Se qualche anno fa l’elettrico sembrava il far west dell’industria automobilistica, cioè una terra inesplorata e difficile ma ricca di opportunità su cui valeva la pena investire, ora che le auto elettriche si stanno diffondendo meno del previsto appare più come una palude in cui è alto il rischio di restare impantanati.
Molte delle scommesse sull’elettrico fatte dai costruttori vengono ritirate, con l’idea di tornare a investire anche nel motore termico, che al momento è ancora più redditizio rispetto a quello elettrico: un cambio di strategia che non avviene in modo indolore, perché gli analisti calcolano costi supplementari per le case automobilistiche di svariati miliardi di euro, in particolare per le “big three” di Detroit: Stellantis, GM e Ford.

Il 6 febbraio, Stellantis ha anticipato oneri per 22 miliardi di euro (qui la notizia) prima della pubblicazione dei risultati finanziari completi del 2025, attesa per la fine del mese. Negli oneri sono inclusi 14,7 miliardi dovuti a programmi di veicoli annullati e la svalutazione delle piattaforme e 2,1 miliardi per rivedere la catena di fornitura dei veicoli elettrici.
La maggior parte di questi costi dovrebbero essere legati alle attività del gruppo negli Stati Uniti: in Europa infatti Stellantis ha una strategia maggiormente orientata a piattaforme multi-energia e integra motori a benzina, ibridi ed elettrici sulla stessa architettura. L’azienda ha anche annunciato di voler chiudere una joint venture per le batterie in Canada con il partner sudcoreano LG Energy Solution, dopo aver cancellato con la Mercedes per le gigafactory dell’ACC in Italia e in Germania.

La strategia di elettrificazione della Ford sta attraversando una fase di profonda e costosa revisione, con un impatto finanziario che raggiungerà circa i 17,7 miliardi di euro entro il 2027. Sebbene l’ovale blu avesse già assorbito la quota maggiore di questi oneri alla fine del 2025, le previsioni di spesa sono leggermente aumentate rispetto ai piani originali.
L’azienda iscriverà a bilancio circa 6 miliardi di euro di oneri tra quest’anno e il prossimo: di questa cifra, circa 4,6 miliardi saranno uscite di cassa effettive, concentrate per la maggior parte nel corso del 2026, mentre una parte significativa di questi esborsi è destinata a risarcire i fornitori che avevano investito massicciamente per aumentare la propria capacità produttiva basandosi sulle iniziali stime di vendita dei veicoli elettrici, poi disattese.
Questo cambio di rotta ha portato a decisioni drastiche, come la cancellazione del pick-up elettrico F-150 Lightning lo scorso dicembre, al posto del quale arriverà un modello con range extender, e l’abbandono del progetto per due crossover elettriche a tre file di sedili.

Anche la General Motors sta seguendo una traiettoria simile a quella di Ford, segnata da pesanti oneri finanziari e da una revisione dei propri obiettivi produttivi. Nel corso del 2025, il colosso di Detroit ha contabilizzato oneri legati ai veicoli elettrici per circa 6 miliardi di euro, riflettendo la necessità di ridimensionare le proprie ambizioni iniziali a causa di una domanda di mercato inferiore alle attese e di un mutato quadro normativo.
Per l’anno in corso, la società prevede che questi costi straordinari continueranno, seppur con un impatto economico più contenuto rispetto a quello registrato lo scorso anno. Questo riposizionamento strategico ha portato a decisioni industriali molto concrete: GM ha infatti deciso di interrompere la produzione del van commerciale elettrico Chevrolet BrightDrop e ha trasformato i piani per uno stabilimento vicino a Detroit.

Anche la Honda si è unita al coro dei grandi produttori mondiali che hanno dovuto ammettere come l’iniziale strategia sull’elettrico non fosse allineata con l’effettiva domanda dei consumatori. Durante la presentazione dei risultati finanziari dello scorso 10 febbraio, la casa automobilistica giapponese ha comunicato svalutazioni legate ai veicoli elettrici per circa 1,4 miliardi di euro nei nove mesi chiusi al 31 dicembre, avvertendo che questa cifra è destinata a crescere entro la fine dell’anno fiscale giapponese a marzo.
Come ha annunciato il vicepresidente esecutivo Noriya Kaihara, la Honda ritiene necessario avviare una revisione radicale delle proprie strategie per ricostruire la propria forza competitiva sul mercato globale. Di conseguenza, la transizione verso l’elettrico puro subirà un rallentamento, favorendo con ogni probabilità un ritorno di fiamma per i veicoli ibridi.





















































































































































