina (le macchine ormai lonstra sappiamo). Ma se riuscissero a trovargli un utilizzo sarà con tecnologia cinese non certo giapponese o coreana.
Ritratto di Gigiok
16 settembre 2026 - 07:24
Certo, lo fa la Cina sono bravi e magari lungimiranti, se lo fa Toyota come casa costruttrice di automobili senza il potere di influenzare le scelte politiche mondiali, sono fessi.. c’è chi ha l’idea brillante e chi può decidere che quello si farà.
Ritratto di Gigiok
16 settembre 2026 - 06:36
Poi, lasciami aggiungere una cosa: la Cina è una nazione, la Toyota è una casa costruttrice di automobili (e non solo in verità).. la Cina investe anche per la produzione dell’Idrogeno come materia prima, che è il vero grande problema di questa fonte di alimentazione.. vedremo come lo faranno, se producendo il più grande quantitativo di inquinanti per l’aria di tutti come stanno facendo ora (producendo anche auto a emissioni zero dopo 20/30 k di km di utilizzo con emissioni di co2 senza precedenti nella storia). Toyota ci aveva visto lungo come nell’ibrido, ma l’idrogeno non è benzina e da sola non può fare quello che potrebbe fare la Cina..
Ritratto di ilariovs
16 settembre 2026 - 06:45
Toyota è giapponese, come Hyundai coreana. Potevano investirci come stati se credevano in quella tecnologia. Nel frattempo BYD annuncia che nel 2027 arriverà il modello di punta (Yanghwang/Denza) con batterie a Stato solido. Altra promessa di Toyota di 10 anni fa.
Ritratto di Gigiok
16 settembre 2026 - 07:09
Sottovaluti nel tuo discorso ciò che cerco di farti presente.. la Cina decide di investire in tecnologie e finanzia le ricerche in tal senso.. pianificano che una tecnologia sarà il filone dove diventare leader e lo finanziano.. prima erano le batterie.. ora è l’idrogeno.. se byd non avesse ricevuto soldi a pioggia, avrebbe presentato le batterie allo stadio solido nel 2027? Me lo chiedo.. Toyota è una casa automobilistica, non una nazione..
Ritratto di Gigiok
16 settembre 2026 - 07:30
Infatti la Toyota è presente in Cina e sta collaborando per lo sviluppo della propulsione a idrogeno con le realtà locali.. li hanno trovato terreno fertile e soprattutto finanziamenti anche se non diretti a loro..
Ritratto di ilariovs
16 settembre 2026 - 07:44
Io non lo definirei un successo, passare da protagonista a spettatore. A meno che non stai pensando che i cinesi sviluppino l'Idrogeno e poi lasciano brevettare la tecnologia a Toyota.
Ritratto di Gigiok
16 settembre 2026 - 12:04
Successo è avere portato in strada e in concessionaria una tecnologia prima di tutti e continuare a crederci come semplice casa costruttrice di automobili senza avere alle spalle uno stato intero (e non uno Stato a caso, ma la Cina) che programma che quello si deve fare e ci mette i soldi veri sopra.. sconfitta è aspettare che uno Stato ne intraveda le possibilità e decida che quello si deve fare… ripeto, ora la Toyota è lì con loro a sviluppare, non a guardare..
Ritratto di ilariovs
16 settembre 2026 - 12:24
Tesla ha portato in strada la sua tecnologia vende do mln di auto e installando diecine di migliaia di colonnine. BYD ha portato in strada la sua tecnologia vendendo mln di PHEV e correndo il 17% della produzione mondiale di batterie. Le FCEV di Toyota non le conosce nessuno e non le usa nessuno. Poche diecine di migliaia di pezzi in oltre 10 anni. Hanno venduto più cybertruck che Mirai.
