SPOT POLITICO? - Malgrado Sergio Marchionne si sia subito affrettato a dichiarare che “il contenuto politico del messaggio è pari a zero”, i mass media l’hanno subito battezzato “lo spot pro-Obama”. Una cosa, comunque, è certa: la reclame della Chrysler interpretata dal “duro” Clint Eastwood (nella foto sopra) e trasmessa durante l’intervallo dell’ultimo Super Bowl ha lasciato il segno sugli oltre 110 milioni di telespettatori che hanno seguito la finale del campionato di football americano. Si tratta di un vero e proprio cortometraggio della durata di due minuti, in cui l’anziano attore si lancia in un accorato panegirico della città (Detroit) e della nazione (gli Stati Uniti) che sono in grado di rialzarsi e reagire davanti alle difficoltà.

LA RINASCITA DI DETROIT (E DEGLI USA) - “È l’intervallo e entrambe le squadre sono negli spogliatoi discutendo di quello che possono fare per vincere la partita nel secondo tempo”, esordisce Eastwood, passeggiando per le strade della città. “Pure in America è l’intervallo: la gente è senza lavoro e sta male”. A un certo punto, lo spot si fa celebrativo: “Quelli di Detroit ne sanno qualcosa. Per poco non hanno perso tutto. Però ci siamo impegnati tutti insieme e ora la Motor City lotta ancora”. Insomma, gli States prendano esempio da Detroit; oppure, è il messaggio sottointeso, prendano esempio dalla Chrysler, tornata a macinare utili (183 milioni di dollari) per la prima volta dal 1997 (leggi qui la notizia). Un panegirico dell’America che lavora e non s’arrende che fa il paio con quello dell’Italia “capace di grandi imprese” mostrato nello spot della nuova Panda (lo vedi qui).

INVESTIMENTO DA CAPOGIRO - Un messaggio rafforzato dal fatto di essere affidato a un personaggio di idee conservatrici come Eastwood, percepito più vicino al partito Repubblicano che a quello Democratici cui appartiene Obama. Letture “politiche” a parte, lo spot mira esplicitamente a galvanizzare gli operai della Chrysler in un paese, come gli Stati Uniti, dove tutto diventa una questione patriottica. Per fare questo, Sergio Marchionne non ha badato a spese. Cifre ufficiali non ce ne sono, ma se le tariffe per mandare in onda uno spot di 30 secondi durante il Super Bowl viaggiano sui 3,5 milioni di dollari e il corto della Chrysler è durato due minuti, il conto è presto fatto: 14 milioni di dollari. Oltre alle spese, top secret, relative alla produzione del filmato e al cachet di Eastwood, che ha comunque dichiarato di voler devolvere la somma in beneficenza. Del resto l’attore 81enne, consacrato dalla serie di film sull’ispettore Callaghan e raffinato autore di pellicole come Gran Torino, è legato a doppio filo all’Italia: fu il regista romano Sergio Leone, infatti, a farlo conoscere negli anni Sessanta come interprete dei suoi mitici spaghetti western.
C’ERA PURE LO SPOT DELLA 500 ABARTH - Più banale l’altro spot del Lingotto andato in onda durate la notte del Super Bowl. Questa volta, la reclame, della durata di un minuto, si concentra su un prodotto in particolare: la Fiat 500 Abarth. Il filmato mostra la “solita” bomba sexy (si chiama Catrinel Menghia, è romena ma vive a Milano) che prima schiaffeggia e poi si struscia contro il “povero” passante americano, attizzandolo con la panna montata e con frasi ammiccanti pronunciate in un italiano stentato: “Mi stai spogliando con gli occhi... Non puoi farne a meno, eh?”. Salvo poi rivelare il trucco: non era una donna, era una macchina (indovinate quale?). Si è trattato di un “viaggio mentale” del povero americano, che pensava di avere a che fare con una donna e invece era un’auto, nel più classico (e maschilista) dei parallelismi. Questo sì, molto made in Italy.

















