La tempesta che si sta abbattendo sul Gruppo Volkswagen promette di ridisegnare i confini del colosso tedesco. Dopo le indiscrezioni sul drastico piano di ristrutturazione voluto dal ceo Oliver Blume (qui per saperne di più), che prevede il taglio di 100.000 posti di lavoro e la chiusura di quattro fabbriche in Germania (tra cui Zwickau ed Emden), arrivano nuove voci che toccano da vicino l’Italia.
Per trovare le risorse necessarie a coprire i costi della riorganizzazione e sostenere i futuri investimenti, a Wolfsburg si starebbero valutando soluzioni estreme: la cessione della Ducati e la quotazione in Borsa della Lamborghini, entrambe di proprietà dell'Audi, a sua volta parte del Gruppo VW.
L’idea di vendere la Ducati non è inedita (se ne parlò nel 2017, prima del veto dei sindacati), ma oggi lo scenario è ben più drammatico. Il successo della recente vendita del 51% della divisione motori Everllence, che ha fruttato 7,4 miliardi di euro, ha dimostrato che c'è forte appetito sul mercato per gli asset del gruppo.
Secondo fonti finanziarie, alcune proposte di acquisto per la casa di Borgo Panigale sarebbero già sul tavolo. Per il marchio bolognese, che vive un periodo d'oro sia nelle vendite sia nel motorsport, si tratterebbe di una svolta epocale, capace di attirare grandi fondi di investimento o colossi industriali.
Per la Lamborghini, la strategia ricalca quanto fatto con successo per la Porsche nel 2022. L’ipotesi non è una vendita totale, bensì una quotazione in Borsa, ovvero lo sbarco sui mercati finanziari. Questa mossa consentirebbe al Gruppo Volkswagen di mantenere il controllo della casa di Sant'Agata Bolognese, ma allo stesso tempo di sbloccarne l'enorme valore economico, incassando miliardi freschi da destinare alla transizione all'elettrico e ad accordi strategici (come l'intesa con Rivian). I record di vendite e la redditività da capogiro del marchio del Toro la rendono la candidata ideale per il debutto a Piazza Affari o Francoforte.
Queste clamorose ipotesi vanno inserite nell'ottica del piano "Group Target Picture" per salvare i conti. Il Gruppo Volkswagen affronta una crisi profonda, spinta dal crollo delle vendite in Cina (-64% nel primo trimestre del 2026) e dalla concorrenza asiatica.
La cura da cavallo prevede di tagliare del 15% gli investimenti nei prossimi cinque anni, ridurre la gamma globale da 150 a meno di 100 modelli e, soprattutto, una scure sul personale che minaccia il 16% della forza lavoro mondiale. Di fronte a numeri simili, nessun marchio è intoccabile. Resta da vedere come reagiranno i sindacati tedeschi, pronti a fare barricate per difendere i posti in patria, ma forse più inclini a trattare se il sacrificio riguarderà le "perle" italiane.





































