Uno dei limiti nella fruibilità dell’auto elettrica è il tempo di ricarica della batteria, di gran lunga superiore a quello necessario per un “pieno” di benzina o di gasolio. Spesso non è un problema: per esempio, se si può lasciare l’auto collegata alla rete tutta la notte e non si fanno percorsi molto lunghi.
Diversamente, e soprattutto se ci si muove in autostrada (dove l’autonomia delle elettriche si dimezza), le soste diventano frequenti e l’attesa diventa una perdita di tempo. Ma il progresso è rapido e riguarda sia le vetture sia i punti di ricarica; le prime che accettano potenze sempre maggiori e i secondi che riescono a fornirle.

Fino a pochi mesi fa, anche utilizzando le più potenti colonnine “fast” a corrente continua servivano almeno 20-25 minuti per passare dal 10% all’80%. Poi, le nuove XPeng (qui per saperne di più) hanno alzato l’asticella. Si tratta di vetture che accettano fino a 500 e passa kW in ricarica, con tempi dichiarati di 12 minuti; le colonnine più prestanti in Italia si fermavano a 400 kW, ma comunque si rimaneva sui 13 minuti per recuperare circa 350 km di autonomia.
E ora arriva la BYD, che ha installato la prima super-colonnina Flash Charging nella concessionaria del suo marchio di lusso Denza, a Bologna: qui siamo addirittura a 1.500 kW. In condizioni ideali e con una vettura adeguata (per ora la Denza Z9GT) si passa dal 10% al 70% in appena cinque minuti. E il 10-97% dura solo 9 minuti.

In Cina, la rete di queste colonnine realizzata dalla BYD e accessibili a chiunque (tramite un’apposita app) è in rapida espansione: sono già più di 6.000 le stazioni di ricarica attive e si prevede che entro la fine del 2026 saranno 20.000. In Europa si stanno muovendo i primi passi, come dimostra il nuovissimo impianto di Bologna.
Abbiamo sperimentato la velocità di ricarica delle colonnine Flash Charging in un test organizzato dalla BYD presso una stazione pubblica in Cina, a Shenzhen (il test è nel video qui sotto). In una giornata molto calda (la temperatura era sui 35 °C), in poco più di nove minuti la batteria dell’auto (un modello della casa cinese non ancora importato da noi) è passata dal 10% al 100%, recuperando l’energia che serve per percorrere mediamente circa 600 km. Secondo la BYD, anche in condizioni climatiche molto sfavorevoli, la rigenerazione rallenta di poco: a -30 °C, servono tre minuti in più.

Non è solo la potenza a distinguere le colonnine Flash Charging da quelle comunemente utilizzate in Europa. Sono anche più pratiche: il cavo scende dall’alto e non va mai a contatto col suolo, evitando di sporcarsi o di intralciare il passaggio. Inoltre la “pistola” è più compatta e leggera, facilitando l’inserimento nella presa dell’auto.
Per sopportare ricariche così potenti servono batterie adatte, e la BYD è nella posizione adatta per svilupparle. L’azienda cinese, che dal 2003 produce anche auto, è nata nel 1995 proprio per realizzare accumulatori e oggi è il secondo produttore al mondo di “pile” per vetture, dopo la Catl. Le sue batterie sono chiamate Blade (lama) per la forma sottile delle celle che le compongono e sono del tipo LFP (litio-ferro-fosfato); quelle in grado di accettare ben 1.500 kW sono la seconda generazione (2.0) e si caratterizzano per l’aggiunta di altri materiali, come il manganese, tanto che sono chiamate LMFP (Litio-Ferro-Manganese-Fosfato).
La nuova composizione chimica incrementa la tensione della cella (da 3,2 V a 3,8 V) e la densità energetica, ovvero i Wh immagazzinati in rapporto al peso: si passa da 140 Wh/kg della prima generazione a circa 200 Wh/kg. Per velocizzare il movimento degli ioni di litio durante la ricarica, i tecnici sono intervenuti sul catodo e sull’anodo (rispettivamente il polo positivo e quello negativo), oltre che sull’elettrolita (il liquido contenuto nella batteria).

Fra gli altri vantaggi delle Blade Battery 2.0, una minor perdita di efficienza alle basse temperature e un minor degrado della batteria nel tempo (quindi dell’autonomia che può garantire) dopo continui cicli di ricarica; tutto questo, tenendo conto che la resistenza alle frequenti ricariche anche al 100% è già uno dei vantaggi delle batterie LFP rispetto ad altre tipologie di accumulatori. Le Blade 2.0 al momento sono utilizzate da alcuni modelli della casa cinese, fra cui la variante elettrica della lussuosa cinque porte Denza Z9GT (da 122 kWh la batteria) e verrà progressivamente impiegata anche su altri modelli.












































































