La benzina che utilizziamo normalmente contiene già una percentuale di etanolo, un alcol che viene miscelato al carburante tradizionale per ridurre il consumo di petrolio di origine fossile. In Europa le sigle che identificano le diverse miscele sono E5 ed E10: la prima indica una benzina con un contenuto massimo del 5% di etanolo, la seconda una miscela che può arrivare al 10%.
Adesso si guarda a un ulteriore passo avanti: la benzina E20, che può contenere fino al 20% di etanolo in volume, mentre la parte restante è costituita da benzina. Non si tratta quindi di un carburante completamente diverso, ma di una miscela nella quale aumenta la componente di origine biologica.
L'interesse verso questa soluzione è legato soprattutto alla possibilità di ridurre la dipendenza dal petrolio e le emissioni di gas serra calcolate lungo l'intero ciclo di produzione e utilizzo del carburante. La questione è diventata particolarmente attuale anche per motivi di sicurezza energetica, in un contesto internazionale nel quale l'approvvigionamento delle materie prime è sempre più importante.
La diffusione dell'E20 in Europa, però, non è ancora una realtà. Nel 2025 è stata elaborata una specifica tecnica europea, la CEN/TS 18227, che definisce le caratteristiche e i metodi di prova di questo carburante. Per poterlo commercializzare nell'Unione europea sarà comunque necessario adeguare anche il quadro normativo sui carburanti.
L'etanolo è un alcol che può essere prodotto attraverso la fermentazione di materie prime vegetali ricche di zuccheri o amidi, come mais, canna da zucchero, barbabietola e cereali. Può essere ricavato anche da residui agricoli e altri materiali di origine biologica.
La sua caratteristica più interessante è che, durante la crescita, le piante assorbono anidride carbonica dall'atmosfera. Questo permette di ridurre il bilancio delle emissioni di CO2 rispetto alla benzina fossile, ma non significa che il carburante sia a emissioni zero: bisogna considerare anche l'energia impiegata per coltivare, raccogliere, trasportare e trasformare le materie prime.
Il beneficio ambientale dipende quindi dal tipo di biomassa utilizzata e dal processo produttivo. Inoltre, quando si ricorre a coltivazioni destinate alla produzione di carburanti, entrano in gioco anche il consumo di acqua, l'utilizzo dei terreni agricoli e il possibile impatto sulla produzione alimentare.
L'aumento della percentuale di etanolo non serve soltanto a sostituire una parte della benzina di origine fossile. Questo componente ha infatti anche un numero di ottano elevato, caratteristica che migliora la resistenza alla detonazione della miscela aria-carburante.
In un motore progettato per sfruttare questa proprietà, ciò può consentire di adottare rapporti di compressione più elevati o anticipi di accensione ottimizzati, migliorando l'efficienza della combustione e le prestazioni. L'E20, inoltre, può contribuire a ridurre le emissioni nette di CO2 rispetto alla benzina tradizionale, a condizione che l'etanolo sia prodotto in modo sostenibile.
Non bisogna però confondere il numero di ottano più elevato con un maggiore contenuto energetico. Da questo punto di vista, infatti, l'etanolo è svantaggiato rispetto alla benzina.

Questo è uno degli aspetti meno favorevoli dell'E20. A parità di volume, l'etanolo contiene circa il 30% di energia in meno rispetto alla benzina. Di conseguenza, aumentando la sua percentuale nella miscela diminuisce anche l'energia disponibile per ogni litro di carburante.
In concreto, un'auto che utilizza E20 potrebbe percorrere meno chilometri con un litro rispetto a quando fa rifornimento con E5 o E10. La differenza dipende dal motore e dalla sua capacità di adattarsi al carburante: nelle vetture non specificamente progettate per l'E20, la riduzione dell'autonomia può arrivare indicativamente ad alcuni punti percentuali.
Il numero di ottano più elevato può compensare in parte questo svantaggio nei motori sviluppati appositamente per sfruttare l'etanolo, ma non bisogna aspettarsi automaticamente consumi inferiori o prestazioni superiori passando all'E20.
Uno dei principali ostacoli alla diffusione dell'E20 riguarda la compatibilità con i motori a benzina già circolanti. L'etanolo, infatti, ha caratteristiche chimiche differenti da quelle della benzina e può interagire con alcuni materiali utilizzati nei sistemi di alimentazione.
In particolare, le miscele con una percentuale elevata di alcol richiedono componenti adeguati, come guarnizioni, tubazioni, pompe e iniettori, capaci di resistere nel tempo al contatto con il carburante.
Il problema può riguardare soprattutto le automobili più datate, progettate quando la presenza di etanolo nella benzina era assente o molto limitata. Alcuni materiali impiegati nei vecchi impianti di alimentazione potrebbero deteriorarsi più rapidamente, con il rischio di perdite o malfunzionamenti.
Un'altra caratteristica dell'etanolo è la sua capacità di assorbire acqua. In presenza di una contaminazione significativa, può verificarsi la cosiddetta separazione di fase: l'acqua e l'etanolo si concentrano in uno strato distinto rispetto alla componente idrocarburica. Questo fenomeno può compromettere il funzionamento del motore e favorire problemi di corrosione.
È importante, tuttavia, non generalizzare: l'E20 conforme alle specifiche previste è un carburante controllato e non provoca automaticamente danni ai motori. La compatibilità dipende dai materiali utilizzati, dalla progettazione dell'impianto di alimentazione e dalle indicazioni del costruttore.
Per capire quali potrebbero essere le conseguenze di una maggiore diffusione dei carburanti con etanolo bisogna guardare fuori dall'Europa.
Il Brasile è uno dei Paesi con la maggiore esperienza in questo campo. Qui l'etanolo viene utilizzato da decenni e sono molto diffuse le automobili Flex-Fuel, progettate per funzionare con diverse percentuali di alcol nella benzina, fino ad arrivare all'etanolo praticamente puro (E100).
Questi veicoli dispongono di sistemi di alimentazione e gestione elettronica del motore appositamente sviluppati per adattarsi alle diverse miscele.
Un altro caso significativo è quello dell'India, che ha accelerato il passaggio all'E20 per ridurre la dipendenza dalle importazioni di petrolio e sostenere la produzione agricola nazionale. Il programma di miscelazione è stato progressivo e ha raggiunto una quota media vicina al 20% nel 2025-2026.
La transizione ha però sollevato interrogativi sulla compatibilità delle vetture più vecchie, soprattutto quelle non progettate originariamente per utilizzare questa miscela. L'esperienza indiana dimostra quanto sia importante accompagnare l'introduzione di un carburante diverso con verifiche tecniche e indicazioni chiare per gli automobilisti.
Non tutte le automobili a benzina possono utilizzare indifferentemente E5, E10 ed E20. La compatibilità dipende dalle caratteristiche del motore e, soprattutto, dai materiali impiegati nell'impianto di alimentazione.
Alcuni costruttori stanno già predisponendo i propri modelli per utilizzare miscele con percentuali di etanolo più elevate. Per esempio, Ford indica in alcuni manuali di uso e manutenzione la compatibilità con carburanti contenenti fino al 20% di etanolo. Anche diversi gruppi automobilistici stanno lavorando per adeguare i propri motori alle nuove miscele.
Non è però corretto considerare automaticamente compatibili tutte le vetture di recente produzione. Anche all'interno della stessa gamma possono esserci differenze tra motorizzazioni e anni di costruzione.
Prima di utilizzare l'E20 sarà quindi indispensabile verificare le indicazioni riportate nel libretto di uso e manutenzione oppure chiedere conferma alla casa automobilistica. Se il costruttore non autorizza espressamente questo carburante, è meglio continuare a utilizzare quello previsto.
Lo stesso vale per la garanzia: l'impiego di una benzina non approvata dal produttore potrebbe comportare contestazioni nel caso di guasti riconducibili all'utilizzo del carburante sbagliato.
L'E20 rappresenta una delle possibili strade per ridurre il consumo di benzina di origine fossile senza dover sostituire immediatamente il parco circolante con automobili elettriche o ibride.
Il percorso verso la sua introduzione, tuttavia, richiede ancora alcuni passaggi. La specifica tecnica europea CEN/TS 18227:2025 ha definito i requisiti qualitativi del nuovo carburante, ma questo non equivale a un'autorizzazione automatica alla sua vendita in tutti i Paesi dell'Unione.
Attualmente la normativa europea sulla qualità dei carburanti, in particolare la direttiva 98/70/CE, prevede per la benzina commercializzata un limite massimo del 10% di etanolo. Per consentire la diffusione dell'E20 sarà quindi necessario intervenire anche su questo quadro normativo.
Restano inoltre da affrontare questioni pratiche importanti: la disponibilità di bioetanolo prodotto in modo sostenibile, l'organizzazione della distribuzione e la compatibilità con milioni di automobili già in circolazione.
Insomma, l'E20 potrebbe diventare un'alternativa interessante per ridurre il ricorso al petrolio, ma non è un carburante che si può semplicemente introdurre nei distributori senza considerare le caratteristiche delle auto che dovranno utilizzarlo.




