Oggi siamo abituati a pretendere che una vettura percorra centinaia di migliaia di chilometri senza battere ciglio, tanto che quando un motore moderno mostra un difetto di progettazione - come nei noti casi dei propulsori con cinghia di distribuzione a bagno d'olio di Stellantis (i PureTech) o Ford - gli automobilisti gridano meritatamente allo scandalo. Ma siamo davvero sicuri che in passato le auto fossero più robuste, come qualcuno sostiene?
Per rispondere a questa domanda, il sito francese Caradisiac ha ripreso i test a lungo termine (da 50.000 a 75.000 km) che la storica rivista d'Oltralpe L'Auto-Journal effettuava negli anni '70 e '80. I giornalisti dell'epoca acquistavano le vetture in completo anonimato per evitare trattamenti di favore da parte dei costruttori, le sottoponevano a utilizzi intensivi e poi le smontavano pezzo per pezzo. I risultati emersi da questo archivio storico sono a dir poco sorprendenti e sfatano del tutto il mito della "perfezione retrò".

Rileggendo i diari di bordo di quelle prove d'altri tempi, emerge una sfilza di guasti gravi che oggi definiremmo semplicemente inaccettabili.
Una delle utilitarie più amate di sempre ha visto cedere la propria testata ad appena 9.963 km.
Nonostante la fama di vettura comoda e dal motore "indistruttibile", al termine del test di 50.000 km la vettura ha richiesto la sostituzione completa dell'albero a camme e di tutte le fasce elastiche (la segmentazione). All'epoca la rivista non gridò al miracolo negativo, ma si limitò a calcolare freddamente il costo delle riparazioni.

Equipaggiata con il celebre motore a 4 cilindri "Douvrin", considerato un mostro di robustezza. Eppure, a causa di una perdita d'olio, il motore ha fuso una biella a soli 8.746 km, costringendo a una sostituzione totale del propulsore in garanzia.
Sottoposta a un test di 75.000 km. Il suo motore diesel Indenor, ritenuto all'epoca un mulo capace di macinare chilometri all'infinito, ha mostrato i suoi limiti: a 61.463 km ha bruciato la guarnizione della testata. Ma la vera sorpresa è arrivata allo smontaggio finale a 75.000 km, dove i tecnici hanno trovato camere di combustione e teste dei pistoni completamente fessurate. Un danno che avrebbe messo fuori uso il motore di lì a poco.

Ha richiesto un intero cambio di motore a circa 8.000 km dall'inizio del test.
Nonostante i problemi attuali legati alle cinghie a bagno d'olio (scelte dai costruttori per rincorrere le severe normative anti-emissioni CO2), i motori moderni sono mediamente molto più affidabili ed efficienti rispetto a quelli del passato. I motivi di questa evoluzione sono principalmente tre:

Se una volta le rotture erano più frequenti ma considerate quasi "normali", oggi una panne al motore è vissuta come una tragedia. Il motivo è puramente economico: i costi di riparazione sono esplosi. Nel 1975, rimettere a nuovo l'albero a camme e le fasce elastiche della Citroën CX costava l'equivalente di circa 1.242 euro attuali.
Oggi, sostituire un motore moderno (come il tre cilindri Stellantis) può superare facilmente i 10.000 euro, complici la complessità dei componenti non sempre disassemblabili singolarmente e il costo della manodopera. È proprio questa sproporzione economica a rendere intollerabile qualsiasi guasto sulle nostre auto moderne, facendoci rimpiangere - erroneamente - un passato che, dati alla mano, non era affatto così perfetto.


























