Il reato di guida in stato di ebbrezza è disciplinato dall’articolo 186 del Codice della Strada, che prevede sanzioni crescenti in base al tasso alcolemico rilevato. Il punto cruciale è la definizione di “guida”: la giurisprudenza chiarisce che questo concetto non include solo l’auto in movimento, ma anche lo stazionamento provvisorio (la fermata), come quando si è fermi al semaforo, in coda o in una piazzola con il motore acceso. Diverso è il caso della sosta, ovvero quando il veicolo è parcheggiato regolarmente e il motore è spento. In teoria, se non c'è movimento, non c’è guida.
Non basta però trovarsi a motore spento per essere al sicuro. Secondo la Cassazione, si può essere perseguiti sulla base del principio di “presunzione di guida”. Se la polizia accerta indizi “gravi, precisi e concordanti” che dimostrano che il soggetto ha guidato in stato di ebbrezza poco prima di fermarsi, la sanzione può comunque scattare. Gli elementi che mettono nei guai sono:
Un caso emblematico affrontato dalla Suprema Corte (sentenza 5404/2012) riguarda un conducente trovato a dormire con le mani e la testa sul volante. In situazioni simili, se il veicolo è in condizione di ripartire e ci sono prove di una precedente movimentazione, il reato si considera integrato poiché la fermata è ritenuta una fase della circolazione. Se invece non è dimostrabile che il soggetto abbia guidato recentemente in stato di alterazione, la sola presenza nell’abitacolo non basta a fondare una responsabilità penale.
Se avete bevuto troppo e l’unica soluzione è dormire in auto, gli esperti suggeriscono di adottare accorgimenti per allontanare ogni sospetto di “guida imminente” o recente:









