Alfa Romeo Giulia 2.2 Turbo 160 CV Rosso Edizione AT8

serie 3 (952) in produzione dal 2016 al 2022

Pubblicato il 13 aprile 2026
Ritratto di Flavio Pancione
alVolante di una
Porsche Boxster 2.7
Alfa Romeo Giulia
Qualità prezzo
4
Dotazione
4
Posizione di guida
5
Cruscotto
4
Visibilità
4
Confort
4
Motore
3
Ripresa
5
Cambio
5
Frenata
5
Sterzo
5
Tenuta strada
5
Media:
4.4166666666667
Perché l'ho comprata o provata
Ci sono cascato davvero questa volta, dovevo avere, mi serviva, una daily. Ho già avuto una parentesi con l'Alfa Giulia anni fa, per qualche mese la provai come auto sostitutiva, e poi ebbi modo di guidare anche la Quadrifoglio. Io sono praticamente nato in BMW, ne apprezzo e condivido le caratteristiche e i modi di fare, infatti dopo anni di ricerca non urgente di una daily al posto della Ford Ka diesel, fondamentalmente la mia mente guardava solo BMW Serie 1 (F20) o Giulia, al massimo qualche Serie 3 o Serie 4. Il debole per Alfa lo ho da sempre, soprattutto per la Giulia e la 4C, che è un po' la 75 della mia generazione: quell'assetto e quello sterzo sono superiori a BMW, e il dado è tratto. Cercavo comunque un'auto usata, e ho speso anche un po' più del previsto perché contavo di prendere qualcosa con qualche anno in più. Alla fine la Giulia mi piace in quasi tutte le configurazioni; il mio pallino era una Veloce blu Misano con cerchio nero, ma mi ha convinto anche questa: argento, pinze rosse, cerchi grigi bruniti da 18 pollici. Bellissima. Più sleeper. Col cuore l'ho cercata benzina, ma razionalmente non aveva senso mettermi in garage un altro benzina assetato; il diesel si presta benissimo a questo tipo di auto, e non mi dispiace affatto. La scelta della 2.2 da 160 CV è stata praticamente casuale, tanto l'auto era già in programma di essere mappata e attenzionata in alcuni particolari dopo l'acquisto, ha raggiunto circa 220 CV. L'auto è una 2022, allestimento Rosso Edizione: non urla nulla, non è spinta come la Veloce ma ha dettagli che mi hanno convinto.
Gli interni
Chiunque non esperto di auto, se si avvicina a una Giulia e nota le palette al volante, chiede cosa siano. In effetti il volante e le palette hanno un che di sproporzionato rispetto all'eleganza sinuosa dell'auto. La diatriba con BMW, che le tiene mobili e solidali al volante, è infinita: la mia idea è che quelle mobili sono più comode in manovra, ma decisamente meno belle e appaganti da usare rispetto a queste, fisse al piantone, enormi, in alluminio ricavato dal pieno. Detto questo, esteticamente gli interni sono ancora molto belli. Teniamo conto che il progetto risale al 2016, forse prima, eppure la plancia ha una personalità forte, è in qualche modo inconfondibilmente Alfa, e con tutti quei tablet e display odierni che invadono le auto si fa ancora più apprezzare per la sua sobrietà. Non mi dilungherò sul sistema multimediale che per quanto mi riguarda è più che adeguato: ha Android Auto, e non ho bisogno di altro. Apprezzo molto come lo schermo è incastonato nella plancia: hanno provato, e ci sono quasi riusciti, a farlo sparire nella rifinitura nera della console. I miei sedili sono in tessuto, normali, e mi vanno benissimo perché hanno le cuciture rosse e il logo ricamato sul poggiatesta. Ovvio, se la si trova meritano i sedili sportivi rossi o cuoio, oppure quelli a cannelloni delle prime serie se esistono. L'elefante nella stanza, quello di cui si dibatte all'infinito nei forum: la qualità costruttiva. La qualità è buona, in alcune parti è molto buona. Il volante è fatto benissimo, la plancia mediamente è fatta bene, ma è vero che in certi tasti della console, la manopola del cambio, certi rivestimenti di plastica dei sedili, hanno una finitura più grossolana di alcune tedesche. Attenzione