Un confronto sul futuro della produzione nazionale, in un momento in cui l’industria europea trema sotto i colpi di una crisi di vendite e una transizione elettrica sempre più complessa. Erano questi i temi di discussione sul Tavolo Automotive, l’incontro di ieri tra il ministero delle Imprese e del Made in Italy, Stellantis, le Regioni e i sindacati.
L’Italia resta al centro della strategia di Stellantis: lo ha ribadito ancora una volta Emanuele Cappellano, responsabile del gruppo per l’Europa, facendo anche notare come gli obiettivi fissati alla fine del 2024 con il piano Italia (qui per approfondire) siano stati per la maggior parte raggiunti o addirittura superati. Cappellano ha anche ribadito di escludere qualsiasi ipotesi di chiusura per lo stabilimento di Cassino, per il cui rilancio si attende però il piano industriale della Maserati, che dovrebbe portare una nuova suv e una berlina ad alte prestazioni.
Ha poi illustrato le prossime tappe per gli altri poli italiani. A Melfi è confermato l’arrivo della nuova suv compatta dell’Alfa Romeo entro la fine del 2027, di cui è stata diffusa la prima immagine parziale (qui la notizia). Per Mirafiori, invece, il futuro passa dalle nuove batterie per la 500 elettrica in arrivo nel 2027 e da una nuova generazione del modello prevista per il 2030. In totale, il gruppo prevede il lancio di 50 nuovi prodotti in Europa nei prossimi cinque anni.

Il ministro Adolfo Urso ha criticato aspramente le politiche di Bruxelles, sostenendo che “l’epicentro della crisi è a Bruxelles, nelle follie del Green Deal che ha messo in ginocchio l’industria automobilistica europea”. Il ministro ha sottolineato come la transizione energetica stia rischiando di trasformarsi in una vera e propria deindustrializzazione, citando la sovraccapacità produttiva europea di oltre 5 milioni di veicoli.
Di contro ha poi rivendicato il ruolo dell’Italia come guida per un nuovo approccio europeo, spiegando che l’obiettivo è anticipare la revisione del regolamento sulla CO2 e ottenere il pieno riconoscimento del principio di neutralità tecnologica. Sul fronte interno, il Governo punta sul nuovo DPCM automotive, che mette sul piatto 1,35 miliardi di euro fino al 2030 (qui per saperne di più), destinando il 70% delle risorse direttamente al sostegno della filiera e delle PMI.

Sono decisamente meno ottimisti i rappresentanti dei lavoratori. Michele De Palma e Samuele Lodi della Fiom-Cgil hanno definito l’incontro poco concreto, dichiarando che “servono risorse e politiche industriali, perché così è un tavolo senza gambe”. Secondo i rappresentanti dei lavoratori, l’attuale incremento dei volumi non basta a fermare l’uso massiccio degli ammortizzatori sociali negli stabilimenti italiani.
La Fiom ha proposto la creazione di un fondo straordinario, pubblico e privato, da 2 miliardi di euro l'anno per i prossimi cinque anni per innovare prodotti e processi. Inoltre, i sindacati chiedono che l’Europa garantisca che almeno l’80% della ricerca e della produzione resti all’interno dei confini dell’Unione. Senza investimenti certi su batterie e nuove tecnologie, avvertono, l’Italia rischia di perdere la sfida della mobilità del futuro.





