Ritratto di Gigiok
16 settembre 2026 - 13:56
Parlavi cosi anche quando vendevano 4 auto elettriche? Comunque il discorso non è questo.. Toyota ha fatto mirai perché può permetterselo, sia come tecnologia conosciuta sia come prestigio del “si può fare, funziona, l’ho dimostrato”, anche con la consapevolezza di venderne una manciata.. ora, l’idrogeno non è energia elettrica e non si trova in natura già bello e pronto da utilizzare. La Cina investe non solo sui mezzi a idrogeno, ma parte dalla sua produzione.. cosa che Toyota non po fare.. ora dici che la mirai è niente, tra qualche anno magari diremo che l’idrogeno (anche se non sulle auto trasporti persone) è il top! Stai facendo i discorsi di chi non credeva nelle auto a batteria e ancora non ci crede.. ora c’è uno stato e non uno stato qualunque che ci investe massicciamente per creare una ramo della mobilità.. se hanno visto lungo sulle batterie, perché non pensare che ci vedano lungo anche su questo?! Toyota non poteva creare tutto ciò, fa auto, non governa un paese.. ma ha visto che era possibile e l’ha fatto.. c’è chi chiudere il cerchio e sarà la Cina (infatti Toyota è là)… basta che non sia idrogeno grigio………
Ritratto di Gigiok
16 settembre 2026 - 07:37
Sì.. potevano investirci.. come la Cina poteva investire per fare tutto quello che sta facendo in modo ecologico invece di vivere nella consapevole contraddizione di produrre prodotti ai fini dell’ecologia inquinando a bestia….
Ritratto di ilariovs
16 settembre 2026 - 07:59
La Cina sta investendo e più di tutti per fare le cose in modo ecologico. Non lo fa per fini ecologici ma perché l'energia fa FV ed EO costa meno ed è controllabile. La domanda che sorge spontanea è perché paesi come l'Italia non facciano altrettanto. Cioè importiamo il 95% dell'emergia che usiamo e la cos assurda è che combattiamo con le unghie e con i denti per mantenere intatta questa pericolosa dipendenza. Da farci un caso studio.
Ritratto di 6su100
16 settembre 2026 - 08:47
Il consulente digitale spiega (per lo stato attuale delle cose, poi domani si vedrà...) : la dipendenza effettiva della Cina da fonti esterne è di appena il 15,4% (vs 75,2% l'Italia). Ciò in primis per la "forza del carbone interno"; il primato è dovuto al fatto che la Cina possiede ed estrae enormi quantità di carbone all'interno dei propri confini. Il carbone copre oltre il 51% del mix energetico totale del Paese ed è interamente estratto in casa, azzerando la dipendenza estera per la produzione elettrica. Infatti poi: emissioni pro capite cinesi oltre le 11 tonnellate di CO₂ all'anno; più del doppio rispetto a un cittadino italiano (in media circa 5 tonnellate di CO₂ all'anno). ---- You can choose the model you prefer...
Ritratto di 6su100
16 settembre 2026 - 08:50
Verifica ovviamente i dati, se ne hai diversi (io stesso ad es. pensavo che sulla CO2 pro capite ci avessero ultimamente qualcosina meglio avvicinato)
Ritratto di ilariovs
16 settembre 2026 - 09:00
I cinesi emettono circa 8,5/9 TON C02 anno contro le 15 statunitensi. Ma ovviamente non si può dire altrimenti la narrazione crolla.
Ritratto di 6su100
16 settembre 2026 - 09:06
Ah pensavo il tuo riferimento fosse l'Italia. Sì, Gli statunitensi fanno persino peggio dei Cinesi. Ad ogni modo entrambi sui ceci rispetto all'iper-performanza green del belpaese
Ritratto di Gigiok
16 settembre 2026 - 12:11
Avevo letto 12 Gt di co2 per la Cina (32% delle emissioni mondiali) e 4,9 per gli USA. Forse le mie fonti sono sbagliate, ma l’amico digitale le conferma..
