In un periodo in cui preoccupa molto la dipendenza dalle fonti energetiche provenienti da zone del mondo turbolente, torna d’attualità il dibattito su come si possa ridurre il fabbisogno di petrolio. Da anni, la benzina più diffusa in Italia in Europa è identificata con la sigla E5: ciò significa che il carburante contiene fino al 5% di bioetanolo, un alcol derivato dalla lavorazione di cereali e altri prodotti agricoli. La percentuale così bassa consente di utilizzare questo carburante su tutti i motori a benzina, anche su quelli delle auto più datate.
Negli anni si è diffusa in alcuni distributori anche la variante E10, con al massimo il 10% di bioetanolo, generalmente compatibile su vetture più recenti, soprattutto prodotte dal 2011 in poi. Ora si sta valutando la possibilità di introdurre a livello europeo anche l’E20, miscelando la benzina con 20% di bioetanolo: la Commissione Europea sta infatti esaminando se possano essere consentite concentrazioni di bioetanolo superiori. Ma cosa significherebbe ciò per gli automobilisti?
Oltre a compensare la CO2 prodotta allo scarico con quella assorbita dalle piante durante la loro crescita, il bioetanolo ha un numero di ottani più elevato, agendo quindi come un additivo naturale per migliorare le prestazioni antidetonanti del motore, permettendo rapporti di compressione più elevati e una combustione più efficiente senza la necessità di additivi.
Tuttavia il bioetanolo contiene circa il 30% di energia in meno per unità di volume rispetto alla benzina pura, abbassando quindi la densità energetica: di conseguenza, più bioetanolo c’è nel carburante più è facile notare un aumento dei consumi.
Inoltre, l’etanolo tende ad assorbire l’umidità dall’aria: ciò può causare fenomeni di separazione di fase nel serbatoio e innescare processi corrosivi nei componenti del sistema di alimentazione, specialmente nei veicoli più datati che utilizzano guarnizioni in gomma o parti in alluminio non trattato.

Il motivo per cui il bioetanolo non può essere usato con leggerezza in tutte le auto risiede nella sua struttura molecolare, che si comporta in modo molto diverso dalla benzina. Mentre quest’ultima è “oleosa”, l’etanolo è un alcol che agisce come un potente solvente: proprio come un solvente per unghie o un detergente forte, può seccare e sgretolare nel tempo le guarnizioni in gomma e i tubicini di plastica presenti nei motori progettati anni fa.
Oltre a questo, l’etanolo attira naturalmente l’acqua; se questa umidità entra nel serbatoio, può innescare una forma di corrosione acida che attacca i metalli “teneri” come l’alluminio o lo zinco, tipici dei vecchi carburatori. Le auto moderne, invece, sono costruite con plastiche resistenti e metalli trattati proprio per evitare che queste reazioni chimiche danneggino il sistema di alimentazione.
Nonostante queste sfide tecniche, l’esperienza internazionale dimostra che una transizione verso miscele ad alto contenuto di alcol è possibile e già ampiamente collaudata. In Brasile, per esempio, l’uso dell’etanolo è la norma da decenni grazie alla diffusione dei motori Flex-Fuel, capaci di operare con qualsiasi combinazione di benzina e alcol fino all’E100.
Questo modello dimostra che, sebbene il passaggio richieda un adeguamento dei materiali e della gestione elettronica della combustione, l’etanolo può diventare una risorsa strategica per ridurre drasticamente la dipendenza dalle importazioni fossili e favorire l’indipendenza energetica.

In India le cose stanno andando un po’ diversamente. Il terzo mercato automobilistico mondale ha accelerato con estrema decisione verso l’adozione dell’E20 con l’obiettivo di ridurre la pesante dipendenza dalle importazioni di petrolio e sostenere l’economia agricola locale.
Tuttavia, questa transizione forzata sta sollevando forti preoccupazioni tra i consumatori e gli esperti del settore. In molte regioni indiane la benzina E20 è diventata rapidamente l’unica opzione disponibile alle stazioni di servizio, eliminando di fatto le miscele E5 o E10 più adatte ai veicoli meno recenti.
Le critiche principali riguardano soprattutto il rischio che milioni di veicoli non progettati per gestire l’aggressività chimica dell’alcol subiscano guasti precoci ai sistemi di alimentazione. Un fenomeno ancora più evidente in presenza di un parco auto particolarmente anziano, come sarebbe il caso di quello italiano.
In Germania, dove sono già in corso dei progetti pilota in vista di un’introduzione dell’E20 programmata al più tardi nel 2028, c’è chi si sta già muovendo. Secondo le dichiarazioni del Gruppo Volkswagen, i veicoli dei marchi Volkswagen, Skoda, Seat, Cupra, Audi e i mezzi commerciali VW a partire dall’anno modello 2016 sono strutturalmente predisposti per l’utilizzo della benzina E20.
Questa compatibilità si estende anche a vetture ad alte prestazioni come l’Audi RS6 o la R8. Tuttavia, rimangono alcune eccezioni per specifiche versioni dei motori 2.0 turbo che superano la potenza di 300 CV. Parallelamente, anche la BMW e la Mercedes stanno adeguando i propri motori per supportare percentuali di etanolo più elevate.
Per quanto riguarda invece i modelli più datati, resta valida la raccomandazione di utilizzare tali miscele solo in presenza di un’esplicita autorizzazione ufficiale da parte del produttore. Tra l’altro, l’uso di E20 su motori non approvati dal produttore potrebbe influire sulla validità della garanzia.









