Francois Provost (qui sopra), da vent’anni anni nel gruppo Renault e da luglio 2025 amministratore delegato del colosso francese. In un incontro con la stampa al salone di Parigi, il ceo francese ha risposto alle domande dei giornalisti, affontando temi diversi: dalla difficile situazione dell’industria dell’auto europea, alla concorrenza cinese, fino alla mobilità elettrica. Francois Provost ha sottolineato che da parte dell’Unione Europea servono risposte urgenti per la regolamentazione del settore e di come la Renault mantenga al centro dei suoi interessi i clienti del Vecchio Continente. Ecco il suo punto di vista.
Cosa pensa degli accordi che si stanno delineando fra Europa e Cina sulla vendita e sulla produzione di auto cinesi nel Vecchio Continente?
Da anni sostengo la necessità di un accordo tra l’Unione Europea e la Cina. Il principio fondamentale non è limitare le importazioni, ma incoraggiare i costruttori cinesi a investire in Europa. E, investire non significa solo aprire una fabbrica; implica la localizzazione della produzione, il trasferimento di tecnologie e l’utilizzo di componentistica Europea.

Parlando ancora di Cina, al momento avete solo un partner cinese, la Geely. Pensate di estendere questa collaborazione anche ad altri costruttori?
Renault è un’azienda indipendente e il nostro piano futuro è autonomo; è un piano che non dipende da nessuno. Il nostro mercato principale è l’Europa. Ci siamo sviluppati in Europa con i nostri partner, inclusa Nissan.
Cerchiamo partner che vogliano adottare la nostra tecnologia; è quello che facciamo con Nissan e, più recentemente, con Ford. Siamo molto soddisfatti anche della collaborazione con Geely, che sta funzionando molto bene, in particolare in Sud America.
Tuttavia, non sono favorevole a un numero eccessivo di partnership. Il successo non sta nel semplice fatto di firmare un accordo; il successo sta nel far funzionare la partnership, e per questo bisogna imparare a conoscersi a fondo.
Volkswagen ha tenuto una conferenza stampa qui a Parigi affermando che, a questo punto, la politica deve fare la sua parte. Qual è la sua opinione?
Credo che sia urgente che l’Europa prenda delle decisioni. Se guardiamo alla situazione di due anni fa, quando si è tenuto lo stesso salone, non si sono fatti passi avanti sulla flessibilità necessaria. Non c’è stata semplificazione normativa; ricordo che la nuova regolamentazione automobilistica rischia di far aumentare il prezzo di ogni auto di almeno 3.000 euro.
E, infine, manca ancora una strategia industriale chiara, proprio mentre si intensifica la competizione tra Cina ed Europa. Ricordo, inoltre, che un terzo del valore del settore in Europa è andato perso dal 2016. Un dato che evidenzia l’emergenza che stiamo vivendo. Il mio messaggio, e sono perfettamente allineato con Oliver Blume di Volkswagen, è che l’Europa deve decidere.
Noi abbiamo scelto l’Europa e vi abbiamo investito enormemente. Ci stiamo trasformando per sviluppare veicoli elettrici e padroneggiare le tecnologie chiave, ma vogliamo farlo insieme alle nostre aziende e ai nostri fornitori. È una questione di sovranità.
Noi stiamo facendo la nostra parte; ora è fondamentale che l’Unione Europea e i governi europei prendano decisioni concrete per sostenere questa trasformazione dell’industria automobilistica europea. C’è il rischio per la sopravvivenza dell’industria automobilistica europea.

Intanto i costruttori asiatici usano spesso il prezzo conveniente per convincere gli acquirenti.
Se analizzando esempi reali di clienti, ci si rende conto che è arrivato il momento di porsi delle domande. Se chiediamo a un potenziale acquirente: “vuoi un’auto Renault o un’auto proveniente da altrove (extraeuropea ndr)?” La risposta sarà spesso: “Quella che costa decisamente meno”.
È vero, oggi costano molto meno (le vetture cinesi ndr). Ma chi si occuperà delle riparazioni o della fornitura dei pezzi di ricambio tra dieci anni? Chi garantirà l’assistenza per i prossimi quindici anni? Quanto potranno valere quelle auto sul mercato dell’usato? Anche questi sono aspetti importanti.
Fra crisi e guerre la situazione globale è in costante evoluzione e i prezzi dell’energia, come dei carburanti, in crescita. Tutto questo come influisce sui piani di una grande azienda come Renault, che deve fare investimenti a lungo termine per sviluppare nuovi modelli?
Bisogna comunque curare il prodotto: se lo si trascura, ci si ritrova con un prodotto superato, senza aver pianificato il futuro. Credo che tutto ciò rafforzi la scelta di accelerare l’elettrificazione in Europa. La “e” sta per elettrico, ma anche per ibrido; infatti, utilizzando l’energia elettrica, si consuma meno carburante. Quindi, per chi non vuole passare all’elettrico puro, l’ibrido rappresenta la scelta giusta.
Ritengo che la scelta dell’elettrificazione sia positiva considerando che i costi energetici rischiano di diventare insostenibili per famiglie e imprese. Un altro aspetto fondamentale del nostro piano è quello che definiamo “piano di resilienza globale”. È una novità assoluta: in passato non esisteva la doppia fonte di approvvigionamento per i componenti.
Oggi monitoriamo quotidianamente e nel dettaglio le fabbriche dei nostri fornitori. Ricordo, ad esempio, quando il Canale di Suez rimase improvvisamente bloccato: abbiamo dovuto affrontare una situazione critica nel fine settimana, cercando soluzioni industriali immediate.
Spesso ci troviamo a dover gestire problemi improvvisi con i fornitori; è necessaria, quindi, una gestione permanente del rischio. Dobbiamo raggiungere una maggiore resilienza: questo è il punto chiave. E un altro fattore decisivo è la velocità, fondamentale nello sviluppo delle auto.

Con l’uscita scena della Duo la Renault ha abbandonato il settore della micromobilità, dei quadricicli. Non li considerate interessanti?
Continuiamo a considerare interessante la micromobilità, purché non sostituisca le automobili vere e proprie. Penso che non si debba essere costretti ad adottare la micromobilità solo a causa delle normative. Se un cittadino europeo ne apprezza la praticità, la sceglierà; è una scelta legittima, magari per gli spostamenti quotidiani. A questi concetti si ispira la piccola elettrica Dacia Hipster che stiamo sviluppando.
Qui a Parigi avete presentato al concept car E-Space, che è una grande monovolume elettrica. Verrà prodotta?
C’è un ritorno di interesse per le monovolume e con la E-Space stiamo sondando le potenzialità di un veicolo di questo tipo. Fermo restando che la priorità per Renault è di proporre un’offerta di modelli, per così dire, tradizionali, che risponda alle principali esigenze della clientela europea. Vediamo, per la E-Space stiamo valutando che decisione prendere.



