Ritratto di ilariovs
16 settembre 2026 - 13:26
Bisogna guardare le procapite, mica le totali. Altrimenti San Marino può emettere anche 100 ton/anno a persona tanto sono 4 gatti ed emetteranno sempre meno della città di Rimini. Che ragionamenti sono?
Ritratto di Gigiok
16 settembre 2026 - 13:36
Il ragionamento di quanta co2 immettono nell’atmosfera di tutto il globo..
Ritratto di ilariovs
16 settembre 2026 - 13:41
Quindi Pechino è una città green perché emette un'inezia confronto a tutti gli stati uniti. Così tutti sono green pure l'Arabia Saudita o il Quatar. Nonostante stanno sulle 20 e passa ton/anno. Se li raccontiamo a tutta la Francia sono green, se li paragoniamo a Oslo sono i peggiori inquinatori del globo. Come la facciamo la classifica? Ad occhio? Chi ci sta simpatico lo paragoniamo con insiemi numerici Nvolte superiore così fa bella figura, chi ci sta antipatico lo paragoniamo a Courmayeur così fa brutta figura? Esiste un unico vero parametro oggettivo e uguale per tutti ossia le emissioni pro-capite. E gli USA rischiano da qui a 2-3 anni a doppiare i cinesi
Ritratto di Gordo88
16 settembre 2026 - 14:09
2
Bisogna relazionarlo col pil procapite altrimenti non ha senso ( rimasugli dell' esame di "processi sostenibili").. sopra ad un certo livello la retta tende ad appiattirsi ma nel caso degli usa questi hanno un pil pro capite medio 6 volte tanto quello dei cinesi
Ritratto di ilariovs
16 settembre 2026 - 08:58
C'è qualcosa che non torna nella risposta dell'amico digitale. Evidentemente lo strumento non è bene usato. La Cina importa molto più del 15% dell'enervia che usa perché il conto bisogna farlo sul totale dell'energia usata. Vero che sono oltre il 30% di elettricità come e ergoa primaria contro un misero 19% italiano. Se vuoi usare elettricità al posto di idrocarburi devi transare, devi sostituire le auto a ICE con BEV o almeno NEV, sostituire le caldaie a gas con le PdC e i piani cottura a gas con quelli induzione. Non basta produrla l'elettricità la devi poi impiegare. Si questo la Cina è capostipite come gigantesco modello di transizione. Ripeto la domanda non ho capito invece il vantaggio di restare con un misero 19% di elettricità come fonte primaria e il restante 81% su roba che per il 95% importi. Non mi è chiaro il tafazzismo dietro una simile decisione. Perché bisogna proprio essere Tafazzi per restare nell'area dove importo il 95% invece dove importo il 59%. Ricordando che quel 41% FER può aumentare. Se l'amico digitale rispondesse a questa banale domanda
Ritratto di 6su100
16 settembre 2026 - 09:19
No è quella la cifra, pare proprio (erano già nel 2023 a 23,96% di dipendenza energetica netta dall'estero, dice un altro consulente digitale). ---- NB Giusto per non fraintenderci : sto parlando di Cina (e di Italia), eh; non vorrei stessi (te) a focalizzare ancora sugli Usa, come già sopra
Ritratto di ilariovs
16 settembre 2026 - 09:31
Importano il 70% del petrolio che usano. Come fanno ad essere al 20% di dipendenza?
Ritratto di 6su100
16 settembre 2026 - 09:34
Se il petrolio (estremizzo così ci capiamo) contasse lo 0.1% di quello che gli serve come energia = potrebbero importare pure il 100% di tale petrolio che lo stesso non gli sposterebbe niente. Non è difficile come concetto matematico.
Ritratto di ilariovs
16 settembre 2026 - 13:32
Li avevo molto sottovalutati. Pensavo che consumassero molto più petrolio.inveve è un 20% del totale, un 10% gas. La fetta grossa sono carbone e FER al 14% quindi non lontani dal petrolio è più del gas. Quindi importano poco sul totale.
