Nella presentazione del piano strategico per il futuro (qui per saperne di più), il Gruppo Volkswagen è stato chiaro: per riportare in alto la competitività bisogna sfoltire la gamma. Puntando sui segmenti di mercato più redditizi, le varianti di prodotto saranno ridotte fino al 50%.
All’atto pratico ciò si tradurrà in una drastica riduzione dei modelli disponibili in concessionaria, che oggi sono circa 150. Per il momento l’azienda non ha ancora comunicato quali saranno le auto che spariranno dai listini da qui al 2030, tuttavia analizzando il mercato e i dati di vendita possiamo fare alcune ipotesi per i marchi principali.

Se la razionalizzazione della gamma è già stata avviata dalla Volkswagen, con la fine della produzione della monovolume Touran e della lussuosa suv Touareg, a breve sparirà anche un altro modello di nicchia: la T-Roc Cabriolet. Quella attuale è ancora basata sulla vecchia generazione del modello e la nuova non esisterà più in versione scoperta.
Non dovrebbe avere un’erede nemmeno la suv-coupé elettrica ID.5: resterà solo la prossima generazione della ID.4, che nel 2027 dovrebbe prendere il nome di ID.Tiguan. Il futuro è incerto anche per un’altra crossover con le linee da coupé, la Taigo (foto qui sopra), che difficilmente verrà confermata.

Anche l’Audi è già partita con i tagli, eliminando la A1 e la Q2, due modelli entry level che portano margini di profitto limitati. La casa dei quattro anelli presidierà il segmento più basso solo con l’elettrica A2, prodotta sulla stessa base della ID.3.
Presto verrà lanciata la nuova Q9, che porterà a sette il numero delle suv presenti all’interno della gamma dell’Audi: sebbene si tratti di un segmento considerato ad alto margine, la Q8 (foto qui sopra) potrebbe far fatica a trovare un posizionamento chiaro tra la Q7 e la nuova Q9 e potrebbe quindi essere sacrificata. Da capire anche il futuro delle varianti Sportback, che aggiungono complessità ingegneristica senza attrarre necessariamente nuovi clienti.

Nata come “costola” della Seat, la Cupra ha da qualche tempo superato la casa madre, diventando uno dei marchi più redditizi e in crescita del Gruppo Volkswagen. L’attuale gamma della Seat è limitata, piuttosto anziana e poco elettrificata, mentre il gruppo tedesco sta destinando tanti investimenti destinati alla Spagna proprio alla Cupra.
I vertici dell’azienda continuano a sostenere che la Seat possa continuare a esistere, ma mantenere una gamma di prodotti in molti casi sovrapposti sarebbe difficile da giustificare: per questo tra le ipotesi che si possono fare c’è anche quella della scomparsa del marchio, almeno come produttore di automobili.

Come la Seat, anche la Skoda è considerata uno dei marchi “entry level” del Gruppo Volkswagen ma, a differenza del marchio spagnolo, quello ceco registra costantemente risultati finanziari solidi e per questo dovrebbe essere meno sottoposta ai tagli.
Se l’Octavia è la wagon più venduta in Europa, la Scala (foto qui sopra) soffre la personalità della sorella maggiore e il fatto di non essere riuscita a trovare una sua identità definita. Più difficile che il costruttore di Mlada Boleslav si privi della Fabia e della Kamiq una volta terminato il loro ciclo di vita.

Per la Porsche, la 911 è intoccabile, così come la Cayenne e la Macan. Tuttavia potrebbero essere ridotte le varianti, che aumentano considerevolmente i costi di sviluppo senza avere particolari ricadute benefiche sui prezzi. Attorno a questa triade si sollevano però alcuni punti di domanda. La suv di segmento superiore alla Cayenne, nota per il momento come progetto K1, è confermata, anche se non dovrebbe essere solo elettrica come previsto inizialmente.
Lo stesso discorso vale anche per la 718 Cayman e Boxster, il cui lancio è stato posticipato al 2027: l’investimento è stato troppo grande per abbandonare il progetto, ma a Zuffenhausen hanno più volte mostrato la volontà di abbandonare i modelli di nicchia. In bilico anche il futuro della berlina elettrica Taycan (foto qui sopra) e di quella a combustione Panamera, entrambi alle prese con un forte calo della domanda che mette in dubbio l’esistenza di una nuova generazione.





















































