Allo scoccare della mezzanotte di dopodomani, sabato 4 luglio 2026, scadrà ufficialmente lo sconto sulle accise dei carburanti. In assenza di un nuovo decreto di proroga, che al momento appare decisamente improbabile, le imposte torneranno a prezzo pieno. La tassazione si attesterà a 0,6729 euro al litro per benzina e gasolio, e a 0,14727 euro al litro per il GPL. Si chiude così una lunga fase di interventi straordinari che, secondo le stime, sono costati alle casse dello Stato oltre due miliardi di euro.
L’addio al taglio fiscale non sarà indolore per le tasche degli automobilisti. Lo sconto attualmente in vigore è di circa 5 centesimi, che diventano 6,1 centesimi di euro se si considera l’applicazione dell’IVA al 22% sulle accise stesse. Secondo alcune proiezioni, questo si tradurrà in un aggravio immediato di 3 euro per ogni pieno di carburante.
Le ripercussioni sulla rete distributiva saranno visibili immediatamente. Ecco come cambieranno i prezzi medi secondo le analisi dei consumatori:
La mazzata fiscale arriva in un momento di forti differenze tra il mercato internazionale e i prezzi alla pompa. Nell’ultimo mese, il Brent (il riferimento per il mercato europeo) è crollato da 95 a 70,8 dollari al barile, segnando una flessione netta del -25,5%. Tuttavia, i listini dei distributori italiani sono scesi con il contagocce, registrando una riduzione microscopica di appena il 6%.
Questa situazione ha spinto il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, a convocare le compagnie petrolifere per chiedere un adeguamento più rapido dei prezzi industriali ai ribassi del greggio. Nonostante il pressing istituzionale, i risultati sono stati parziali e non basteranno a compensare il rialzo fiscale imminente.
















































































