però: di alcune tedesche degli anni '10, non di quelle attuali. Non ci andrei troppo sul pesante su questo argomento, perché è noto che molti costruttori, anche premium, stanno abbassando progressivamente la qualità percepita. La posizione di guida è poi ben progettata, abbastanza ribassata e con i comandi al posto giusto, il volante è un po affollato con i paddle fissi ma si trova tutto molto velocemente perché banalmente, ha ancora i tasti fisici... insomma la posizione non è differente da una serie 3 F30, è piuttosto sportiva se si scende col sedile. La mia poi è una pre-2023: non ha il cruscotto digitale introdotto col restyling ma quello totalmente analogico, con il contagiri al centro e la classica visiera a binocolo, ma ha il display ra la strumentazione da 7 pollici. Mi becco anche i fari allo xeno al posto dei full LED, ma sono ottimi, luminosi e con la regolazione in altezza. Non so, forse perché non è la mia prima auto ma ho smesso un po' di cercare questi dettagli: non sono stati determinanti nella scelta.
Alla guida
Tasto start al volante: esagerato. Palette in alluminio ricavato dal pieno: esagerate. Hai la sensazione che in Alfa abbiano progettato la Quadrifoglio e abbiano lasciato tutto così anche sulla versione diesel. Sto un po' esagerando anch'io, ma in realtà non troppo. Lo sterzo vale il prezzo dell'auto, da solo. Avrei voluto addirittura una pre-2020, prima della modifica alla geometria dello sterzo che Alfa introdusse per ridurre il rumore degli pneumatici in manovra a bassa velocità. In realtà sono piccolezze, la differenza è marginale. Lo sterzo è il punto forte: precisissimo, durezza ottimale, molto diretto ma sul dritto non si ondeggia. Ho la sensazione che la regolazione sia quasi on-off: appena si gira di qualche grado diventa diretto e tagliente, a zero gradi è comodo e rilassato. È migliore delle Serie F di BMW? Sì. Di molto? Probabilmente no, è diretto come la Serie 1 col Variable Steering che avevo, ma è più comunicativo, trasmette di più dalla strada alle mani. Entrambe completano un solo giro di volante per arrivare a fondo sterzo; per dirci, la mia Boxster gira un po' di più ed è affilata quasi ugualmente. Il game changer però probabilmente è l'assetto nel suo complesso: il quadrilatero come schema sospensivo anteriore, è una architettura molto pregiata, cambia tutto. L'ingresso in curva è preciso, rigido e decisamente trascinante; con questo schema si recupera perfettamente il camber e l'asfalto lo si copia egregiamente, risultando molto composta per tutta la traiettoria della curva. Non è nemmeno troppo rigida: è sostenuta, sì, ma con i 18 pollici mi sembra ottimale per la strada. Non servono auto inutilmente rigide se progettate bene. Il cambio segue la marcia, sempre. È il solito ZF a 8 rapporti, non mi dilungo perché è conosciuto, ma è oggettivamente una garanzia: rapido, fluido, con un bel calcetto nei cambi marcia che ti fa sentire cosa sta succedendo, Alfa lo ha tarato molto bene. Inoltre, con quelle palette dietro il volante ha un coinvolgimento che con da un cambio automatico non ti aspetti. È un'auto che virtualmente, su strada, non ha sottosterzo. Si guida con molta intuitività perché è genuina: i limiti sono alti e gomma-dipendenti, non è un'auto brusca ma sempre prevedibile, con reazioni sensate. Il retrotreno è forse più tranquillo della 125d che avevo, progressivo e leggibile. Questa è un auto che è divertente anche in autostrada, normalmente non è un ambiente molto ludico, ma lo sterzo così comunicativo ti da la sensazione di stringer le curve più del solito. Freni: funzionano bene, le pinze rosse non sono solo scenografiche. Il mordente è adeguato, la potenza c'è e la modulabilità è molto buona. I difetti? ci