Ritratto di 6su100
16 settembre 2026 - 14:16
Yessa. Sembra strano (a me compreso, volendo) perché presi un po' dalla narrazione: tutti in primis ci chiediamo come già solo di carburanti per gli autoveicoli la quota di "petrolio" potrebbe mai essere circa irrilevante per una nazione. Invece è proprio così là in particolare* dove la loro forte produttività industriale in primis li porta a minimizzare la parte autotrasporto privato come incidenza su quanto il paese consuma di energia.
Ritratto di ilariovs
16 settembre 2026 - 14:25
Sarebbe interessante studiare il loro sistema energetico. Sostengono il primo apparato produttivo mondiale e tengono in piedi tutto con buona parte di carbone, FER,gas e nucleare. Credo che potranno migliorare tanto, sostituendo il carbone con FER e nucleare per buona parte.
Ritratto di 02-0xygenerator
16 settembre 2026 - 09:13
In Cina però si fabbrica di tutto e per tutti i paesi del mondo. In Italia no. Questo aumenta di molto la CO2 prodotta.
Ritratto di 6su100
16 settembre 2026 - 09:26
Vero. E viceversa qui non si fa quasi più niente. Per questo poi, a maggior ragione mi insospettisco, se (cose che accade nemmeno troppo di rado) qualcuno mi presenta lo scenario che LA' quasi sarebbero oramai solo rose&fiori e qui invece saremmo rimasti in epoca smog tipo Londra fine '800 / inizi '900...
Ritratto di 02-0xygenerator
16 settembre 2026 - 10:26
Diciamo che là, lo scenario, risulta essere meno peggio delle fantasie che ci siamo fatti di qua. Il fatto vero è però, che la Cina, ha la capacità di cambiare radicalmente e molto velocemente. Sia i propri standard, sia le proprie industrie. Noi, no ! Siamo molto più lenti non solo nei processi decisionali ( essendo una democrazia ) , o burocratici, ma anche perché abbiamo proprio tempistiche elefantiache, nel cambiare anche all’interno delle aziende stesse. Ma anche l’India non è da meno, pur essendo più indietro della cina. Non hanno ancora l’infrastruttura elettrica completa sul territorio, ma hanno già il 30% del venduto elettrico nei piccoli tre ruote che girano per le città. Gli E-Rickshaw. Anche loro, velocità di cambiamento più alte delle nostre. Noi siamo molto più lenti e cocciuti. Ed è un danno oggi, perchè società veloci e pratiche, come quelle citate, ci lasciano indietro. Potenzialmente. La nostra retorica, ci condanna.
Ritratto di Gigiok
16 settembre 2026 - 12:15
Ma qui si fanno le leggi per produrre in modo green perché la fase dell’industrializzazione oggi è chi se ne frega del domani è passata.. li no.. l’importante è produrre e produrre velocemente.. rispettare l’ambiente e progredire non è un concetto praticabile.. dovrebbero rallentare e non vogliono farlo..
Ritratto di Gigiok
16 settembre 2026 - 12:25
La Cina è all’avanguardia in tutto (tranne le libertà) e lo è ai fini anche dell’esportazione come tante volte sottolineato da te per le nev.. sono veloci, producono velocemente, ma lo fanno anche bruciando carbone e d emettendo il 32% della co2 mondiale (2025).. qui ci scanniamo tra “poveri” per chi inquina meno, li inquinano in nome del progresso e della “produzione veloce”.. personalmente preferirei rallentassero un po’ e inquinassero meno., perché esportano anche la co2, mica solo i prodotti.. tra 2024 e 2025 hanno bruciato il 1,5% in meno di carbone (ad esempio), malgrado la richiesta di energia fosse aumentata.. bene, ma per essere i leader della tecnologia e della produzione in materia di fonti alternative, mi pare pochino, o almeno che quello non è il focus del loro governo in questo momento..
Ritratto di Gigiok
16 settembre 2026 - 12:33
Ps: le emissioni di co2 della Cina tra 2024 e 2025 è aumentata, non diminuita.. anche se solo dello 0,4%..
