Ogni volta che si fanno ragionamenti sull’industria automobilistica, non si può fare a meno di tirare in ballo la Cina. Eppure, mentre i costruttori cinesi sono in piena espansione al di fuori dei propri confini, conquistando quote di mercato tanto in Europa quanto in Asia, in patria le cose stanno andando diversamente.
Come riporta la Reuters, a luglio 2026 si è registrato il decimo mese consecutivo di calo di vendite in un mercato che resta il più grande al mondo (nel 2025 sono state vendute 34,4 milioni di auto).

Ma cosa sta succedendo? La contrazione non rappresenta un semplice incidente di percorso, ma l'esito di una serie di fattori.
In cima alle cause figura la saturazione della domanda domestica. La feroce guerra dei prezzi scatenata dai costruttori locali (che ormai sono oltre 100, qui per saperne di più) per conquistare ogni centimetro di mercato ha prosciugato i margini finanziari e finito per paralizzare i clienti, frenati anche da un eccesso di offerta in termini di modelli, spinti a rinviare i propri acquisti nell'attesa di listini sempre più stracciati.
A questo si aggiunge la marcata cautela della classe media, ancora condizionata dal rallentamento economico generale. Contemporaneamente, il progressivo azzeramento dei sussidi statali diretti all'elettrico ha privato il settore del polmone finanziario che ne aveva dopato la crescita nell'ultimo decennio.
La flessione in corso segna così l'ingresso in una spietata fase di maturazione: il mercato ha smesso di crescere a ritmi vertiginosi per lasciare spazio a un duro consolidamento, dove solo i colossi più solidi riusciranno a rimanere in corsa.
Per questi motivi, per i grandi gruppi cinesi come BYD, Geely o Chery puntare sulle esportazioni non è solo un ambizione industriale, ma anche una necessità economica: aprirsi a nuovi mercati, intensificando la concorrenza alle case tradizionali, significa piazzare veicoli prodotti che altrimenti rimarrebbero invenduti.

Nella prima metà dell’anno le vendite di auto in Cina sono diminuite del 20% rispetto allo stesso periodo del 2025, pari a 2,3 milioni di veicoli in meno, mentre le esportazioni di auto verso l’estero sono aumentate del 71%. Così un colosso come la BYD ha compensato il calo interno del 35% con un aumento del 79% delle consegne al di fuori dei confini cinesi e mercati come Brasile e Regno Unito hanno assunto sempre maggiore importanza. Secondo alcuni analisti, la domanda interna potrebbe stabilizzarsi a cavallo tra agosto e settembre con l’arrivo di nuovi modelli, ma una ripresa appare improbabile.
Le conseguenze si vedono a livello globale. Se infatti il Giappone è stato per decenni il principale Paese esportatore di automobili, dal 2023 lo scettro è passato alla Cina. La competizione tra le due nazioni asiatiche è evidente soprattutto in Europa, dove nel primo trimestre del 2026 i marchi giapponesi hanno confermato una quota del 12% mentre quelli cinesi sono passati dal 3% al 16% in quattro anni, sottraendo clienti ai marchi europei, coreani e americani. Il divario è ancora più marcato nel campo delle auto elettriche: i brand cinesi rappresentano quasi un quarto delle consegne, mentre i giapponesi restano sotto il 5%.


































