sono. Rimanendo sull'handling: non posso non citare l'ESC. Sulle versioni "umane", non Quadrifoglio, non è possibile limitare o disattivare l'intervento del controllo di stabilità, nemmeno in modalità Dynamic. Questo taglia parecchio le gambe a chi vuole esplorare il comportamento dell'auto al limite. Per un'auto con questo telaio e questo assetto è un peccato, perché il potenziale c'è ma non te lo lasciano scoprire. Come risolvere? In sintesi, si sostituisce il selettore DNA con quello della QV, aggiungendo fisicamente la modalità "RACE", ovviamente la funziona va configurata poi sulla centralina, non è un lavoro complicato ma pochi professionisti lo fanno, se si ha dimestichezza lo si può fare anche in autonomia. Il motore: è il punto debole relativo. Il 2.2 è un diesel molto valido, ma anche molto normale per il tipo di auto. Per me è un gradino sotto i diesel BMW: non ha la stessa ampiezza di regimi utili, la coppia massima arriva un po' più in là rispetto agli N47 e B47, e non allunga con la stessa energia. La rimappatura a circa 220 CV ha migliorato notevolmente la pienezza in basso e la spinta ai medi regimi, rendendo l'auto decisamente più reattiva e sfruttabile di quanto fosse in configurazione stock, i giri adesso salgono e la potenza pure insieme ad essi, rendendo meno artificiale l'erogazione di questo diesel, rimane però un po di lag, che continuo a trovare minore nei motori BMW, soprattutto i biturbo. L'auto avrebbe raggiunto inoltre circa 530nm di coppia, che regala una schiena non indifferente all'auto, lanciandola rapidamente nella parte alta del contagiri, adesso è un buon motore. I consumi rimangono civili: in autostrada a velocità di crociera si viaggia tranquillamente sui 18 km/l, nel misto impegnato si scende intorno ai 13-14. Ma il difetto vero della Giulia non è questo motore in sé: è la scarsità della gamma motori e la mancanza di lungimiranza. I motori disponibili sono ottimi nella sostanza, ma non iconici come i sei cilindri BMW. È un'auto che meritava almeno un sei cilindri sotto la Quadrifoglio, se non anche un sei cilindri diesel. Nessuna evoluzione, nessun aggiornamento sostanziale della gamma, nessuna visione di continuità. L'auto nasce, vive e muore senza che Alfa le dia mai il respiro che avrebbe meritato, nessuna SW, nessuna coupe. È il peccato originale del marchio: prodotti straordinari nel concetto, abbandonati nella gestione. L'esperienza migliore è su Giulia o su una BMW Serie 3? Probabilmente si è intuito: in curva la Giulia ha qualcosa in più, come motori la BMW ha qualcosa in più. Al di là dei fanatismi, sono auto fatte con criterio, con un'attenzione alla dinamica di guida molto rara ormai. Apprezzo l'idea rinascimentale di Alfa, ma apprezzo tantissimo anche la concretezza calcolata tedesca. Sono due filosofie diverse che portano a risultati validi, entrambi aderenti a chi vive l'auto con passione.
La comprerei o ricomprerei?
L'ho comprata, quindi la risposta è sì. Ma il punto più interessante è un altro: rivalutare l'usato è probabilmente la scelta più intelligente che si possa fare oggi, se si hanno a cuore le belle auto. Si prendono vetture con pochi anni, progettate con un livello di cura della dinamica di guida che difficilmente si replicherà nelle generazioni future; il rapporto costo-beneficio è imparagonabile rispetto al nuovo. Si rinuncia a poco di concreto: qualche funzione di infotainment, magari il cruscotto digitale, magari un paio di ADAS in più. Se si è solo consumatori, niente di tutto questo serve: si prende l'ultima novità e si va avanti. Ma se si è appassionati, il mercato dell'usato oggi è una delle poche risposte sensate per continuare a coltivare questa passione.
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