Ritratto di 02-0xygenerator
16 settembre 2026 - 12:52
Tutto vero. Come è anche vero che tutto viene prodotto la. Quindi anche logico che avendo quasi tutte le industrie, producano più CO2. Anche se procapite, il popolo che produce più CO2 sono gli USA. Poi viene la Cina.
Ritratto di Gigiok
16 settembre 2026 - 14:10
Tutto giusto, sé quella produzione pro capite non corrispondesse al 32% di quella mondiale.. se mettessero delle normative stringenti sull’emissione di co2, sarebbero costretti a produrre meno? Non credo.. e hanno tutte le tecnologie per farlo.. sono scelte e compromessi.. il pro capite degli usa è indecente, ma non giustifica gli altri..
Ritratto di ilariovs
16 settembre 2026 - 12:25
Il fine delle FER in Cina non è l'ecologia ma la sostenibilità, sia economica, che geopolitica che ambientale. Non ci sono i verdi a capo della Cina.
Ritratto di Gigiok
16 settembre 2026 - 14:00
Ed è giusto? Perché qui ci “scambiamo” affermando che non si deve inquinare, che chi ha l’auto elettrica ha una coscienza e gli altri no? Li possono inquinare e sono bravi? Anzi, devono farlo.. inquinare per salvare il pianeta con le auto elettriche (e non solo) che esportano qui..
Ritratto di Gigiok
15 settembre 2026 - 22:31
Dipende molto da come un consumatore si approccia ad un marchio: immagino che chi sceglie Toyota lo faccia per la solidità dei prodotti e per la loro affidabilità soprattutto.. per la garanzia di 10 e 15 anni su ibrido e meccanica (sotto ricatto dei tagliandi ovviamente).. se poi ci sono solo tre tipi di maniglie non credo se ne facciano un problema.. l’importante è non perdere in altre cose molto più importanti per chi sceglie questo marchio…
Ritratto di 6su100
16 settembre 2026 - 08:12
Probabilmente, da parte di chi di dovere, si analizza il caso Pandina - Italia molto più di quanto si possa immaginare fra noi altre semplici commenters. Da sola, la Pandina, col suo 6-7% vende più di un centinaio di modelli messi assieme (quelli a rappresentare la ultima neo-tecnologia) con quindi ben infinite possibili scelte maniglie, specchietti, touchmonittor, ecc.ecc. In poche parole la gente, anche al di fuori del belpaese, potrebbe iniziare a essere un attimo più attenta a cosa pagare per cosa poi ricevere in cambio
Ritratto di Gigiok
16 settembre 2026 - 12:57
Eh già.. ognuno trova quel che cerca..
Ritratto di CR1
16 settembre 2026 - 05:08
Non è facile far componenti identici per tutta linea di prodotti, si potra' fare con alcuni componenti con segmenti auto vicine come gli specchietti e poco più. Il resto cambiano le dimensioni cambiano componenti, questa non è una ricetta del medico curante ma solo un farmaco da bancone
Ritratto di 6su100
16 settembre 2026 - 08:01
Mi sembra difficile che mantenendo solo gli specchietti uguali poi possano tendere al 33% di riduzione componenti di cui si legge nella news. Opterei per ANCHE qualcos'altro parimenti fattibile: così, a spanne
Ritratto di CR1
16 settembre 2026 - 12:49
Rimane il monomotore con potenze differenti
Ritratto di 02-0xygenerator
16 settembre 2026 - 09:15
Si preparano, giustamente. Vedremo se gli andrà meglio che agli altri. Il mercato, tra elettrico e prodotti cinesi, potrebbe ridursi di molto.
Ritratto di Gordo88
16 settembre 2026 - 13:35
2
Hanno cambiato nuovamente ceo per fare ottimizzazione, dopo la discesa deludente nel settore delle elettriche.. vedremo sto principio del kaizen

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