Al prossimo Salone di Parigi, in programma nella capitale francese dal 12 al 18 ottobre 2026, la Citroën mostrerà al pubblico una nuova concept car e molti indizi portano a pensare che potrebbe trattarsi di un prototipo che precede un’erede elettrica della Citroën 2CV.
Gilles Vidal, dallo scorso luglio capo del design del gruppo Stellantis in Europa lo ha dichiarato chiaramente: un look rétro-futuristico è “il modo più efficace per vincere la riluttanza di chi ancora non è convinto di comprare un’auto a batteria” (qui per saperne di più). Da qui l’idea di rilanciare in chiave moderna la 2CV, una delle auto popolari per eccellenza.
Si tratta della stessa strategia messa in atto dalla rivale Renault con le 4, 5 e Twingo E-Tech, che sono state disegnate dallo stesso Vidal quando era responsabile dello stile alla Renault.

Non è la prima volta che la casa francese immagina di ricreare la Citroën 2CV. Già nel 2009, il double chevron aveva presentato la RevoltE (nelle foto), una showcar ibrida plug-in realizzata sulla base della Citroën DS3, che richiamava la 2CV per i suoi fari, la griglia e i parafanghi sovradimensionati. Allora la RevoltE non andò oltre il prototipo, mentre dalla concept car che verrà svelata a ottobre dovrebbe nascere un modello di serie.
La nuova vettura dovrebbe essere una concorrente della nuova Renault Twingo e potrebbe essere la gemella della prossima generazione della Pandina (qui per saperne di più). Per le due citycar si sta studiando quale possa essere la piattaforma migliore: una versione opportunamente accorciata della Smart Car (già alla base della C3 e della Grande Panda), oppure - come si vocifera - un’architettura cinese proveniente dalla Leapmotor.

La cosa certa è che la piattaforma dovrà essere flessibile ed economica per un’auto che si posiziona per prezzo al di sotto della C3 (quindi con un listino che parte da circa 15.000 euro). La nuova Citroën 2CV in stile “neo‑retrò” dovrà inoltre rispettare i requisiti della nascente categoria europea “M1E”.
La normativa è ancora in fase di definizione, ma prevede che le auto non superino i 4,2 metri di lunghezza e che vengano assemblate all’interno dell’Unione Europea. I singoli Paesi avranno margine per sostenere economicamente la produzione di batterie nel blocco economico.
Stellantis, intanto, ha già annunciato una joint venture da 4,1 miliardi di euro con il produttore cinese CATL in Spagna, e la gigafactory di Saragozza dovrebbe iniziare a produrre pacchi batteria entro la fine del 2026.


























