Come la ID. Polo (qui il primo contatto) è la variante elettrica della Polo e fra le due non c’è una vite in comune, la Volkswagen ID.Tiguan è l’alternativa a corrente della Tiguan ed è basata sulla ID.4, che esce di produzione. Il rinnovamento è stato profondo, tanto che la ID.Tiguan è praticamente nuova: specifica per esempio la carrozzeria, che ha le maniglie convenzionali anziché a filo della lamiera e più squadrate e meno “strane”. Della ID.4 sono rimasti il pianale, il profilo del tetto, i finestrini, il parabrezza e poco altro.

Lunga 462 cm, la ID. Tiguan arriva nelle concessionarie a febbraio 2027 con prezzi indicativi da € 40.000. Con lei esce dai listini anche la ID.5: la variante “coupé” della ID.4 che non avrà un’erede. I rinnovati interni della Volkswagen ID.Tiguan convincono per design e materiali, grazie a estesi rivestimenti in tessuto imbottito su plancia e porte.
Apprezzabile il ritorno a convenzionali e ben più intuitivi rispetto a quelli a sfioramento della ID.4: parliamo dei grandi tasti al volante, degli alzavetro convenzionali sulle porte, della rotella sul tunnel per l’audio e dei tasti per gestire il climatizzatore.

Ben leggibile il cruscotto di 10” che, come anche il display centrale di 15”, può adottare una grafica ispirata a quella della Golf di 4a generazione, con toni blu e lancette virtuali rosse: al posto del contagiri c’è un indicatore della potenza usata o recuperata. Perfino i comandi virtuali dell’audio nel display centrale riprendono l’aspetto dell’autoradio di quella vettura.
Debutta poi il display di 12” davanti al passeggero anteriore, da usare per video, navigatore e videogame e che non distrae chi è alla guida: le immagini si mostrano solo a chi è esattamente davanti allo schermo. “Furba” la doppia piastra di ricarica per cellulari: presenta due anelli luminosi magnetici che si agganciano ai cellulari compatibili con la tecnologia Qi2.

Confrontando il bagagliaio con quello della ID.4 si sono persi 10 litri (da 544 a 534 litri) ma rimane curato e ben sfruttabile. Inedito il vano sotto il cofano anteriore: si apre tirando una scomoda leva vicino ai pedali anziché un più pratico tasto ma, almeno, ha dei pistoni che lo sollevano. Basso e di forma regolare, il vano è rivestito in plastica e pensato per ospitare i cavi di ricarica anche se sporchi, così da non macchiare il bagagliaio.

Rispetto alla ID.4 si aggiunge la guida one-pedal, gestibile dalla pratica leva della trasmissione dietro al volante. Una volta impostata il freno motore (che ricarica in rilascio la batteria) diventa più intenso e arriva a frenare del tutto la vettura. In più, è possibile impostarlo nella modalità automatica: quando la strada è libera l’auto “scorre” come in folle mentre la frenata rigenerativa automatica aumenta da sé in maniera graduale se c’è qualcuno davanti o in prossimità di svolte e rotonde. Nuova anche la versione R-Line (in bianco nelle foto) che presenta rivestimenti specifici, poltrone fascianti con poggiatesta integrato e paraurti più aggressivi.

Le batterie sono da 58 e 77 kWh e hanno una nuova chimica: la prima si può avere solo con la ID.Tiguan da 190 CV con motore e trazione posteriori (circa 450 km di autonomia dichiarati) mentre la seconda con quella da 286 CV (autonomia di 600 km ancora da omologare) o, nel caso della bimotore 4x4, 299 CV (e 560 km).
L’accumulatore meno capiente accetta fino a 105 kW di corrente, che passano a 165 per l’altro: non certo valori di riferimento ma i tecnici assicurano che almeno le prestazioni di ricarica sono costanti. Con entrambe le batterie infatti, per la casa si passa dal 10 all’80% in poco meno di 30 minuti.














































