LA CRESCITA DELLE “PREMIUM” - Nel mese di agosto in Europa ognuna delle tre marche premium tedesche - Audi, BMW e Mercedes - ha immatricolato più della Fiat. Nei paesi dell’Unione europea quest’ultima ha totalizzato 62.270 unità, mentre l’Audi è arrivata a 73.968, la BMW a 68.329 e la Mercedes a 64.179. All’origine di tale tendenza c’è più di una spiegazione; tutte importanti e con notevole incidenza sul mercato dell’auto. Eccone qualcuna, senza ordine di importanza.
QUALITÀ E IMMAGINE - Audi, BMW e Mercedes hanno saputo coltivare e affermare la loro
immagine di prestigio e qualità che dà corpo al prodotto cosiddetto premium, non senza azzeccate politiche di marketing che hanno enfatizzato la componente di status symbol. Le altre marche che in passato proponevano modelli alto di gamma, hanno finito con l’abbandonare la partita, divenuta insostenibile di fronte alle tre tedesche. Resistono Jaguar e Land Rover, ma o con numeri di livello inferiore o con modelli molto specifici. C’è poi la
Lexus, ultima arrivata nella categoria premium, ma i numeri sono ancora poca cosa.
E MODELLI PIÙ PICCOLI - Per quanto riguarda le tre tedesche premium c’è un altro motivo che ha contribuito alla crescita del loro peso sul mercato: tutte tre hanno ampliato la rispettiva gamma introducendo modelli più accessibili. Si pensi alle varie Mercedes A, Audi A1 e A3, BMW Serie 1. Ciò ha certamente fatto crescere le vendite e aumentare le loro quote di mercato: ad agosto 5,7% invece di 5,6% per l’Audi, 5,2 contro 4,9% per la BMW e 4,9% invece di 4,4% per la Mercedes; e per tutte tre il trend è analogo anche nel periodo da gennaio ad agosto. L'ingresso dei costruttori di lusso nelle categorie inferiori del mercato ha portato a ulteriori problemi ai generalisti, perché ha sottratto quei clienti dispositi spendere di più per un marchio più prestigioso in grado di realizzare auto di maggiore qualità.
CONCORRENZA DA ORIENTE - Sul versante della Fiat e delle case generaliste più impegnate nella produzione di modelli più abbordabili, i fenomeni sono stati invece tutti di segno negativo. La concorrenza si è ampliata in maniera considerevole, molti anni fa con l’arrivo della case giapponesi, poi con quelle coreane. In entrambi i casi, anche con una forte produzione europea. E di questo fenomeno evidentemente hanno risentito tutte le case generaliste europee.
IL PESO DELL’ITALIA PER LA FIAT - Per quanto riguarda la Fiat c’è poi una ragione tutta specifica: la concentrazione delle sue vendite nel mercato nazionale. Per troppo tempo le vendite della Fiat hanno registrato una percentuale molto forte nel mercato italiano, e quando c’è stato il progressivo aumento degli stranieri, con calo della Fiat, è mancato un equivalente trend di bilanciamento delle auto Fiat sui mercati esteri. Vent’anni fa, nel 1993, in Italia la Fiat aveva una quota di mercato del 32,25%, con 545.890 unità; nel 2003 tale quota era scesa al 27,81% con 321.628 immatricolazioni; quest’anno, a fine agosto la quota dell’immatricolato Fiat è risultata del 21,81% per 194.727 unità immatricolate. Un vero tracollo. Tale erosione del mercato principale della Fiat ha contribuito al calo del peso sulla scena europea. Nel 1993 (dati dell’Acea, organizzazione dei costruttori europei) la quota della Fiat in Europa era del 7,8%, con un totale immatricolato di 882.259 unità su un mercato complessivo europeo di 11.252.494 unità. Nel 2003 la quota Fiat era scesa al 5,6%, con un 792.651 unità immatricolate.
LE ASIATICHE - A proposito di numeri, utile può essere anche qualche dato relativo al percorso delle case asiatiche. Vent’anni fa, nel 1993, le vetture di marca giapponese si erano già bene insediate e rappresentavano il 12,32% del totale europeo; quelle coreane non andavano oltre lo 0,8% (93.383 unità). Dieci anni dopo, nel 2003, le giapponesi erano stazionarie, con il 12,7% del totale, mentre le coreane arrivavano al 3,3% (468.590%). Oggi (dati a fine agosto) le sei marche giapponesi sommano il 12,6% del totale, dunque con stabilità nel tempo, mentre per quel che concerne le coreane, la sola Hyundai detiene il 3,6% del mercato europeo, e un altro 2,7% è della Kia. E la cosa suggerisce una considerazione: nell’ambito delle marche generaliste (mettendo da parte il fatto che oggi tra le giapponesi c’è anche la Lexus) ad attrarre e a crescere sono le proposte interessanti economicamente, come sono le coreane.